
Con una decisione a sorpresa, (nel senso che era attesa da tempo) e con una maggioranza di 6 voti a 3, la Corte suprema, venerdì scorso, ha stabilito che i dazi imposti da Trump sarebbero illegali, poichè il Presidente Trump avrebbe ecceduto i propri poteri utilizzando una legge riservata alle emergenze nazionali (l’International Emergency Economic Powers Act del 1977) per imporre tariffe commerciali ai paesi concorrenti. Secondo il Capo della Corte Suprema, quindi, il potere di imporre tasse e dazi spetta al Congresso e non può essere esercitato dalla Casa Bianca. La decisione di fatto, invalida gran parte dei dazi introdotti lo scorso anno, aprendo potenzialmente la strada a rimborsi miliardari per le aziende. Trump ha reagito e in conferenza stampa, ha definito la sentenza “vergognosa” e “anti-americana”. Ha attaccato personalmente i giudici che hanno votato contro di lui, definendoli “folli” e “vassalli” degli interessi stranieri. Nonostante la bocciatura, Trump ha annunciato un piano di riserva, ovvero avrebbe già firmato un nuovo ordine esecutivo basandosi su una legge diversa (il trade act del 1974) per imporre un dazio globale del 10%, salito poi al 15% nelle dichiarazioni successive, con l’obiettivo di aggirare il blocco della Corte. Siamo quindi di fronte ad un nuova fase di scontro istituzionale tra potere esecutivo e giudiziario, in un contesto di rinnovata incertezza.
WALL STREET NON CEDE.
Venerdì le azioni statunitensi sono salite, con l’S&P 500 in rialzo dello 0,7% e il Nasdaq in rialzo dello 0,9% dopo che la Corte Suprema ha annullato i dazi reciproci del Presidente Trump. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,5%, recuperando dalle perdite iniziali, e nonostante il PIL del quarto trimestre sia uscito al di sotto delle aspettative, a +1.4%, a causa del lockdown e dalla chiusura delle attività statali. Amazon e Home Depot sono balzati rispettivamente del 2,6% e dell’1%, in un quadro fatto di incertezza, con la possibilità che in futuro si scatenino guerre legate a eventuali rimborsi e risarcimenti. La forza del settore tecnologico ha aiutato il Nasdaq a interrompere una serie di cinque settimane di perdite, nonostante l’inflazione PCE core si sia mantenuta a un rigido 3%, tenendo la Fed in guardia, con Alphabet in testa dopo un aumento del 3,7%. Il mercato resta in tensione, ma Wall Street continua a sorprendere per la capacità di tenuta.
VALUTE.
Nonostante le incertezze sui tassi (la Fed alza, abbassa o rimane ferma ?), sui dazi (passeranno le nuove tariffe del 15% ?), e in generale sulla macroeconomia, il mercato dei cambi rimane in trading range con oscillazioni ampiamente sotto controllo. L’EurUsd, dopo aver testato i supporti a 1.1740, in seguito alle notizie relative alla bocciatura dei dazi da parte della Corte Suprema, ha reagito tornando a ridosso di 1.1800, per la precisione 1.1780, circa 40 pips di movimento. Anche gli altri tassi di cambio, sono rimasti nel range delle ultime sedute con il UsdJpy che ha corretto 40 pips dai massimi. Il Cable, dal canto suo, è tornato sotto 1.3500, a 1.3480, spingendo così EurGbp nuovamente al rialzo a 0.8740. Oceaniche che tengono, grazie alle aspettative di rialzo dei tassi, specialmente in Australia.
CRESCE L’INFLAZIONE USA.
L’indice dei prezzi PCE statunitense è aumentato dello 0,4% su base mensile a dicembre 2025, dopo un aumento dello 0,2% a novembre, il più elevato da febbraio e superiore alle aspettative del mercato pari allo 0,3%. I prezzi dei beni sono aumentati dello 0,4%, in accelerazione rispetto allo 0,1% di novembre, mentre i prezzi dei servizi sono aumentati a un ritmo più sostenuto, dello 0,3%, rispetto allo 0,2% di novembre. Il PCE core, che esclude alimentari ed energia, è aumentato dello 0,4%, anch’esso al di sopra delle previsioni dello 0,3%. Separatamente, i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati dello 0,4% e il costo dei beni e servizi energetici è aumentato dello 0,2%, in rallentamento rispetto all’aumento dell’1,7%. Su base annua, l’inflazione PCE complessiva è accelerata al 2,9% dal 2,8%, superiore alle previsioni del 2,8%. Anche l’inflazione PCE di bascore e è salita al 3% dal 2,8% di novembre, superiore alle aspettative del 2,9%. L’indice PCE rimane l’indicatore di inflazione preferito dalla Federal Reserve.
SETTIMANA ENTRANTE.
La settimana che comincia domani, è importante soprattutto per la pubblicazione dei risultati di Nvidia, che fungeranno da indicatori per la domanda globale di intelligenza artificiale, settore che ha sostenuto i mercati azionari statunitensi negli ultimi trimestri. I dati economici americani saranno poi l’altro catalizzatore dell’interesse di analisti e investitori, tra cui i prezzi alla produzione, e dagli indicatori di fiducia dei consumatori. Altrove invece, c’è attesa per l’inflazione tedesca e francese, senza dimenticare il dato australiano. Ancora, segnaliamo il Pil canadese e svizzero, nonché quello di paesi emergenti come India e Turchia. Infine ricordiamo che la settimana entrante sarà quella relativa alla decisione sui tassi da parte della Pboc.
Saverio Berlinzani

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