
La fragile speranza di una de-escalation nel Golfo Persico è naufragata in un laconico post su Truth Social. Il Presidente Donald Trump ha respinto senza appello l’ultima proposta di accordo inviata da Teheran tramite la mediazione del Pakistan, definendola «totalmente inaccettabile» e un «pezzo di carta straccia». Il rifiuto segna un punto di rottura nelle negoziazioni iniziate dopo la fine di Operation Epic Fury, riportando il conflitto verso una fase di aperta ostilità militare.
Secondo fonti diplomatiche, il memorandum iraniano prevedeva la fine immediata del blocco navale statunitense e garanzie contro futuri attacchi, ma ometteva qualsiasi impegno concreto sul dossier nucleare. Teheran ha insistito sui propri «diritti legittimi», rifiutando di smantellare i siti di arricchimento dell’uranio ancora attivi. La risposta della Casa Bianca è stata perentoria: «Non permetteremo mai all’Iran di possedere l’arma atomica».
A seguito del fallimento dei colloqui, Trump ha annunciato durante un’intervista telefonica con Fox News di stare valutando la ripresa immediata di Project Freedom. L’operazione, lanciata inizialmente il 4 maggio 2026 per scortare i mercantili nello Stretto di Hormuz e poi sospesa per concedere spazio alla diplomazia, potrebbe ora tornare in una veste espansa.
Il Presidente ha parlato di un “Project Freedom Plus” – Progetto Libertà in più,
suggerendo che la nuova fase non si limiterà alla protezione del traffico marittimo. Il piano prevederebbe:
Possibili attacchi mirati per neutralizzare le minacce iraniane lungo le rotte commerciali.
Una maggiore pressione sugli alleati europei e asiatici per un coinvolgimento diretto nella sicurezza del Golfo.
Un inasprimento delle operazioni navali per impedire a Teheran di aggirare le sanzioni petrolifere.
La notizia ha immediatamente scosso i mercati energetici, con i prezzi del petrolio in forte rialzo a causa del persistente blocco dello Stretto di Hormuz. Mentre il senatore Lindsey Graham ha lodato la fermezza della Casa Bianca, gli analisti internazionali avvertono che la ripresa delle operazioni militari potrebbe innescare una reazione simmetrica da parte delle forze iraniane, che hanno già minacciato «gravi conseguenze» per chiunque collabori con gli Stati Uniti.
Con il cessate il fuoco ormai «attaccato a un respiratore», la parola torna ai generali del CENTCOM, (Comando Centrale degli Stati Uniti) pronti a riattivare i protocolli di scorta armata in uno dei tratti di mare più caldi del pianeta.
Giuseppe Basilico

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