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Trenta anni di tangentopoli: l’Italia è ferma al 17 febbraio 1992

Tangentopoli ha “drogato” la politica. Dalla cultura del “tutto marcio” nascono i girotondi, i “vaffa Day”, la rottamazione e, nel 2018, l’affermazione elettorale del “partito dell’anti-sistema”: il movimento che voleva aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. Di Daniele Marchetti

di Daniele Marchetti | 21 Febbraio 2022

Non siamo mai usciti dal clima avvelenato di tangentopoli. L’Italia è ferma a quel 17 febbraio 1992 quando da una banale indagine di corruzione, prese il via lo tsunami che travolse un intero sistema politico distruggendo, con un malaffare diffuso ma reso sistema corrente e consolidato (come denuncerà -in Parlamento- uno dei leader più lucidi che la storia italiana può annoverare: Bettino Craxi), il molto bene che la tanto vituperata prima repubblica aveva prodotto per la settima -divenuta quinta- potenza economica mondiale.

Come ogni valanga l’incipit è un caso; una svista, un sassolino che travolge tutto e tutti. Una distruzione di credibilità e di fiducia da cui l’Italia non riesce a venire fuori.

La cultura di tangentopoli: quella del “tutto è corrotto” e, per altro verso, quella dell’incoronazione (soprattutto mediatica) dei “buoni” ha prodotto, al di là della spaccatura politica, una frattura morale che ha generato e continua a produrre sfiducia. Dalle aule milanesi si giunge alla cosiddetta “giustizia ad orologeria”, all’accanimento giudiziario/mediatico fino ad uno strapotere diffuso ed innaturale del cosidetto quarto potere che, come un’ondata di ritorno, sta sommergendo la stessa magistratura la cui popolarità ha raggiunto livelli infimi simili a quelli della politica (pre e post tangentopoli).

C’è di più.

Tangentopoli ha “drogato” la politica. Dalla cultura del “tutto marcio” nascono i girotondi, i “vaffa Day”, la rottamazione e, nel 2018, l’affermazione elettorale del “partito dell’anti-sistema”: il movimento che voleva aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno.

Ma non basta.

La cultura di tangentopoli ha bloccato l’intero sistema amministrativo/economico con un’eccessiva burocratizzazione di tutte le procedure e l’esigenza di arruolare esponenti graduati delle forze dell’ordine e magistrati in funzioni di controllo e di diretta amministrazione della cosa pubblica.

Questa è, oggi, l’Italia del post-tangentopoli: un cumulo di macerie sotto le quali tutti sono finiti e sotto cui rischia di finire anche il PNRR. Un nuovo piano Marshall, come spesso è stato definito, che -per ottenerlo e tentare di portarlo in porto- siamo costretti a farlo dirigere ad un “tecnico”.

C’est tout dire!

Daniele Marchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: amministrazione, anni, bettino craxi, craxi, magistratura, movimento, parlamento, prima repubblica, repubblica, rottamazione, sistema politico, storia italiana, valanga

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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