Ho il senso della notizia e quindi non mi sfugge il particolare che il presidente del consiglio andrà a processo per dirittissima davanti a tre giudici, tutte donne. Anche il Pm che ha richiesto il rinvio a giudizio è una donna.
Ma, fatta la battuta, tutto dovrebbe finire qui.
E invece no. Sulle agenzie di stampa si scatenano autorevoli –si fa per dire – pareri maschili. E, c’è da giurarci, che si scateneranno i commentatori sui quotidiani e sui media. Famiglia Cristiana manda già in rete il suo commento dove si parla di “nemesi”.
Vale la pena di leggerle alcune dichiarazioni rilanciate dalle agenzie.
C’è il galante –spiritoso: “Abbiamo già tre donne nel processo Mills – commenta il senatore del Pdl Piero Longo, uno dei legali del presidente del Consiglio – le signore sono sempre gradite, a volte gradevoli». E c’è il ridicolo che invoca la parità, come l’avvocato e deputato del Pdl Gaetano Pecorella : «Vedendo un milione di donne in piazza contro il presidente Berlusconi non credo che possa costituire un vantaggio un collegio di tre donne, anzi forse sarebbe davvero opportuno che il principio della parità in qualche misura possa essere rispettato anche nei tribunali. Ci sono reati, in particolare quelli sessuali- pensiamo a quello di violenza carnale- su cui le donne sono più attente e sensibili e anche più motivate per quel che riguarda la misura della pena. Quindi, un collegio di tre donne in un reato che riguarda una ipotetica minorenne e che riguarda atti che sono stati ritenuti violare la dignità delle donne è il peggio che si poteva pensare».
Ma signori maschi, mostrate un po’ di senso del ridicolo visto che dimostrate di non avere quello del pudore!
Noi donne, non più giovanissime, quando siamo entrate nelle aule di giustizia, per una causa di lavoro o per una udienza di separazione o di divorzio o per una drammatica denuncia per stupro o violenza domestica abbiamo quasi sempre trovato giudici maschi. E non c’è passato mai per l’anticamera del cervello di invocare, in nome del principio di parità, che sembra oggi starvi così a cuore, di avere un giudice del nostro stesso sesso.
Tra l’altro, fino a 50 anni fa, non avremmo neanche potuto farlo. Le donne sono state ammesse in magistratura solo nel 1963. All’avvocato Pecorella e ai maschi dalla memoria corta, consiglio di andarsi a rileggere le sedute della Costituente, a quelle nobili motivazioni con le quali gli uomini sbarrarono la strada al principio di parità . Si disse che “le donne in certi giorni del mese sono incapaci di giudicare e quindi non idonee…”
Sono passati solo 53 anni da quando la Corte Costituzionale (era il 1968) cancellò la disparità di trattamento tra uomo e donna adulteri. Per la donna, e non per l’uomo c’era infatti la galera. E l’anno dopo, nel 1969 si cancellò il reato di adulterio.
Gli stupratori e assassini del Circeo furono condannati solo per omicidio perché lo stupro era solo un reato contro la morale e non contro la persona. E’ da 15 anni che lo stupro è diventato un reato contro la persona. Vogliamo ricordare come si svolgevano i processi per stupro? Vogliamo rivedere insieme come avvocati e magistrati maschi trattavano le vittime?
Ai più giovani consiglio di rivedere la trasmissione Rai “Processo per stupro”. E’ da antologia!
Noi donne, come imputate o parti lese nelle aule dei Tribunali abbiamo quasi sempre trovato solo giudici uomini. Ma non ci siamo mai sottratte.
E ora, davanti a giudici tutte donne si invoca il principio di parità?
Consiglio vivamente a politici, avvocati e commentatori maschi di tacere e di non coprirsi di ridicolo.
E agli uomini, in generale, di rassicurarsi. Troveranno più giudici, più medici, più chirurghi e anestesisti donne. Stiano sereni. Le statistiche (di solito neutre) ci assicurano che le donne studiano con maggior profitto dei loro colleghi maschi.
Il sapere, l’autorevolezza, la professionalità non è un esclusiva maschile . Appartiene anche alle donne. Anche a giudici che processeranno il Presidente del Consiglio.
Cinzia Romano
www.leragioni.it

Non sono d’accordo con chi ha detto quelle cose, ma non mi trovo molto d’accordo neanche con Lei.
Gli uomini e le donne credo siano complementari ma non simmetrici, non ritengo quindi che ribaltare il discorso sia idoneo a descrivere questa situazione.
Mi spiego. Quarant’anni fa in seguito ad evidenti discriminazioni a livello legale le femministe hanno dato il via ad una guerra di un solo sesso contro l’altro, una guerra a senso unico. Il Parlamento, a stragrande maggioranza maschile, ha promulgato leggi a tutela della donna dimostrando grande lealtà e non identificazione con le istanze del proprio genere arrivando a legiferare un diritto di famiglia assolutamente sbilanciato a favore della donna. E la magistratura (maschile) ha interpretato con diligenza le intenzioni del legislatore.
Capovolgiamo simmetricamente la situazione ed andiamo a vedere cosa succede oggi in tribunale con la maggior parte dei magistrati donna in tema di falso affido condiviso o sentenze su accuse (di solito false) di violenze in occasione di separazioni. Molto spesso la magistrata si identifica col suo genere. Non c’è simmetria di comportamento con quei magistrati uomini a cui anche Lei fa riferimento.
I diritti della donna sono giustissimi e sacrosanti. Ma vanno anche onorati con la lealtà e la responsabilità.
E da quel che si vede nei tribunali e che si legge nei giornali o su internet come in questo caso sembra che varie donne nonostante le grandi capacità non siano ancora in grado di occuparsi del bene comune e di agire con piena lealtà.