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Trappola per topi

La rivoluzione khomeinista è stata il più grande scacco inflitto all’occidente nella seconda metà del ‘900, considerando che si è compiuta con parte della stessa comunità europea che plaudiva la caduta dello scià, il principale partner strategico regionale. La prima drammatica conseguenza fu la devastante crisi del Libano, un paese arabo relativamente pacifico e prospero che si è trovato catapultato nella guerra civile, trasformandosi in una sede del terrorismo internazionale. Saldandosi il regime khomeinista al principale paese radicale rimasto in medio oriente, la Siria, il mondo occidentale ha pensato di poter favorire l’Iraq, il nemico naturale dell’Iran e della Siria stessa. Il risultato fu che l’Iraq, divenne grazie all’occidente, una nuova minaccia che gli si rivolse contro.

di Riccardo Bruno | 1 Marzo 2026

La rivoluzione khomeinista è stata il più grande scacco inflitto all’occidente nella seconda metà del ‘900, considerando che si è compiuta con parte della stessa comunità europea che plaudiva la caduta dello scià, il principale partner strategico regionale. La prima drammatica conseguenza fu la devastante crisi del Libano, un paese arabo relativamente pacifico e prospero che si è trovato catapultato nella guerra civile, trasformandosi in una sede del terrorismo internazionale. Saldandosi il regime khomeinista al principale paese radicale rimasto in medio oriente, la Siria, il mondo occidentale ha pensato di poter favorire l’Iraq, il nemico naturale dell’Iran e della Siria stessa. Il risultato fu che l’Iraq, divenne grazie all’occidente, una nuova minaccia che gli si rivolse contro.

La trama di accuse a Saddam Hussein, false o giuste che fossero, evidenziava la necessità di sradicare un regime cresciuto troppo, soprattutto nella sua esposizione con il radicalismo sunnita. Abu Nydal viveva a Baghdad, insieme a mezza al Qaeda. L’Iran ebbe allora l’occasione di vedere “il Grande Satana”, l’America ed i suoi alleati, sbarazzarsi del suo antagonista biblico. Appena eliminato Saddam, gli ayatollah si sono sentiti liberi di aumentare il loro profilo di aggressività su tutta l’area, in particolare il principale rivale petrolifero, l’Arabia Saudita, spingendosi sino allo Yemen. Non contenti, sono sbarcati in Venezuela, ritagliandosi per Putin, il loro nuovo alleato, un ruolo più prestigioso di quello che Nasser ricoperse per Breznev.

Come gli possa essere venuto in mente ad Obama che bastasse offrire loro la mano tesa, e quelli gliela avrebbero stretta, è qualcosa che magari gli storici un giorno riusciranno a spiegarci. Gli ayatollah iniziarono a preparare un programma di energia atomica e rinsaldarono le loro posizioni, approfittando del ritiro americano in Medio oriente. Con le primavere arabe caddero tutte le dittature, tranne quella della famiglia Assad. Bisogna dare atto alla presidenza Trump di aver fatto saltare questo circolo vizioso, colpendo prima in Siria, poi in Venezuela, e ora stringendo il cerchio anche in Iran. Tutti i topi in trappola. Israele ha svolto un ruolo fondamentale, disossando le braccia armate dell’Iran, una a una. Mentre i paesi europei si scandalizzavano, come osa lo Stato ebraico reagire contro i suoi nemici che l’attaccano alla gola da decenni, gli Stati arabi stringevano una pace solida con Israele e l’America. Nel nuovo millennio, il mondo arabo sta un passo avanti all’Europa. Con tutte le manifestazioni pro Palestina che abbiamo fatte, dovremmo ringraziare che Trump si limiti a metterci i dazi. Poi siamo talmente insignificanti che si può anche reclamare. Starmer non gli dà le basi britanniche a Diego Garcia? Trump replica che il premier britannico è uno sciocchino.

In tutto questo la Russia combatte per conquistare, senza riuscirvi, qualche villaggio semidiroccato nel Donbass. Nel turbinio di bombe, nemmeno sembra accorgersi, come l’opinione pubblica italiana, del resto, che il mondo le è crollatole addosso. Non c’è la terza Guerra del Golfo e nemmeno una nuova guerra mondiale. Viene azzerato il quartier generale del governo degli ayatollah, e quello che resta dell’Iran colpisce un albergo di lusso a Dubai. I pasdaran minacciano di chiudere lo stretto di Hormuz, non si sa con che forze e pazienza. Può darsi che le borse affondino per qualche ora. L’Iran attende di iniziare un nuovo percorso. Il paese ha delle doti di fondo, principalmente grazie al colonialismo britannico, quello che Starmer condanna. Mentre Mosca ha perso, era ora, il suo ruolo nell’ordine globale. La Cina ha ancora un po’ di tempo per rendersene conto.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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