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Tramonto a Pietroburgo

Il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo si considera uno dei principali appuntamenti della diplomazia economica globale. In risposta al forum di Davos, la Russia vuole dimostrare la sua importanza riunendo circa 20.000 partecipanti provenienti da oltre 100 Paesi. Per Putin è una passerella. Erano previsti colloqui bilaterali con il vicepresidente cinese Han Zheng e con il presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev. Era persino tornata una delegazione ufficiale degli Stati Uniti, assente a questo livello da quasi un decennio. L’Arabia Saudita, partecipa con una vasta delegazione, ministri, funzionari governativi, rappresentanti finanziari e dirigenti della compagnia petrolifera Saudi Aramco. A margine del forum, la Russia ospita anche la visita di Stato della presidente della Tanzania, Samia Suluhu Hassan.

di Riccardo Bruno | 6 Giugno 2026

Il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo si considera uno dei principali appuntamenti della diplomazia economica globale. In risposta al forum di Davos, la Russia vuole dimostrare la sua importanza riunendo circa 20.000 partecipanti provenienti da oltre 100 Paesi. Per Putin è una passerella. Erano previsti colloqui bilaterali con il vicepresidente cinese Han Zheng e con il presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev. Era persino tornata una delegazione ufficiale degli Stati Uniti, assente a questo livello da quasi un decennio. L’Arabia Saudita, partecipa con una vasta delegazione, ministri, funzionari governativi, rappresentanti finanziari e dirigenti della compagnia petrolifera Saudi Aramco. A margine del forum, la Russia ospita anche la visita di Stato della presidente della Tanzania, Samia Suluhu Hassan. Il piano per la cooperazione economica, energetica e infrastrutturale con l’Africa in vista del prossimo vertice previsto a Mosca nell’ottobre di quest’anno.

Lo SPIEF è insomma la tappa fondamentale dei legami strategici della Russia con Asia, Africa e Medio Oriente, e c’erano di nuovo pure gli americani. Un solo problema. Non si sa dove sia finito Putin, che ancora non è arrivato al summit di cui è sempre stato il protagonista. Oggi stesso aveva la plenaria per esibirsi nel suo discorso programmatico e rispondere alle domande dei partecipanti. Ancora non sappiamo se si terrà. Invece di Putin gli ospiti del Forum per ora hanno visto le colonne di fumo alzarsi dalla periferia della città. Le immagini hanno fatto il giro del mondo, San Pietroburgo, brucia. I droni ucraini hanno colpito una raffineria, una fabbrica di armamenti a settecento chilometri di distanza dal fronte. In faccia a quelli che ritengono la Russia inviolabile.

Lo smacco è stato tale che Zelensky ha preso carta e penna per scrivere a Putin, incontriamoci, poniamo fine alla guerra. Putin, rimasto impietrito al Cremlino ha subito risposto, vieni tu a Mosca. I duellanti combatteranno fino a quando non resterà uno solo in piedi. La guerra è appena iniziata e porterà alla cancellazione dell’Ucraina o alla dissoluzione della Russia. Potrebbe cambiare qualcosa dovesse morire uno o entrambi i protagonisti.

Con il colpo a Pietroburgo l’equilibrio dopo la tregua della parata di Mosca si è rotto. Putin temeva che l’Ucraina potesse colpire la capitale russa nei festeggiamenti del nove maggio e non ha pensato alle conseguenze di subire un bombardamento durante il Forum. La Russia bombarda selvaggiamente l’Ucraina ogni giorno e l’Ucraina risponde su obiettivi mirati a grande distanza. Le immagini satellitari del fronte dimostrano che i russi non avanzano affatto, semmai arretrano. La rabbia per l’ennesimo fallimento dell’offensiva primaverile ha scatenato il lancio di ordigni sulle città ucraine. I danni maggiori, soprattutto di immagine, ricadono sulla Russia.

Dulcis in fundo, il segretario di Stato Usa, Rubio, ha risposto all’appello di Zelensky per gli armamenti difensivi, trecento milioni di dollari in arrivo a Kiyv,, presumibilmente i patriot. E questo è Trump, l’amico di Putin.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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