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TRA MENZOGNA E IRONIA di Umberto Eco (recensione)

Il tema, in estrema sintesi, è quello della menzogna osservata nella vita e nelle opere di quattro personaggi: Cagliostro, Ugo Pratt, Campanile e Manzoni. Di Giorgio Pizzol

di Giorgio Pizzol | 26 Giugno 2022

Umberto Eco nella prefazione dice di aver unito in questo libro quattro saggi (pubblicati in epoche e in sedi diverse -.tra il 1986 e il 1991-) perché hanno in comune l’analisi di fatti e discorsi che riguardano: “strategie di menzogna, travestimento, abusi del linguaggio, capovolgimento ironico di questi abusi”.

Recensire un’opera – sia pure tra le minori – di uno scrittore come Umberto Eco, uomo dall’erudizione sterminata, principe dei critici letterari, autore di romanzi tradotti in tutto il pianeta, membro delle più prestigiose istituzioni accademiche internazionali è un’impresa da far “tremare le vene e i polsi” anche a ad un critico professionista di lungo corso.

Tuttavia, tenteremo di superare il nostro timore reverenziale nei confronti di tanto maestro, sorretti dal pensiero che sia possibile trovare il filo conduttore che ci permetta di attraversare il labirinto in cui Eco ci conduce con i suoi artifici “semiosici” e “semiotici”. Ciò al fine di portare, nel nostro piccolo, un contributo ai alla comprensione di questo libro e dei validi messaggi che esso ci trasmette.

Come dicevamo, si tratta di quattro saggi scritti in tempi diversi e riferiti a quattro personaggi diversi: Cagliostro, Alessandro Manzoni, Achille Campanile, Ugo Pratt.
Il tema, in estrema sintesi, è quello della menzogna osservata nella vita e nelle opere dei quattro personaggi.
Esamineremo ora il discorso di Eco, seguendo un ordine diverso partendo dal “grado di menzogna” riscontrabile in riferimento a ciascuno dei personaggi in parola.

Cagliostro. Va collocato al primo posto perché “mente con la parola, con gli abiti, col comportamento, e mentono su Cagliostro le leggende che lo hanno trasformato da piccolo avventuriero… in mito, simbolo del libero pensiero, vittima dell’oscurantismo clericale”. Umberto Eco ci porta a riflettere su un paradosso creato dalla letteratura. Un uomo, vissuto per tutta la vita come un volgare truffatore, che ha mentito sempre per motivi abbietti, diventa, a seguito di biografie “menzognere”, diffuse da decine di scrittori (tra i quali spicca Dumas), un mito positivo. Ironia di Eco e della storia.

Ugo Pratt. È un “mentitore buono” nel senso che tutti coloro che leggono le storie dei suoi fumetti sanno perfettamente che le sue menzogne non sono inganni che possano recare danno a qualcuno, ma sono finzioni di fantasia prodotte per “divertire”. Eco sembra tuttavia rimproverare a Pratt di mentire senza validi motivi sulla collocazione geografica dei luoghi delle storie raccontate. Ma si tratta di un peccato veniale.

Campanile. Anche in questo caso siamo di fronte a un “mentitore buono”. Un umorista che inventa situazioni comiche con lo scopo di divertire ma anche – e qui sta il suo merito particolare – per richiamare ironicamente la nostra attenzione su aspetti del vivere umano che in sé, purtroppo, non hanno nulla di divertente e sono per tutti – in tutti i tempi e luoghi – terribilmente seri, e fonte di sofferenza. Per fare un solo esempio la paura della morte. Campanile con le sue invenzioni umoristiche e ironiche ci reca un po’ di sollievo da queste sofferenze.

Manzoni. Il grande Manzoni non mente mai. Mente solo “apparentemente” perché ricorre appunto all’ironia. E a questo proposito ci permettiamo di esporre l’opinione che l’ironia possa essere utilizzata come strumento prezioso per combattere la menzogna e i danni che essa produce all’umana convivenza. L’ironia, come è noto, è una figura retorica, mediante la quale diciamo il contrario ci ciò che pensiamo, ma lo facciamo per esprimere con più efficacia ciò che “veramente” pensiamo. Stiamo parlando ovviamente dell’ironia benevola, quella usata da per evitare i danni prodotti dal mentire. (Non parleremo qui, per brevità, dell’ironia malevola usata per offendere l’interlocutore che sicuramente non troviamo in questo scrittore). In ogni caso il discorso ironico è sempre un discorso “sincero”. Umberto Eco ci fa notare che Manzoni ha fatto della sincerità un principio morale supremo e che merita di essere considerato “un grande” proprio per la sua capacità di smascherare il “linguaggi menzogneri; soprattutto quelli usati dai potenti per opprimere gli umili.

Umberto Eco è un autore che non ha paura di far soffrire i suoi lettori nel farli sentire “ignoranti”, o per meglio dire, “incolti”. Chi vuol leggere Eco deve armarsi di fonti enciclopediche e di grande pazienza. Non sta a chi scrive esprimere giudizi su questo modo di porgersi di un autore che è arrivato ai vertici dell’autorità culturale ufficiale.
Chi scrive si limiterà sommessamente a osservare che Eco non usa nel suo lavoro il “Rasoio di Occam”. Non rispetta il principio «Non moltiplicare gli elementi più del necessario.» Eppure Guglielmo di Occam è il filosofo che ha ispirato a Eco il romanzo che lo ha reso famoso in tutto il mondo, Il nome della rosa. È il caso di dire ironia della storia?

Giorgio Pizzol

Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: convivenza, danni, discorso, lavoro, merito, mondo, personaggi, romanzi, tutta la vita, usa

Info Giorgio Pizzol

Già Senatore nella X legislatura (1987-1992), Giorgio Pizzol, è stato insegnante di lettere, avvocato, giudice di pace. Consigliere comunale dal 1970 poi Sindaco di Vittorio Veneto (1975-1982).
Giornalista pubblicista dal 1995, ha collaborato con “la Tribuna di Treviso” e “la Nuova Ferrara”.

Ha pubblicato tre saggi sul problema della conoscenza, “Uno e molteplice” -1990-; “Pensiero del limite e limite del pensiero” -1998- “il Pensiero Riflessivo – 2023- e due raccolte di liriche, “Le stagioni del presente” 1991 e “Versi sciolti” 2023

Ha fondato la rivista “Dia Logo”, Sulla comunicazione per comunicare -1992-

Partecipa a tutte le iniziative impegnate nella difesa della Costituzione Italiana.

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