
Lo dico subito: hanno ragione entrambi. Ha ragione il farmacista che applica le regole e ha ragione il medico che pretende una visita prima di prescrivere un farmaco. Ad avere torto, alla fine, sembriamo noi cittadini che ci ostiniamo a volerci curare senza trasformare ogni necessità in una corsa a ostacoli. Prendiamo il caso, tutt’altro che raro, di chi assume da anni un farmaco per la pressione e si accorge di aver terminato la confezione. Il farmacista scrupoloso non può consegnarlo senza ricetta: la legge glielo vieta e rischierebbe sanzioni. Il problema nasce quando il medico di base non è reperibile, è in ferie o, più semplicemente, manca perché il territorio soffre di una cronica carenza di medici.
A quel punto inizia il percorso a ostacoli. Ore al telefono per contattare la guardia medica, attese interminabili e una visita che spesso si conclude con la conferma di ciò che era già noto: la necessità di continuare una terapia prescritta magari da vent’anni. Nel frattempo, però, l’ansia cresce e la pressione rischia davvero di salire alle stelle. Esiste una scorciatoia, ma non è per tutti: rivolgersi a un medico privato. Con una spesa che può facilmente superare i 200 euro si ottiene, in tempi più rapidi, quel foglio che consente al farmacista di consegnare il medicinale.
Un documento che spesso serve solo a certificare una situazione già conosciuta e consolidata.
La scena si ripete frequentemente durante le vacanze, in campeggio o lontano da casa. Ci si trova costretti a spendere soldi, tempo ed energie per ottenere una prescrizione che, con un minimo di buon senso e una maggiore integrazione tra servizi sanitari, potrebbe essere gestita in modo più semplice. Perché, ad esempio, non consentire a tutti i farmacisti di verificare alcuni parametri, come la pressione, e in emergenza “vendere” il farmaco al paziente senza ricetta? Il risultato è che tra burocrazia, carenza di medici e regole rigide ci ritroviamo intrappolati in un meccanismo che complica anche le esigenze più elementari.
Una vera trappola infernale dalla quale, come spesso accade, i più abbienti riescono a uscire facilmente pagando. Gli altri, invece, restano in coda, al telefono o in sala d’attesa, sperando semplicemente di ottenere il medicamento di cui hanno bisogno.
Angelo Santoro

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