Si tratta di un evento con oltre 180 opere dell’artista di Albi (sud della Francia) provenienti da importanti collezioni pubbliche e private francesi e internazionali.
Il Palazzo Blu di Pisa ha già collezionato, nel passato recente, delle autentiche ‘chicche’ – in particolare con le mostre dedicate a Wassily Kandinsky e ad Andy Warhol – e conferma di non voler perdere il passo ribadendo il concetto con “Toulouse-Lautrec / Luci e ombre di Montmartre, esposizione curata da Maria Teresa Benedetti che potrà essere visitata fino al prossimo 14 febbraio.
Si tratta di un evento importante nel suo genere, in terra di Toscana, con oltre 180 opere dell’artista di Albi (sud della Francia) provenienti da importanti collezioni pubbliche e private francesi e internazionali, tra esse figurando dipinti, locandine e molte litografie con l’intera raccolta dei più celebri manifesti.
L’arte di Henry de Toulouse-Lautrec si concentrò su una ben precisa umanità, di cui condivise gioie e angustie, eccessi e debolezze. Forse meglio e più di altri egli avrebbe rappresentato lo stile di vita della Parigi di fine Ottocento, quella del Moulin Rouge, di Montmartre, dei teatri, dei caffé-concerto e delle maisons closes. Erede di una famiglia di alta artistocrazia, non disdegnò di frequentare e vivere nei bordelli, ove peraltro studiò la nudità per tradurla in arte, in colore, nel fondo viola o blu elettrico dei suoi ampi manifesti. Creò capolavori intrisi di elementi sperimentali che avrebbero dischiuso le porte alla modernità e, più di tutto, fu nuovo, inedito il suo utilizzo della rappresentazione artistica come veicolo pubblicitario. Con Tolouse-Lautrec si istituisce un rapporto profondo e fecondo tra grafica e pittura, si avvicinano cioè dei mondi che avevano fin lì proceduto separati: in questo si impone ancora oggi la sua qualità/eredità di innovatore. Quello che lui frequentava era un mondo sfavillante ma altrettanto decadente, un ambiente popolato da personaggi stravaganti e pittoreschi, ritratti con toni spesso forti e caricaturali. Pochi artisti sono riusciti a produrre come e quanto lui in un così breve lasso temporale (ben 351 litografie in 10 anni), considerato che fu affetto da gravi malformazioni fisiche (i suoi arti inferiori avevano smesso di crescere fermando la sua altezza a non più di un metro e mezzo), che da un certo periodo in poi cadde in preda all’alcolismo e a manie di persecuzione e che morì prematuramente nel 1901, a soli 36 anni.
Fu probabilmente una certa condizione di (già iniziale, rispetto al prosieguo dell’esistenza) svantaggio a spingerlo nelle braccia dell’attività e della produzione artistica, avendo indubbiamente un grande talento per il disegno e acquisendovi una altrettanta padronanza.
Non voglio dimenticare che accanto alle opere di Lautrec è in mostra una selezione di dipinti degli artisti italiani che più trassero ispirazione dalla sua arte, come Federico Zandomeneghi, Giovanni Boldini, Serafino Macchiati, Pompeo Mariani. Né che il catalogo della mostra, edito da Skira, raccoglie per la prima volta in lingua italiana l’opera grafica completa dell’artista.
ederico-Zandomeneghi_Moulin-de-la-Galette





Lascia un commento