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TORRE SPADA  … Un viaggio nel passato sull’onda dei ricordi e della storia in un libro di Luciano Balboni

La recensione di Gabriele Parenti al libro “Torre Spada. Un tesoro centese dimenticato” di Luciano Balboni celebra l’importanza del recupero della memoria storica e culturale di una comunità. Il libro racconta la storia della frazione di Torre Spada, in provincia di Cento, intrecciando ricordi personali con una rigorosa ricerca storica, che abbraccia anche temi più ampi come le tradizioni, le usanze e le sfide affrontate dalla popolazione locale. Parenti sottolinea come Balboni abbia saputo restituire la vita quotidiana di un microcosmo ormai scomparso, con un tocco di malinconia ma anche con una profonda consapevolezza del valore del passato per comprendere il presente.

di Gabriele Parenti | 1 Settembre 2024

Un vero e proprio “tesoro” recuperato attraverso la memoria storica. Il coinvolgente libro di Luciano Balboni Torre Spada. Un tesoro centese dimenticato. Un viaggio nel passato sull’onda dei ricordi e della storia” (Baraldi Edit. 2023, grafica e impaginazione Antonella Balboni) è  un eccellente esempio di quanto siano importanti il recupero e la valorizzazione della memoria. Sia per quanto riguarda specificamente l’oggetto del libro  perché la storia di Torre Spada, una frazione di Cento (FE) (che si chiamava anticamente  Torre Forcella ma poi  prese nome dalla Famiglia dei principi  Spada che ne era proprietaria) , e  le pagine autobiografiche dell’autore che ci riportano all’Italia degli anni ’50 e ’60 dello scorso secolo, sono temi trattati in modo approfondito e di agile lettura. Ma è importante anche per quando riguarda la storia generale del nostro Paese perché possiamo constatare alcune interessanti analogie giacché tradizioni culturali, usanze, stili di vita possono essere comparata con quelli di altre Regioni, a cominciare dalla vicina Toscana. E ci riportano a quello che amo definire il nostro “piccolo grande mondo.”

Nel corso della presentazione del libro promossa dall’ Associazione Passato/Presente,e introdotta dalla sua Presidente Claudia Tassinari,  l’autore ha raccontato di essere nato a Torre Spada, figlio del fattore,  e aveva sei anni quando, con la famiglia andò  ad abitare all’interno del Palazzo. Tra l’altro, la prima parte del libro ospita una piacevole narrazione del grande palazzo con  gli ampi sotterranei e le cantine, che apparivano un mondo misterioso agli occhi di un bambino, grazie anche ai racconti di fantasmi e a leggende tramandate dagli anziani.

L’autore ha sottolineato che “parlando con contadini che mi raccontavano anche le storie del passato e spronato anche dalla famiglia, ho voluto che ne rimanesse memoria in questo libro”. Quindi, Balboni per anni  ha ricercato  documenti in molti archivi  anche lontani come nell’ Isola bisentina nel lago di Bolsena e ha ricostruito sia la storia della famiglia romana degli Spada  sia quella delle circa 70 famiglie che vi hanno vissuto. Alcune belle pagine sono dedicate al ciclista Corrado Aridizzoni campione degli anni ’30 e ’40 altre ai drammatici anni della guerra  a quelli della ricostruzione e ad altri eventi che interessarono il territorio ed evidenziano vari aspetti della vita del tempo.  

E ampio rilievo ha la storia della Famiglia Spada i cui componenti furono anche autorità comunali e “portando benessere”. Balboni ricorda quindi  di aver recuperato  e restaurato  il grande stemma del palazzo con tre spade d’oro e tre gigli, di aver  rintracciato le tre campane della chiesa e dipinti che si trovano oggi in Musei.

Come ha scritto l’etnologo e antropologo Gian Paolo Borghi nella prefazione, questo libro è una  preziosa opera di recupero della memoria dell’antica tenuta e della comunità che la abitavo,  mediante  la testimonianza diretta degli ultimi abitanti di questo inusuale borgo rurale.

Luciano Balboni ha così ricostruito in modo avvincente come si viveva  in questo microcosmo verso il quale le persone interpellate “rivendicano orgogliosamente un profondo senso si appartenenza”  e consente di coglierne lo spirito di solidale amicizia, di conoscerne  la vita quotidiana, i lavori agricoli, i rapporti comunitari la religiosità, le feste e le fiere, tradizioni e  leggende, le chiese la scuola,  le botteghe e i lavori artigianali.   

Alle narrazioni orali si uniscono accurate ricerche bibliografiche e delle fonti archivistiche  con un ampio spaccato dei possedimenti della Famiglia Spada attraverso i secoli  non solo nell’area di Cento  ma in ambito nazionale.  

Inoltre, il libro offre informazioni preziose anche per conoscere la storia di Cento (città ricca di monumenti storici, che conta oggi oltre 35mila abitanti) e del tuo territorio. Si parla, ad esempio, di una terra che nel Medioevo era  soggetta a vaste inondazioni  del  Reno e del Panaro. Gli abitanti del borgo combatterono a lungo contro la furia distruttiva delle acque che invadevano i campi vanificando mesi e mesi di lavoro e minacciavano le loro abitazioni. Quindi con un lavoro alacre costruirono argini e alvei artificiali. Quindi a Cento si provvide nel XV secolo a una prima deviazione del Reno. Ne sarebbero seguite altre nei secoli successivi.  

 Balboni spiega che Forcella sorgeva in una zona palustre dove si praticavano caccia e pesca ma inadatto alle coltivazioni. Poiché apparteneva allo Stato pontificio papa Pio II decise di vendere la tenuta a famiglie nobili che potessero effettuarvi lavori di bonifica per trasformarla in campi coltivabili.  

In seguito fu scavato il canale navigabile di Cento che ha avuto grande rilievo nella storia della città. Tra l’altro la tenuta, al tempo di papa Alessandro VI divenne parte della dote di Lucrezia Borgia quando sposò Alfonso I d’Este.

Tra l’altro  Luciano Balboni rileva che Lucrezia fu sempre  benvoluta dalla popolazione per le opere caritatevoli e sociali tra cui  la costruzione  di un Monastero e questo è sottolineato anche dalla più recente storiografia che ha 

Quanto al canale, che aveva anche un porto, produsse prosperità essendo raccordato ai percorsi commercial idi Ferrara e di Venezia  non  a caso – rileva Balboni – fu chiamato il tesoro di Cento e in città  sorsero palazzi chiese e monumenti insigni.  Nel 1633 poi la tenuta passò al Cardinale Bernardino Spada e alla sua famiglia. 

Insomma, un libro tutto da leggere con piacere. E che evoca scenari analoghi di altri contesti. Ad esempio, la deviazione del Reno a Cento mi fa pensare a quella dell’Arno a Vicopisano  voluta da Cosimo I   e alla bonifica del lago di Sesto che era il più grande della Toscana ma per metà paludoso  e dove fu scavato un canale  emissario.

“Ogni tanto – racconta l’autore rievocando i luoghi dove ha vissuto negli anni della sua gioventù   – con la bicicletta mi trovo a percorrere quei vecchi sentieri di quella stupenda campagna del Malaffitto ancora piena di fascino fra i campi di terra nuda e i residui di fieno tagliato quando ancora emergono quegli aromi dopo la calura estiva e dove al tramonto ,tra i giochi di luce del sole, mi soffermo a scrutare in lontananza  le tante case abbandonate [….]e  con un nodo alla gola per  enorme tristezza di fronte all’inevitabile trascorrere del tempo”. 

Sì, in questo libro (anche il dipinto in copertina è opera di Luciano Balboni) c’è anche un pizzico di malinconia, inevitabile quando evochiamo ricordi.  L’importante è  un sapiente dosaggio degli ingredienti… ovvero il ricordo come recupero della memoria in funzione  storica con la consapevolezza  come ha scritto Luciano Balboni, dell’ineluttabile trascorrere del tempo 

Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: anni, anziani, bambino, chiesa, contadini, figlio, lavoro, mondo, nato, persone, scuola, tesoro, toscana

Info Gabriele Parenti

Giornalista professionista e scrittore, ha svolto per numerosi anni, all’interno della RAI, attività di progettazione e conduzione di programmi radiotelevisivi per le reti nazionali e per la Sede Rai Toscana.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Renzo

    13 Maggio 2026 alle 23:14

    Chiedo cortesemente,
    dove posso acquistare il libro..
    Grazie.

    Rispondi

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