
Un libro, anzi un bel libro come volano, come catalizzatore. Lo scorso anno nel recensire Torre Spada. Un tesoro centese dimenticato. Un viaggio nel passato sull’onda dei ricordi e della storia” (Baraldi Edit. 2023) di Luciano Balboni osservavo che questo “tesoro” veniva recuperato attraverso la memoria storica.
Ma adesso è stato annunciato il recupero non solo ideale bensì reale di Torre Spada (che si trova nel Comune di Cento, provincia di Ferrara). La tenuta è stata acquistata dalla famiglia centese Guidetti, titolare della Guidetti Recycling Systems che rappresenta il Made in Italy nel mondo, nel settore del riciclaggio, Adesso, grazie anche all’interesse suscitato dalle accurate e appassionate ricerche di Luciano Balboni la Villa di Torre Spada sarà restaurata.
E il 10 agosto, per la festa di S.Gaetano Patrono di Torre di Spada e l’imprenditrice Francesca Guidetti intervistata da Laura Guerra per QN Resto del Carlino (Così rinascerà la tenuta di Torre Spada del 26 luglio scorso) ha parlato di una “struttura per eventi, mostre e manifestazioni”, importante come luogo storico e quindi come una meta da visitare. E ha detto che il libro di Luciano Balboni è stata una fonte d’ ispirazione per ridare vita ad una realtà che ha avuto un’importante storia centenaria.
Balboni, nell’occasione del 10 agosto ha narrato i suoi ricordi descritti appunto nel libro che è un eccellente esempio di quanto siano importanti il recupero e la valorizzazione della memoria. Sia per quanto riguarda specificamente Torre Spada, (che si chiamava anticamente Torre Forcella ma poi prese nome dalla Famiglia dei principi Spada che ne era proprietaria) , sia perché le pagine autobiografiche dell’autore ci riportano all’Italia degli anni ’50 e ’60 dello scorso secolo, grazie a una narrazione approfondita e di agile lettura.
Non a caso, Balboni ha sottolineato nel suo libro che “parlando con contadini che mi raccontavano anche le storie del passato e spronato anche dalla famiglia, ho voluto che ne rimanesse memoria in questo libro”.
L’autore, per anni ha ricercato documenti in molti archivi anche lontani come nell’ Isola bisentina nel lago di Bolsena e ha ricostruito sia la storia della famiglia romana degli Spada sia quella delle famiglie che hanno vissuto nella tenuta.
Come ha scritto l’etnologo e antropologo Gian Paolo Borghi nella prefazione al libro, si è trattato di una preziosa opera di recupero della memoria dell’antica tenuta e della comunità che la abitavo, “ mediante la testimonianza diretta degli ultimi abitanti di questo inusuale borgo rurale”.
Luciano Balboni ha così ricostruito in modo avvincente come si viveva in questo microcosmo verso il quale le persone interpellate “rivendicano orgogliosamente un profondo senso si appartenenza” e ha descritto lo spirito di solidale amicizia, ha narrato la vita quotidiana, i lavori agricoli, i rapporti comunitari la religiosità, le feste e le fiere, tradizioni e leggende, le chiese la scuola, le botteghe e i lavori artigianali.
Ci ha spiegato anche che Forcella sorgeva in una zona palustre dove si praticavano caccia e pesca ma inadatto alle coltivazioni. Poiché apparteneva allo Stato pontificio papa Pio II decise di vendere la tenuta a famiglie nobili che potessero effettuarvi lavori di bonifica per trasformarla in campi coltivabili. In seguito fu scavato il canale navigabile di Cento che ha avuto grande rilievo nella storia della città. Tra l’altro la tenuta, al tempo di papa Alessandro VI, divenne parte della dote di Lucrezia Borgia quando sposò Alfonso I d’Este.
Tra l’altro Luciano Balboni rileva che Lucrezia fu sempre benvoluta dalla popolazione per le opere caritatevoli e sociali tra cui la costruzione di un Monastero
Quanto al canale, che aveva anche un porto, produsse prosperità essendo raccordato ai percorsi commerciali di Ferrara e di Venezia non a caso – rileva Balboni – fu chiamato il tesoro di Cento e in città sorsero palazzi chiese e monumenti insigni. Nel 1633 poi la tenuta passò al Cardinale Bernardino Spada e alla sua famiglia.
“Ogni tanto – racconta l’autore rievocando i luoghi dove ha vissuto negli anni della sua gioventù – con la bicicletta mi trovo a percorrere quei vecchi sentieri di quella stupenda campagna del Malaffitto ancora piena di fascino fra i campi di terra nuda e i residui di fieno tagliato quando ancora emergono quegli aromi dopo la calura estiva e dove al tramonto ,tra i giochi di luce del sole, mi soffermo a scrutare in lontananza le tante case abbandonate [….]e con un nodo alla gola per enorme tristezza di fronte all’inevitabile trascorrere del tempo”.
Gabriele Parenti
(anche il dipinto in copertina è opera di Luciano Balboni)

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