
Poiché la gente non legge e, quando lo fa, spesso non capisce, oppure si limita a guardare le figure aggiungendo commenti tanto demenziali da costringermi a chiuderli, per non dover leggere tonnellate di corbellerie sesquipedali, propongo una cosa che si fa alle elementari: spiegare puerilmente, come si fa con i bambini, il senso del testo che ho scritto stamattina.
Tre rapinatori armati entrano in una gioielleria. Terrorizzano il proprietario e la sua famiglia. Poi escono dal negozio. Il gioielliere li insegue, spara, ne uccide due e ne ferisce un terzo.
La legge dice che, quando i rapinatori sono usciti e il pericolo immediato è cessato, non si tratta più di legittima difesa. Questo è chiaro. Nessuno sta sostenendo che sia lecito inseguire e uccidere chi fugge.
Il punto dell’articolo è un altro. Semplice semplice.
Senza la rapina, nessuno sarebbe morto. Roggero non era uscito quella mattina per ammazzare qualcuno. È stato trascinato in una situazione di paura, rabbia e adrenalina creata dai rapinatori, condizione per altro ampiamente trattata nell’ art. 55 comma 2 del C.D.P.P. Ha certamente reagito in modo sbagliato e deve risponderne, ma non può essere considerato moralmente uguale a un assassino che pianifica un omicidio.
Condannare un uomo di 72 anni a 14 anni e 9 mesi significa, nei fatti, lasciarlo morire in carcere. La domanda è quindi questa: la pena è proporzionata alla sua colpa e al contesto nel quale ha agito?
Il mio articolo sostiene di no.
Non chiede di trasformare le strade nel Far West. Non dice che i rapinatori possano essere abbattuti mentre fuggono. Dice soltanto che tra un delinquente che provoca volontariamente una tragedia e una vittima che perde il controllo durante quella tragedia dovrebbe esistere una distinzione chiara.
Per questo si parla di grazia presidenziale. Non per dichiarare Roggero innocente, ma per riconoscere che non è un assassino comune e che farlo morire in carcere non restituirà la vita a nessuno, non fermerà le rapine e non renderà la società più sicura.
Ora dovrebbe essere abbastanza semplice. Almeno lo spero; dopo questo passiamo ai disegnini sul quaderno a quadretti.
Piero Terracina

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