L’economista è intervenuto al convegno di “NoisefromAmerika” a FirenzeBoldrin (Fid): “Siena sta rischiando di perdere i centri gestionale della banca”.

All’appuntamento fiorentino è intervenuto anche Michele Boldrin, tra i fondatori di “Fare per Fermare il Declino”(NoiseFromAmerika nei mesi scorsi ha contribuito in maniera decisiva alla nascita del movimento guidato da Oscar Giannino). “Chiediamo che Bankitalia riconosca che di fatto Mps è una banca nazionalizzata, e ciò permetterebbe di raggiungere tre obiettivi: riconoscere che a comandare siano i cittadini italiani che ci hanno messo i soldi attraverso i Tremonti bond; permettere di completare il cambiamento del management della banca con uomini indipendenti e non di estrazione politica, commissariandola anche per il tempo strettamente utile a controllare a fondo i conti; accedere infine al fondo salva-banche dell’Unione europea, con un alleggerimento del carico sui cittadini italiani. Il problema vero è che le banche continuano a fare poco credito, meno di quanto sarebbe necessario. Gli istituti sono sottocapitalizzati, e la stretta creditizia è un problema ancora peggiore delle tasse di Monti: un governo responsabile deve forzare in tempi brevi le banche italiane a ricapitalizzarsi e tornare a concedere credito. Se questo significa un cambio nel pacchetto di controllo, così sia. Il caso della Fondazione Mps non è così diverso da altri casi, quello che è successo a Siena può succedere con altre grandi banche italiane e non è il caso di correre questo rischio. Il processo di controllo partitico delle grandi banche attraverso le Fondazioni è iniziato vent’anni fa, e continuare a proteggere questo controllo implica fare un danno all’economia italiana, perché porta a mantenere istituti sottocapitalizzati con un costo altissimo per il Paese. Il sistema senese è andato, questo i cittadini devono accettarlo. Perché quel sistema ritorni, occorrerebbe convincere gli italiani a fare un grande regalo alla città di Siena, un regalo di diversi miliardi. Ne dubito. Per la città di Siena ora la questione è mantenere gli uffici direzionali, l’attività e l’indotto: lo può fare solo se accetta e spinge per mantenere la propria indipendenza in una ricapitalizzazione in tempi rapidi aperta però ad azionisti esterni. Oggi esiste il rischio di uno scorporo e che la banca venga assorbita da altri, quindi la città deve riuscire un ambiente appropriato perché il centro resti lì e la gente continui a lavorare a Siena. Un po’ come accade a Trieste con le Generali, insomma.
Come evitare che riaccadano cose del genere? Servono controlli più rigorosi, la possibilità di forzare ricapitalizzazioni serie e sfatare il mito delle grandi banche: ad averne oltre una certa dimensione non ci sono grossi vantaggi. E se la banca è di media dimensione, i guai che può fare l’amministratore sono sempre relativi. Altrimenti, con una grande banca, i guai sono quelli che vediamo”.

Si è colpa del tesoro, dove ha preso la laurea boeri…..