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Tessera elettorale piena di timbri, ma non si doveva passare al voto digitale?

E intanto ai nostri figli si sottraggono giorni di lezione a scuola e di educazione civica ai doveri del diritto di voto mentre le aule scolastiche vengono requisite per allestire i seggi di un referendum che molto probabilmente finirà nel nulla come quelli degli ultimi anni.

di Cesare Mannucci | 17 Aprile 2016

Tessera elettorale piena? Mettiti in coda in comune e attendi il rilascio di quella nuova. Mentre all’estero basta la carta d’identità magnetica per votare su uno schermo touch screen senza perdite di tempo, contestazioni e brogli elettorali. Ma nel Paese della carta e timbro col bollo tondo questo non è possibile. Il numero preciso non si sa, perché il ministero degli Interni  non ha alcuna stima. Ma molti cittadini scoprono proprio in questi giorni di avere la tessera elettorale piena. Con già timbrati tutti gli spazi a disposizione quando si va a votare. Tutti e 18. E chi non se n’è ancora accorto, rischia domenica di dover correre in comune per farsene stampare una nuova, perché quella vecchia l’ha tirata fuori dal cassetto all’ultimo minuto, poco prima di andare alle urne per dire sì o no al referendum sulle trivelle. E magari in comune si trova davanti una bella coda, come è successo sabato  negli uffici dell’anagrafe di via Larga a Milano.

A mettere in dubbio il possibile raggiungimento del quorum non c’è dunque solo la campagna anti referendum di chi, come Matteo Renzi, l’ha definito “una bufala” e più prosaicamente con tono istituzionale il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano ne ha preso le distanze, mentre ai nostri figli si sottraggono giorni di lezione a scuola e di educazione civica ai doveri del diritto di voto mentre le aule scolastiche vengono requisite per allestire i seggi di un referendum che molto probabilmente finirà nel nulla come quelli degli ultimi anni. La tessera elettorale è stata utilizzata per la prima volta nel 2001. E da allora in alcune città si è già votato 18 volte, se non di più. A tutti gli italiani è stato chiesto di andare alle urne per quattro elezioni politiche (2001, 2006, 2008, 2013), tre volte per le europee (2004, 2009, 2014), sei volte per altri referendum (i quattro abrogativi del 2003, 2005, 2009, 2011, e i due costituzionali del 2001 e del 2006). E fan già 13 timbri se si è stati diligenti.

Poi ci sono le elezioni regionali, le comunali e quelle delle vecchie province. Prendiamo per esempio Milano. Qui per regione Lombardia si è votato tre volte (2005, 2010 e 2013), ma nel 2013 il giorno del voto era lo stesso delle politiche. Nel 2004 e nel 2009 c’era invece da scegliere i vertici della vecchia provincia, con tanto di ballottaggio, che per i timbri è l’unico che conta, vista la coincidenza del primo turno con le europee. Mentre per il comune vanno considerati tre spazi riempiti sulla tessera: l’unico turno che nel 2006 è bastato a Letizia Moratti per battere Bruno Ferrante e i due turni che nel 2011 hanno portato al successo di Giuliano Pisapia, mentre nel 2001 a Gabriele Albertini è stato sufficiente un solo turno, che è stato organizzato nello stesso giorno delle politiche. Venti volte in tutto dunque, per i milanesi. Ecco che chi di voti ne ha persi due, ora si trova con la tessera elettorale da buttare. E magari nemmeno lo sa. Per capire quale sia la reale portata del fenomeno, alcuni quotidiani nazionali hanno chiesto al Viminale una stima di quanti siano gli italiani che hanno completato la loro tessera alle ultime consultazioni, quanti se ne siano fatta stampare una nuova in questi giorni e se il ministero abbia preso delle misure per evitare che domenica si formino code negli uffici dove si richiede il documento nuovo.

Ecco la risposta: “Il ministero non ha una stima delle tessere elettorali per le quali gli spazi risultano esauriti alle ultime elezioni, perché sono i singoli comuni che rilasciano le medesime tessere. Quindi neppure del dato relativo al numero delle tessere elettorali da rinnovare che non sono state ancora rinnovate. Per agevolare gli elettori che si accorgano solo domenica mattina di aver esaurito gli spazi sulla propria tessera elettorale sono state impartite direttive ai comuni con apposita circolare affinché gli uffici elettorali rimangano aperti per rilasciare una nuova tessera per tutta la durata della votazione, e cioè dalle ore 7 alle ore 23”. Per non ridursi all’ultimo, chi vuole dire la sua al referendum dia prima un’occhiata ai timbri. Nel 2001 il ministro dell’Interno Beppe Pisanu aveva introdotto la tessera elettorale come primo passo verso la sburocratizzazione propedeutica a quella più moderna digitale come in altri paesi del mondo. Ci sarà quindi poco da stupirsi se nei prossimi anni i nostri figli, dopo questi squallidi spettacoli che ci offrono i nostri rappresentanti politici, sostituiranno la nostra democrazia elettiva con un mega gruppo di Whatsapp, dove il vecchio trombone politico pesante e inconcludente verrà rimosso senza troppi complimenti con un semplice clic dall’amministratore di turno della chat.

 

Pubblicato in : Editoriale, La parola al SindacoTag: 2011, anni, democrazia, diligenti, disposizione, elezioni, elezioni regionali, estero, giorgio napolitano, milano, misure, mondo, napolitano, referendum, renzi, repubblica, scuola

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

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