Leggo con piacere che l’idea del Terzo Polo non è solo mia, cosa della quale peraltro non dubitavo, ma soprattutto che essa è trasversale rispetto a più collocazioni politiche: Socialisti, Liberali, Repubblicani, Patto Segni, Liberaldemocratici, Liberalsocialisti, e così via.
Credo che questo assembramento di adesioni sia lo specchio fedele della situazione in cui gli elettori italiani sono stati costretti a dibattersi dal maldestro tentativo operato dai partiti egemoni di cristallizzare la vita politica attorno a sé mediante il cd. bipolarismo.
E non è un caso se sono proprio i laici a dolersene poiché è nella loro tradizione contemplare sempre e comunque la più ampia possibilità di espressione del voto.
Diverso sarebbe il caso di un bipartitismo, ossia di un bipolarismo caratterizzato da due antagonisti che sono formati da due soli grandi partiti; ma questa ipotesi non appartiene alla storia della democrazia Italiana che si è formata su tradizioni politiche le più svariate.
Per questo il sistema proporzione è irrinunciabile presupposto per dar voce propria a tutti i cittadini, massimamente a quelli, e sono tanti, che non votano perché non si riconoscono tout court nelle coalizioni di centro destra o di centro sinistra e non vogliono “tapparsi il naso”.
La libertà di espressione di voto per essere tale deve consentire la scelta del proprio candidato ma anche del partito e del programma in cui l’elettore si riconosce, senza “prendere o lasciare” preconfezionati.
Certo, poi, dovranno essere ricercate le alleanze strategiche più opportune per realizzare lo scopo, ossia per vedere attuato il programma proposto, ma da una posizione di sovranità e di indipendenza.
L’obiezione per la quale il bipolarismo garantirebbe migliore governabilità è del tutto fatua e si scontra con l’evidenza dei fatti che indicano come le ali estreme degli attuali schieramenti di centrodestra e di centrosinistra finiscono con il condizionare pesantemente le stesse maggioranze di quelle coalizioni, rendendole instabili.
Nella cd. Prima Repubblica era il Centro a costituire il riferimento, ma anch’esso doveva fare i conti con i propri alleati; oggi, a fronte di due schieramenti formalmente opposti, ma sostanzialmente omogenei nelle loro componenti moderate, non può che essere un Terzo Polo a fungere da alternativa autentica e non di carta.
Il senso dello Stato, della cosa pubblica, l’idea del progresso attraverso le riforme sono patrimonio dei laici che non debbono ricercare patenti fasulle di progressismo o di riformismo, non avendo mai avuto come punti di riferimento né la Chiesa Cattolica né internazionali pseudo-socialiste.
Si percepisce un enorme bisogno di una forza indipendente che garantisca dignità alle istituzioni pubbliche: è un sentimento diffuso che la pur martellante propaganda mediatica non riesce a sconfiggere in tutti coloro che hanno a cuore sinceramente il bene comune e non sono obnubilati da interessi di bottega o da ideologie totalizzanti.
Soprattutto dobbiamo guardare ai giovani cui non può essere semplicemente proposta l’alternativa tra Prodi e Berlusconi, del tutto aliena dalle loro aspettative ideali.
Come ho già avuto modo di ricordare, l’impresa è più che ardua ma, se non si comincia non la si potrà mai vedere realizzata.
Si può pensare intanto ad aggregazioni locali, ad attività in comune, magari su temi specifici, insomma a creare un movimento di opinione per far sapere che non è detto che debba sempre essere così come oggi è, se lo vogliamo.
Paolo Alvigini

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