Non è una novità ma va registrata. Il viceministro Visco continua a dare i numeri. In un rapporto presentato al Parlamento il Nostro afferma, fra l’altro, alcune cose che meritano di essere sottolineate: 1) l’evasione fiscale in Italia ha raggiunto la dimensione di 100 miliardi l’anno 2) il fenomeno è ugualmente diffuso in tutte le zone del Paese 3) il dato colloca il nostro Paese molto al di sopra delle altre nazioni sviluppate 4) l’evasione riguarda prevalentemente le piccole e medie imprese 5) con l’incremento della lotta all’evasione sono stati recuperati 23 miliardi.
Se non ci fosse da ridire verrebbe da piangere. La realtà infatti è completamente diversa e a parlare sono i numeri non le interpretazioni. C’è intanto da sottolineare che tutte le stime circa l’evasione sono presunte e la presunzione che viene fatta a livello internazionale, dati Ocse, collocano il nostro Paese ad un 27, 5% di economia al nero, livello che non è molto lontano ad esempio dal 28,6 della Grecia o al 23,2 del Belgio. Di fronte all’evasione poi non tutte le regioni italiane sono uguali. I dati sono reperibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate e sono chiari. Il livello di evasione sale progressivamente passando dal Nord al Sud del Paese, si va dal 13,04 della Lombardia al 22,05 dell’Emilia Roma, dal 33,67 della Toscana al 60,55 della Campania per finire al 93,89 della Calabria. Le mistificazioni più grosse però riguardano gli ultimi due dati: la maggior percentuale di evasione da parte delle piccole imprese e il recupero ottenuto attraverso l’incremento dei controlli. Il primo punto è vero, le piccole imprese evadono di più rispetto alle grandi ma anche qui il viceministro si dimentica di dire che la tassazione delle piccole e delle grandi imprese non è uguale, anzi è inversamente proporzionale alle dimensioni. Bassa sui grandi, elevata sui piccoli. Non si può dare il dato senza ricordare che è il livello delle tasse ad incidere sulla propensione a pagare o meno. Infine il recupero. Sarebbe un successo se questo fosse stato realizzato a tassazione invariata ma non è così. A determinare la cifra concorrono anche tutti i nuovi aggravi d’imposta deliberati dal governo. Visco magnifica la lotta all’evasione per far vedere l’efficienza del suo dicastero e per far dimenticare l’aumento della pressione fiscale realizzato dal governo Prodi. Anche qui parlano i dati internazionali che proprio pochi giorni addietro hanno dimostrato come l’Italia, nell’ ultimo anno, sia il paese occidentale che ha avuto il maggiore incremento di tasse. Va ricordato poi che, una volta accertata un’ evasione fiscale, si innesca un meccanismo di corsi e ricorsi che porta lo Stato a riscuotere dopo molto tempo l’evasione scoperta. Sempre che la pratica vada a buon fine perché, di solito, a fronte di un accertamento pari a 100 il riscosso difficilmente supera 20. Del tutto risibile poi l’altra tesi sostenuta dal governo, per quanto riguarda l’evasione. Seconda questa vulgata i cittadini italiani pagherebbero spontaneamente le tasse perché hanno capito che si trovano davanti ad un governo “serio” contrario ad ogni ipotesi di condono e quindi, intimoriti dal fatto che ora la musica è cambiata, anche se contro voglia, farebbero il loro dovere con il fisco.
Può non piacere al governo ma giova ripetere, e ancora una volta i dati lo dimostrano, che per aumentare il gettito bisogna diminuire non aumentare le tasse che comunque, Visco o non Visco, vanno sempre pagate. E’ giusto però fare una battaglia politica per una diversa politica di settore smascherando anche, quando occorre, le bugie di chi crede che le tasse siano davvero “bellissime”.

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