E’ il caso di riflettere su quel riferimento del gip di Taranto alla “logica del profitto” intesa come spinta inesorabilmente criminogena.

Niente di strano? Sembrerebbe di no, visto che nella profluvie di reazioni, articoli, dichiarazioni di politici e no, nessuno ha avuto alcunché da obbiettare.
Eppure, quel riferimento alla “logica del profitto” è figlio di una “cultura” apparentemente desueta e, tuttavia, sempre in riemersione come un fiume carsico che ammorba e condiziona gangli vitali del nostro paese: scuola, giustizia, relazioni industriali.
Cosa intende dire la dottoressa Todisco con quel riferimento alla logica del profitto, oltretutto superfluo, perché i provvedimenti cautelari dovrebbero prescindere dalle intenzioni e dai sentimenti, ancorchè “deprecabili”, degli indagati?
Intende dire che il profitto (per parafrasare un incrollabile convincimento della sinistra marxista) porta nel suo seno il crimine come il temporale i fulmini?
In questi giorni il tema della giustizia e della magistratura “politicizzata” registra un nuovo picco di attenzione per le vicende legate alle intercettazioni della magistratura di Palermo, alla dura presa di posizione del presidente Napolitano e alla tragica morte del suo consigliere Loris D’Ambrosio.
Sono decine di anni che gli Italiani assistono a durissime polemiche originate dal sospetto che alcuni magistrati usino il bisturi per selezionare con precisione chirurgica i politici da colpire. E da altrettanto tempo alle reazioni basate sul contro-sospetto, talviolta fondato, che le accuse ai magistrati nascano solo quando indagati sono i politici.
E’ il caso, tanto per allontanarci dai condizionamenti delle passioni e delle appartenenze, di riflettere, proprio perché superfluo, su quel riferimento del gip di Taranto alla “logica del profitto” intesa come spinta inesorabilmente criminogena.
E’ un cascame di un tempo che fu: di una egemonia “culturale” tramontata e inesorabilmente condannata dalla storia. Eppure, come accennavamo all’inizio, in tempi di grave smarrimento culturale, accade che molti, in mancanza di altro, si attardino su quelle superate categorie ideologiche. E ne facciano strumento, forse inconscio, per operare in settori vitali della società italiana.
Si spiegano così le aberrazioni che si possono rilevare nella scuola e nei libri di testo, nei giornali, nel mondo del cinema e della televisione e, purtroppo, persino in quello della giustizia.
Dove i condizionamenti se non sono dettati dalla politica, spesso lo sono dai pregiudizi ideologici.

Oddio, carissimo Abate: non mi inquieti più del dovuto. Già la “sindrome di Sallusti” mi aveva scosso da un lato. Quella sua chiusa finale al commento ” Io ho scoperto questo sito e lo seguirò” mi mettte in apprensione dall’altro.
Ma a parte queste mie personalissime angoscie, anche io ho solo voluto dire ciò che ho detto (quel riferimento è prima di tutto inutile, e temo inconscio). E, nel mio piccolo, continuerò a seguire l’inchiesta di Taranto.
Con cordialità e simpatia.
Riconosco però, oltre a due refusi nel commento precedente, che se avesse scritto “per la logica esclusiva del profitto” avrebbe fatto meglio.
Pertanto, non la pensiamo nemmeno troppo diversamente.
Ancora saluti.
Gentile tuttocchiali,
Sono in ansia per lei.
Deve esserle presa la cosiddetta “sindrome di Sallusti”, il quale ormai vede focolai di politicizzazione (rossa, ca va sans dire) anche in operai che desidererebbero non contrarre malattie letali nè farne contrarre ai loro concittadini, oltre che lavorare. Una tale pretesa, per Sallusti evidentemente assurda, nascone di certo del leninismo.
Questa sindrome obbliga al retropensiero soprattutto quando non è il caso, allo scopo ultimo di reperire a tutti i costi un lembo, un’anticchia di marxismo, meglio se dove non c’è.
Mi spiego meglio: “Per il gip “chi gestiva e gestisce l’Ilva ha continuato in tale attivita’ inquinante con coscienza e volonta’ per la logica del profitto, calpestando le piu’ elementari regole di sicurezza”.
Cosa la indigna tanto in questa affermazione, scusi??
Non ha detto che la logica del profitto è schifosa in assoluto. Asserisce che lo è quando “calpesta le più elementari regole di sicurezza” allo scopo di ottenere profitti ingiusti. Resi ingiusti dal costo sociale che generano ed immorali dal dolore inflitto alle vittime di tali pratiche. Questo credo che anche a lei vada bene, no?
Per la Dottoressa chi gestiva l’ILVA “ha continuato in tale attivita’ inquinante con coscienza e volonta’ per la logica del profitto”: intende dire quel che dice e basta. Una cosa vera: che la violazione è stata fatto per far più soldi.
Non che far soldi, o desiderare di farne, sia in assoluto un male.
Spero di averla convinta.
Se vuole mi venga a trovare. Io ho scoperto questo sito e lo seguirò.
Saluti