Egr. Direttore,
non mi capita spesso di complimentarmi con persone, che, ancora, in Italia, dimostrano di avere buon senso e concretezza. Vedo, però, che, nel Suo periodico, di queste persone, ve ne sono. In questo momento vorrei riferirmi all’articolo del Direttore Sig. F. Binacchi, sulle superstrade. Sono quasi venti anni, ma, forse, anche di più, che denunzio la grave situazione della E45, che, addirittura, i politici, per fare un regalo agli speculatori delle autostrade, volevano mettere a pagamento, nonostante, le ormai, più che precarie, condizioni. Ci siamo opposti.
Recentemente, ho, di nuovo, portato l’attenzione sulla E45, ma anche su altre emergenze viarie, che, guarda caso, sono alla ribalta, con il maltempo, questi giorni, anche alla Commissione Europea, nella speranza, che, come già avvenuto, nel 1952, quando, la allora CEE, ci fece completare la progettazione della E45, succeda qualche cosa e si arrivi a fare le strade, super o normali, anche dove servono, in Appennino. Ha pienamente ragione il Direttore Binacchi, al quale, Le sarei grato, andrebbero girate queste mie modeste osservazioni: una E45 efficiente poteva evitare la Variante di Valico e tutti i problemi causati nel Mugello. Nella zona tra Romagna ed Umbria, inoltre, manca, anche, una ferrovia. In caso di sisma – siamo sulla stessa linea delle faglie Appenniniche recentemente riattivate-, in zona fortemente sismica, potrebbero crearsi problemi di viabilità alle stesse colonne di soccorso!.
Attendo, inoltre, dal Direttore Binacchi, una altrettanto attenta disamina, vista la Sua conoscenza del territorio, circa la più vecchia incompiuta italiana (65 anni): la E78, e l’importanza, di quello, che, io, chiamo, il Passante Appenninico. Recentemente, un politico, (il Pres. Reg. Toscana, Rossi, almeno lui lo ha fatto) si è espresso favorevolmente al completamento della Due Mari, che, potrebbe permettere, a ben tre regioni e mezza, Romagna e Marche, ad est, Umbria e Toscana, ad ovest, di parlarsi, visto che, sino ad ora, anche a causa dell’assenza della strada ferrata, non possono, a causa del meraviglioso e terribile Appennino. Anche per questi fondamentali collegamenti, che dovrebbero interessare l’Ata Valle del Tevere, totalmente abbandonata dalle istituzioni, vi è necessità assoluta, vista la carenza della ferrovia, fatta saltare, nel 1944, dai Tedeschi, nel tratto Arezzo – San Sepolcro, e non più ripristinata. Ci sarebbe, da riattivare, la tratta Fano – Urbino, e, in un Paese normale, collegarla con Arezzo.
I migliori saluti.Domenico Menchi
Gent.mo avv. Menchi, sono certo che il direttore Fabrizio Binacchi saprà porre la dovuta attenzione a quanto da Lei segnalato. (n.c.)

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