Le vicende che stanno accompagnando ogni giorno il gioco più popolare tra gli italiani, inducono a sviluppare qualche riflessione sulla vicenda, sugli attori e sul ruolo “idiota” di molta parte della stampa che ci massacra ogni giorno con dichiarazioni, smentite, rismentite e altre amenità attorno al mondo del pallone.
Ma per non passare dal ruolo di semplice tifoso insonne a cittadino impegnato politicamente, non può passare inosservato il collegamento tra gli scandali di questi giorni e le eventuali responsabilità dei singoli, nonché delle grosse società e degli azionisti delle stesse.
Trovo altresì offensivo per la pubblica opinione che personaggi , facenti parte di quella indiscussa e super tutelata categoria come i magistrati, possano andare a ricoprire incarichi come nel caso di specie, per cui essendo magari felici e danarosamente pensionati, vengano chiamati ad indagare sulla vicenda come Borelli, capo del pool di Milano.
A parte il fastidio di tale nomina e i segnali (mafiosamente parlando) che vengono inviati, per cui le veline degli interrogatori ai soggetti coinvolti, le dichiarazioni più o meno velate, ecc. ecc. ci riportano ai clamori del 1992, dove un’intera classe dirigente si trovò coinvolta, con lutti, segregazioni, carcere duro – e dopo anni – numerose assoluzioni: ma l’importante, allora, era sparare nel mucchio.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti, il livello di degrado pure, però allora Craxi, Forlani, e c., vennero perseguitati con l’accusa di “non potevano non sapere” come capi di cosche, e ladri vituperati
Orbene, se l’assioma vale per i democristiani, i socialisti, i socialdemocratici, come può non riproporsi oggi lo stesso teorema?
Il dott. Montezemolo, presidente di Confindustria, oggi alle prese con le sue contraddizioni e dell’intera categoria degli industriali che hanno sostenuto un governo che speravano fosse, un domani, loro amico, non può non avere responsabilità sulle vicende che coinvolgono la società della Juventus.
Non poteva non sapere il presidente della Fiat che la società operava, come si legge nella più perfetta illegalità e in una logica mafiosa?
Non poteva non sapere, o forse i troppi incarichi potevano giustificarne il “non conoscere”?
Oppure è opportuno e più utile che si estenda lo scandalo e le conseguenti indagini ad altre grandi società per limitare l’inchiesta verso quella squadra che oggi è più discussa di altre?
Renzo Vernier

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