Da socialista, laico, riformista e libertario prima che cristiano e giammai cattolico apostolico romano, le esternazioni del Cardinale Ruini, uomo di grande talento, mi lasciano completamente indifferente.
Il problema non è il Cardinale Ruini, bensì il Governo, in prima persona, e il Parlamento nel suo insieme.
Partendo dal presupposto che il Parlamento deve difendere la laicità dello Stato, le considerazioni del Cardinale Ruini devono essere considerate come diritto di parola perché ciò è previsto dalla nostra Carta Costituzionale.
I parlamentari, anche se sono cattolici apostolici romani, non possono tradire la Costituzione sul cui testo hanno fatto giuramento di fedeltà.
L’indimenticabile Pietro Nenni, spesso si soffermava sul significato del termine Laicità.
Affermava che Laicità significa non dipendere, nel caso di specie, dallo Stato Chiesa.
Laicità significa tolleranza verso chi non la pensa come te.
Laicità non significa imporre la propria volontà o il proprio credo.
In definitiva, Laicità significa dialogo, confronto e approfondimento dei temi in discussione, fino ad arrivare a prendere o a far prendere il meglio delle tesi a confronto.
Il Cardinale Ruini ha detto la sua e noi, senza complessi d’alcun genere, la nostra.
Tutti ricordano il duro confronto, Stato laico – Chiesa, sull’aborto, che vide vincente il polo laico.
Oggi, un confronto sulla fecondazione assistita, sulla sperimentazione che riguarda le cellule staminali per la ricerca e la cura di determinati malati, vedrebbe vincitori i laici.
Il diritto di parola è sinonimo di democrazia e giammai latente pericolo terroristico.
La paura, spesso, è l’anticamera della debolezza delle proprie idee. Nella società laica, il Cardinale Ruini è un cittadino come tutti gli altri, dediti al proprio lavoro quotidiano.
Domenico Civitano

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