Eppure ancora qualcuno nega quello che quotidianamente accade, ormai. Per cercare di risolvere un problema occorre almeno conoscerlo e affrontarlo. Mai negarlo.
Non vorrei inotrarmi in questioni giuridiche anche perchè non ne ho competenza. Ma quando sento che il quarto uomo, presumibilmente il capo branco, ancora minorenne per un paio di mesi, è stato condannato per due rapine, sempre lo stesso copione, violenza cieca e gratuita, allibisco. Libero perché era sparito dai radar. Irreperibile. Già scappato anche da una casa famiglia in Umbria. Dopo i colpi grossi, avevano provato a redimerlo con l’affidamento ai servizi sociali. Ma poi quella misura era stata revocata. L’ordine di carcerazione per finire di scontare la pena di un anno e quattro mesi risale al 2017. Troppo tardi. Gli altri tre, rei confessi con particolari circostanziati, scaricano tutte le colpe su di lui.
Ecco, questo ci fa comprendere in che razza di paese viviamo. Eppure ci riempiamo la bocca di frasi ripetitive come certezza della pena e giusto processo e altre serie e meno serie. E, naturalmente l’attesa della sentenza che spesso arriva dopo qualche anno. Il garantismo che ci contraddistingue non può e non deve farci perdere di vista lo scopo della della punizione. Non fine a se stessa ma finalizzata a un eventuale reinserimento nella società, specie se il soggetto è molto giovane. Mi viene in mente la filastrocca di noi bambini, indefessi assidui lettori del Corriere dei Piccoli. Alla prima che mi fai ti licenzio e te ne vai, sentenziava Tamarindo. Ma lui era cattivo. Noi che siamo buoni e rispettosi dei diritti umani, ci accontenteremmo di licenziare alla seconda.
Già a Frosinone la banda aveva massacrato un signore di 86 anni che viveva solo. Il figlio racconta “Non sapevo nemmeno fosse stato condannato. Uno s’aspetta che chi commette un delitto del genere paghi. E poi venga ricondotto nel suo paese, non può restare in Italia. Salvini dice che bisogna buttare via la chiave? Da figlio sono d’accordo». Il 7 luglio un’altra rapina, sempre a Frosinone. Una coppia massacrata di botte, anche con le mazze.
Ecco, Salvini dice . Salvini ha ragione. E non dovrebbe essere lasciato solo a dirlo. Nel vuoto che si è creato nell’ambito della giustizia è chiaro emerge chi incontra le istanze e le esigenze della gente, di chi percepisce una insicurezza reale.
Perchè le mazzate non si percepiscono, si sentono.
«Quando l’abbiamo preso piangeva come un bambino. Se l’era fatta addosso dalla paura». Racconta un poliziotto. “Organizzano le rapine come dovessero mettere insieme una squadra per una partita di calcetto. Un giro di telefonate. Tu ci stai, no? Allora chiamo quell’altro. La cosa disarmante è che noi passiamo la vita a correre dietro sempre alle stesse persone”.
Ma di che stiamo parlando.
Qualcuno sostiene che tutto il mondo è paese. Manco dalle capitali europee da qualche anno ma ricordo, sulla metro di Berlino per esempio, ragazze sole tranquille all’una o due di notte, nessuno che potesse procurare un minimo di apprensione in giro. Avrò avuto le traveggole. Forse è cambiato anche là. Ma , se ci sono, queste teste calde, eufemisticamente, o violenti ciechi e gratuiti, già beccati e condannati, vengono messi in condizione di non nuocere. Del resto fino a una decina d’anni fa questa “percezione” come si usa chiamarla ora , grottescamente, non si aveva nemmeno qui.
Tagli di orecchie e di dita, botte da orbi senza motivo apparente non è percezione. C’è da chiedersi davvero se, chi pensa che è tutto ok, sia informato di ciò che gli accade intorno .Ormai non c’è famiglia che non abbia subito un furto più o meno violento. Perfino il nostro sindaco, Dario, sempre in ritardo e quando si sente il fiato sul collo come è suo costume, ha pensato di correre ai ripari. Aiutando economicamente famiglie disagiate ad allucchettarsi in casa. E non c’è da commentare. D’altra parte la sicurezza a questi livelli non spetta a lui, come sappiamo. Ma spetta a lui e alla polizia municipale, insieme a tutte le forze dell’ordine, osservare e controllare il territorio. E allertare le istituzioni competenti che, a loro volta, sicuramente vigilano attraverso i mezzi a loro disposizione. Ma purtroppo la prevenzione non basta e occorre ricorrere a sistemi repressivi.
Del resto nella nostra cittadina graziosa e sì carina, si dice, meglio aver paura che buscanne.
Noi siamo talmente infarciti, giustamente, di diritti umani che potrebbero essere il nostro ventre molle. Ci siamo dedicati all’emancipazione pensando di poterla esportare a tutti. Ma non è così e loro , i mostri, continueranno ad agire, protetti e garantiti dai diritti umani inalienabili.
Anche quelli delle vittime, che hanno diritto di essere protette e difese.
Carla Ceretelli

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