• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

T-bond e stablecoin, una miscela esplosiva per gli USA 

Il mondo dovrebbe essere giustamente preoccupato degli effetti destabilizzanti del debito americano. Principalmente per due motivi. In primo luogo per la sua crescita sempre più vertiginosa, anche dovuta alla volontà di Trump di aumentare del 50% le spese militari nel 2027, portando il bilancio del Ministero della Guerra a 1.500 mld di dollari. Di conseguenza sempre meno acquirenti internazionali vorranno comprare obbligazioni statunitensi emesse a sostegno delle crescenti spese militari. La quota dei bond in mano straniera è già scesa dal 50% del 2015 al 31% di oggi.
In secondo luogo, perché è in corso un pericoloso cambiamento dei detentori delle obbligazioni, T-bond di vario tipo, emesse dal Treasury. Si sta passando dai governi e dalle banche centrali delle maggiori economie mondiali ad acquirenti speculativi e a dir poco opachi.

di Mario Lettieri e Paolo Raimondi | 24 Febbraio 2026

 Il mondo dovrebbe essere giustamente preoccupato degli effetti destabilizzanti del debito americano. Principalmente per due motivi. In primo luogo per la sua crescita sempre più vertiginosa, anche dovuta alla volontà di Trump di aumentare del 50% le spese militari nel 2027, portando il bilancio del Ministero della Guerra a 1.500 mld di dollari. Di conseguenza sempre meno acquirenti internazionali vorranno comprare obbligazioni statunitensi emesse a sostegno delle crescenti spese militari. La quota dei bond in mano straniera è già scesa dal 50% del 2015 al 31% di oggi.
In secondo luogo, perché è in corso un pericoloso cambiamento dei detentori delle obbligazioni, T-bond di vario tipo, emesse dal Treasury. Si sta passando dai governi e dalle banche centrali delle maggiori economie mondiali ad acquirenti speculativi e a dir poco opachi. Come avevamo già riportato, gli hedge fund con base nei paradisi fiscali, dal 2022 a oggi ne hanno acquistato per oltre 2.000 mld, diventando il primo detentore di titoli di Stato statunitensi.
Adesso anche le criptovalute si sono “avventate” sui titoli di Stato Usa. Il Financial Times riporta che Tether, la più grande stablecoin con sede a El Salvador, nel 2025 ha acquistato T-bond per 28,2 mld di dollari, diventando il settimo maggiore acquirente offshore. Questo supera i nuovi acquisti della Cina. Le partecipazioni in titoli del Tesoro di Tether e Circle (il secondo più grande gruppo di stablecoin) superano ampiamente quelle degli investitori della Corea del Sud e dell’Arabia Saudita.
Non è una tendenza momentanea, ma una scelta conseguente alla politica dell’Amministrazione Trump. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent la considera una buona cosa, perché è convinto che “le stablecoin possano assorbire l’emissione di debito americano in continua crescita”. Ritiene inoltre che il settore potrebbe presto espandersi dagli attuali 300 a 3.000 mld di dollari.
La Bank of America, citando uno studio finanziato dal Dipartimento del Tesoro, ha avvertito che addirittura 6.000 mld di dollari di depositi potrebbero abbandonare il settore bancario e migrare verso le stablecoin, se fosse loro consentito di pagare interessi, anche indirettamente, ai detentori.
Le stablecoin, come l’USDC da 70 mld di dollari di Circle, sono ancorate alla moneta statunitense e garantite da riserve come buoni del Tesoro statunitensi a breve termine o da depositi bancari assicurati. Sebbene il pagamento diretto degli interessi ai detentori di detti token sia vietato dalla legge Genius Act del 2025, il settore ha trovato una soluzione alternativa attraverso la partecipazione di terze parti, come le piattaforme di scambio di stablecoin. Circle, ad esempio, non paga alcun interesse ai detentori di USDC, ma Coinbase, la piattaforma di scambio di beni digitali con sede a San Francisco e con asset per oltre 40 mld di dollari, a determinate condizioni lo fa, con un tasso di circa il 3,5%. Circle, a sua volta, paga a Coinbase una commissione per la custodia e altri servizi relativi a USDC, sovvenzionando di fatto gli interessi che i detentori ricevono.
Emittenti e piattaforme a loro volta possono usare sia le stablecoin sia i titoli del Tesoro in loro garanzia come sottostante per emettere dei derivati finanziari. Una potenziale catena di prodotti finanziari speculativi che, si teme, nemmeno il miglior San Gennaro potrebbe proteggere e garantire.
Oltre al pericolo che i prodotti derivati basati sulle stablecoin possano fallire e trascinare con sé i titoli del Tesoro, le grandi banche commerciali, come la JPMorgan Chase, sono “terrorizzate dall’idea di perdere i depositi al dettaglio a favore di prodotti legati alle stablecoin, poiché questi ultimi pagano interessi più elevati”, scrive il Financial Times. La crescita delle stablecoin ridurrebbe i depositi e i prestiti bancari. Secondo alcuni studi, centinaia di banche regionali andrebbero in crisi se dovessero essere costrette ad alzare i tassi d’interesse per mantenere i depositi in fuga.
Anche il Bank Policy Institute, l’organizzazione apartitica di ricerca e promozione politica che rappresenta le principali banche americane, teme che questa fuga penalizzi gli istituti di credito e “aumenti il rischio di una crisi finanziaria”.
Interessante notare che dall’altra parte del Pacifico le cose sono diverse. La Cina è da tempo cauta nei confronti delle criptovalute. Il 6 febbraio, la Banca Popolare Cinese ha ribadito il divieto deciso nel 2021 sulle attività legate alle criptovalute e ha anche chiuso le porte all’emissione all’estero di stablecoin ancorate al renminbi.
Ci si torna a interrogare sul controllo della valuta nazionale e sulla supervisione delle attività finanziarie. La chiave è la sovranità. Le stablecoin non possono bypassare la banca centrale. Il rischio che esse eludano i controlli sui capitali è reale.
Nell’ultimo periodo le criptovalute e le stablecoin sono crollate. Nei passati 6 mesi il valore delle azioni di Circle hanno perso quasi il 70%. Il bitcoin è sceso di quasi il 50% dal suo picco. Nonostante ciò perché Trump & Co. insistono nel promuovere le criptovalute? Dopo un anno sull’ottovolante trumpiano e dopo i tanti scandali inimmaginabili, perché tanta insistenza? Un po’ di sana dietrologia: forse perché alla prossima grande crisi finanziaria gli Usa pensano di poterla comunque scaricare sul resto del mondo.

Mario Lettieri* e Paolo Raimondi**
*già sottosegretario all’Economia **economista 

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti