
Ancora il vincitore delle elezioni in Toscana, Eugenio Giani non si era insediato nel prestigioso incarico, che la sconfitta Susanna Ceccardi era finita sotto i colpi del fuoco amico. A lanciarle gli strali, non erano gli avversari del centrosinistra. Ad attaccarla, con cattiveria degna di miglior causa, e che tuttora prosegue, proprio coloro che fino al 21 settembre ne avevano fatto il vessillo sotto il quale avevano marciato verso la immancabile vittoria. Quale la colpa di colei che fino a pochi giorni prima veniva dipinta come la nuova Giovanna d’Arco, destinata a riscattare il popolo toscano dal “giogo comunista” di cui, da cinquanta anni (settanta se si considera il periodo precedente alla entrata in funzione della Regione) era vittima?
Susanna, questa la imperdonabile colpa, è tornata al suo bel seggio del Parlamento europeo. Dunque, diserzione e alto tradimento, secondo l’accusa. E la pena ha da essere adeguata al peccato e, possibilmente, anche di più. Naturalmente, c’è tanta ipocrisia nel gettare la croce addosso alla ex candidata presidente. Lo sapevano tutti coloro che non volevano fingere, che Ceccardi era stata candidata da Salvini, in una gara che aveva scarse possibilità di vittoria, proprio perché protetta dal paracadute del seggio di Strasburgo. Non era un mistero che non aveva tutto il “mestiere” del suo competitore. Era noto che la campagna elettorale del centrodestra era basata esclusivamente sulla parola d’ordine “liberiamo la Toscana dai comunisti”. Quanto ad un minimo di programma che supportasse, anche approssimativamente una idea della nuova Toscana, dopo la vittoria, nessuno lo ha mai visto perché nessuno aveva nemmeno tentato di metterlo assieme. Ora, in tutte le componenti del centrodestra, leghista, fratelliditalista e forzitalista, è in atto la più grande opera di occultamento delle reali ragioni della sconfitta, tutta a danno di un unico capro espiatorio, ovvero la Pulzella di Càscina, comune del pisano che aveva conquistato alla Lega ma che, per sommo scorno è nei giorni scorsi ripassato al centrosinistra. Tanto veniva considerata la candidata inviata dal cielo, giovane, fresca, irruenta e capace di trovate geniali, anche quando esprimeva il suo disprezzo verso “Imagine” capolavoro dei Beatles ma anche canzone “comunista”, quanto ora è passata ad essere la candidata nativa in un paesello, che non poteva dare l’assalto niente di meno che a Firenze. E pensare che nemmeno un mese fa avevano creduto, entusiasticamente, ai sondaggi farlocchi che la davano sicura vincente, proprio grazie alle sue innate doti comunicative e politiche. Indicata come nuova Giovanna d’Arco dal “suo” popolo, pare ora toccarle proprio la medesima sorte. Con una differenza odiosa. La Pulzella d’Orleans venne bruciata dai nemici inglesi, con l’accusa di eresia. La Pulzella di Càscina, al contrario, è mandata al rogo dai tanti che avevano marciato dietro a lei, pur essendo la più ortodossa tra i seguaci di Salvini. Ma l’importante è che il rogo sia purificatorio per un centrodestra che in Toscana, pur maggioranza in moltissimi comuni, non è mai riuscito, in cinquanta anni, ad apparire credibile e capace di sapere governare la Regione.
Nicola Cariglia

Vorrei ricordare all’autore dell’articolo che “Imagine” è un capolavoro di John Lennon, pubblicata nel 1971, e non come riportato dei Beatles che già si erano sciolti nel 1970……
Grazie.
Non sono molto d accordo sulla disamina riguardo al programma che neanche il PD aveva.. così come la diatriba comunisti fascisti ma allora perché un mallegni non si è lui si candidato.. Poteva essere lui l uomo forte. Ma perché da anni c è una mescolanza di politica ed affari che abbraccia tutti destra sinistra centro… non c è una base forte di cdx come invece ha il csx che quando chiama a raccolta essa risponde…perché la comfort zone come si chiama in psicologia è sempre più attraente dell ignoto…
Noto con piacere che Susanna Ceccardi sia stata paragonata ad un personaggio di grande valore storico, anche se l’accostamento voleva essere ironico. Mentre non è possibile trovare un personaggio di altrettanto valore da accostare al suo spento antagonista.
Per dare a Cesare quello che è di Cesare: il copyright dell’accostamento è tutto dei sostenitori della signora Ceccardi, non mio.