Una vera e propria ovazione è stata tributata a Ricardo Muti, che, a distanza di un anno dalla splendida esecuzione del Macbeth verdiano, si è nuovamente presentato al Teatro del Maggio, proponendo però stavolta un brano di rara esecuzione, la Missa defunctorum per soli, 2 cori e orchestra di Giovanni Paisiello.
In realtà il celebre direttore aveva già eseguito una decina di anni fa la medesima composizione a Firenze, anche allora dirigendo l’Orchestra giovanile Luigi Cherubini, da lui stesso fondata nel 2004; nel concerto odierno il coro era invece quello della Radio bavarese, un complesso vocale di altissimo livello, che ha contribuito in misura determinante a restituire la partitura di Paisiello in tutta la sua solennità e lucentezza sonora.
La Missa defunctorum, composta nel 1789 in memoria di alcuni parenti del re Ferdinando IV morti di vaiolo e rielaborata un decennio più tardi, dopo la scomparsa di papa Pio VI, non è un pezzo connotato da fitte trame contrappuntistiche, ma al contrario denota una linearità strutturale di stampo neoclassico, tendendo ad un’espressività operistica. Ciò è emerso fin dalla sinfonia introduttiva, ridisegnata in modo impeccabile dalla bacchetta di Muti, che ne ha sottolineato il carattere sommesso e cupo; successivamente, per l’intero corso dell’ampia Messa, il direttore partenopeo ha saputo delineare con grande profondità espressiva quel senso di compostezza ieratica, che è la cifra caratteristica del brano, sostanzialmente privo di accentuati sbalzi emotivi.
In questa magnifica interpretazione del vasto affresco sonoro di Paisiello, oltre ai meriti di Muti, occorre ribadire la bravura del Coro della Radio bavarese, e, ovviamente, menzionare l’eleganza e la precisione degli strumentisti dell’Orchestra giovanile Luigi Cherubini, cui si sono unite le voci dei quattro splendidi solisti, il soprano Benedetta Torre, il contralto Daniela Barcellona, il tenore Giovanni Sala e il basso Gianluca Buratto.
Luca Summer


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