È vero,sarà il Sud,che alla fine salverà l’Italia. Con la realizzazione della mega struttura del Ponte sullo Stretto di Messina. Si creeranno le grandi occasioni per arrivare,finalmente, alla conurbazione dell’area integrata dello Stretto e la tanto auspicata formazione delle due grandi aree metropolitane,dove vi sarà sicuramente sviluppo sociale e benessere. E’ successo in tutte le zone del mondo dove sono entrati in funzione i Ponti che hanno unito due terre staccate dal mare. In tutti questi posti si è verificato che le previsioni sono state superate dalla realtà. Ricordo che nel lontano 1974, proposto dal Ministro Socialdemocratico Giuseppe Lupis e sotto il patrocinio del Centro Sviluppo Sicilia Orientale, presso la Camera di Commercio di Messina, si svolse il convegno “Messina Porta d’Europa. Intervennero, invitati dagli organizzatori, i costruttori e i dirigenti dei tre più grandi Ponti del mondo: l’ingegner George Shoepfer, per il Verrazzano di New York, l’ingegner Edgard Cardoso, per il ponte sul Tago a Lisbona e l’ingegner Sile Safetin, per il ponte sul Bosforo a Instanbul che unisce l’Asia all’Europa. Ai tre relatori, che avevano avuto la massima libertà di intervento si era chiesto, in particolare, di riferire sulle differenze che si erano riscontrate tra le previsioni degli effetti sulle zone circostanti ai Ponti e la realtà delle conseguenze riscontrate dopo la realizzazione delle opere. Shoepfer, Verrazzano, riferì che nel primo anno di esercizio 18 milioni di veicoli utilizzarono il Ponte e aggiunse che negli anni seguenti il traffico continuo’ a superare tutte le stime preventive e che nel 1972 il traffico stesso supero’ i 40 milioni di veicoli, qualcosa come 110 mila veicoli al giorno. Delle due testate del ponte, una poggiava su una zona non suscettibile di ulteriori sviluppi, l’altra sull’isola di Staten Island, che proprio il distacco dall’area della metropoli aveva penalizzato pesantemente. L’isola subì un improvviso sviluppo superiore ad ogni previsione. L’incremento della popolazione, che era di 3.000 unità all’anno, salto’ a 16.000 unità; le attività commerciali si incrementarono del 50%, le vendite al minuto del 128%, il numero dei lavoratori addetti al commercio aumento del 42%. Lo stesso andamento di grande divaricazione tra previsioni e realtà conseguente alla realizzazione dei Ponti fu’ riferito dagli altri relatori a proposito delle Regioni interessate dai Ponti sul Tago a Lisbona e sul Bosforo a Instanbul. I fatti dimostrano che i Ponti erano e sono entità capaci di auto-finanziarsi e la loro realizzazione non pesava e non peserà sui bilanci degli Stati. Il Presidente Prodi moltissimi anni fa aveva espresso la sua opinione favorevole al Ponte sullo stretto di Messina; allora Presidente dell’IRI, Prodi, aveva definito il Ponte ” una scommessa attraverso la quale l’Italia avrebbe potuto accorciarsi di 240 chilometri. La Sicila, commentava lo stesso Prodi nell’85 e’ fortemente ostacolata da questa barriera naturale, ossia dallo Stretto. E a sostegno della sua tesi, il Professore portava una valanga di cifre: il risparmio di tempo per un automobilista e’ di 40 minuti, 35 per gli autocarri e 92 per i treni. Nel 2015 transiteranno sul Ponte 212 milioni e 621 mila autovetture e 295 mila carrozze ferroviarie”. Poco tempo prima , lo stesso Prodi aveva descritto il Ponte e il connesso potenziamento delle reti autostradali come ” una grande opera di interesse collettivo indispensabile perché il nostro Sistema economico possa concorrere
con le altre Nazioni. Secondo Dino Madaudo, già parlamentare e sottosegretario di stato per il PSDI, siciliano, il Ponte sullo Stretto di Messina, se realizzato, sarà un traino importante per l’economia nazionale e non solo salverà l’Italia ma diverrà la vera Porta dell’Europa per tutto il mondo che si affaccia sul Sud del Mediterraneo.
Dino Madaudo
Articolo pubblicato sulla pagina Facebook della Fondazione Giuseppe Saragat

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