
Un devastante attacco missilistico russo ha colpito un evento dell’industria della difesa alle porte di Kiev, provocando almeno 10 morti e un centinaio di feriti. La tragedia si consuma in ore di altissima tensione geopolitica, mentre la Casa Bianca e fonti diplomatiche confermano che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky volerà a Washington il prossimo martedì 28 luglio per un incontro bilaterale cruciale con il presidente statunitense Donald Trump.
L’attacco russo ha preso di mira in pieno giorno un campo di addestramento privato a Bucha, nella regione di Kiev, dove era in corso un evento espositivo organizzato dai produttori locali di droni e armamenti.
L’ufficio del Procuratore generale ucraino ha confermato il decesso di 10 persone e il ferimento di circa 100 civili e addetti ai lavori.
Un missile balistico guidato ha centrato l’area cogliendo di sorpresa i presenti. Sul caso sono stati aperti due procedimenti penali per crimini di guerra.
Nelle stesse ore, un altro pesante raid russo ha preso di mira la città meridionale di Zaporizhzhia, provocando altri 25 feriti, tra cui sei bambini.
L’attacco ha sollevato un’ondata di rabbia interna in Ucraina per la vulnerabilità di eventi strategici legati alla difesa, considerati obiettivi prioritari dall’intelligence di Mosca.
Nonostante l’escalation sul campo, la diplomazia internazionale accelera per trovare una via d’uscita al conflitto. Martedì 28 luglio, Zelensky attuerà una missione diplomatica di massimo rilievo negli Stati Uniti.Il viaggio ufficiale toccherà due momenti chiave:
Il leader ucraino parteciperà a Washington ai funerali del senatore repubblicano Lindsey Graham, storico e accanito sostenitore della causa ucraina a Capitol Hill.
Zelensky incontrerà direttamente Donald Trump. Al centro del colloquio ci sarà la discussione su un nuovo e concreto “schema di pace” per sbloccare lo stallo della guerra.
Zelensky ha recentemente intensificato i contatti con gli inviati statunitensi, dichiarando di intravedere segnali positivi per il futuro delle relazioni con l’amministrazione Trump, anche grazie alla mediazione dei partner europei. Il vertice di martedì potrebbe segnare una svolta decisiva per i futuri equilibri del conflitto.
Mentre a Kiev si raccolgono i pezzi di carne umana e i rottami di droni polverizzati da un missile balistico, a Washington si stirano i tappeti rossi e si preparano i sorrisi di circostanza. Dieci morti. Dieci vite spezzate in un pomeriggio qualunque, colpevoli solo di aver cercato un modo per difendere i propri confini, la propria casa, la propria pelle. Ma la morte sotto le bombe, ormai, fa statistica, non fa più notizia. Viene derubricata a “danno collaterale” di una fiera della difesa, come se morire mentre si progetta la resistenza fosse meno osceno che morire in un letto d’ospedale.
E poi c’è la commedia dell’arte della diplomazia. Il presidente ucraino prende l’aereo, attraversa l’oceano e va a stringere la mano a Donald Trump, l’uomo che ha fatto del pragmatismo cinico la sua bandiera. Andrà a negoziare uno “schema di pace” che assomiglia terribilmente a una resa mascherata da realismo politico. Andrà a piangere il senatore Graham, l’ultimo dei mohicani che ancora credeva nei vecchi valori occidentali del coraggio e della libertà, per poi sedersi alla scrivania di chi calcola la libertà un tanto al chilo, un tanto a dollaro.
Giuseppe Basilico

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