Adelmo Ballardini di Castelbolognese, militante socialista, era zio di mio padre Aurelio avendo sposato Ida Plazzi sorella di Adele la mia nonna paterna. Adelmo era solito recarsi al lavoro di impiegato nelle ferrovie in bicicletta. Il giorno 1/8/1923 un gruppo di fascisti gli sgonfiò le gomme della bicicletta e, mentre si accingeva a sistemare la bici al temine del suo turno di lavoro, lo colse alle spalle e lo uccise a randellate. A distanza di un anno il quotidiano La Voce Repubblicana (1/8/1924) ne ricordò la figura col seguente testo: “ Nell’anniversario del barbaro assassinio del ferroviere Adelmo Ballardini i Gruppi locali di opposizione deposero una grande corona di fiori sulla tomba della vittima. Al cimitero si ebbe un interminabile pellegrinaggio di cittadini di ogni partito che vollero attestare così il loro compianto per la vittima, la loro solidarietà colla sua famiglia dolorante, la loro sincera riprovazione per il brutale omicidio i cui autori sono tuttora in gran parte liberi. Molto ricercata “ La Voce” per la corrispondenza relativa. L’altra notte mani gentili e pietose deposero fiori rossi sul luogo dove fu consumato il delitto ed una scritta “ Anche qui cominciò in martirio”. L’anima popolare dimostra così tacitamente ma compostamente e con spontaneità la sua avversione decisa alle violenze e ai soprusi della nuova era”. Adelmo aveva tre figli: Eustergio, Paolino e Tina. Quest’ultima avrebbe poi gestito un negozio di fiori nel centro di Faenza. Eustergio e Paolino, conclusi gli studi in collegio, sarebbero divenuti il primo bancario a Castelbolognese, il secondo capostazione a Rimini. Mio padre Aurelio frequentò spesso Eustergio e Paolino. L’ultimo mio incontro con Paolino fu ad Imola, nella abitazione di mio padre a fine maggio a inizio anni ’90. Era felice perché era programmato per ottobre un viaggio gratuito negli Usa ad un congresso di cardiochirurgia ad accompagnare il prof. Dogliotti che lo aveva operato al cuore 10 anni prima e nessuno al mondo era sopravvissuto tanto a lungo. Purtroppo sarebbe morto in agosto. Fu proprio in questa occasione che Paolino mi confidò come, al termine della seconda guerra mondiale, avendo saputo che uno degli uccisori di Adelmo era divenuto ferroviere alla stazione di Imola , lo affrontò e lo pestò. Questi si schermiva dicendo “ Paolino lasciami stare, adesso sono divenuto comunista anch’io” al che Paolino rispose “ Puoi essere diventato quello che vuoi, ma hai ucciso mio padre lo stesso”. Nel dopoguerra il comune di Castelbolognese intitolò ad Adelmo una strada.
L’altro zio di mio padre Michele Barnabé, militante socialista nel Psiup, fratello di mio nonno Paolo, non ha avuto analogo riconoscimento dallo stesso comune di Castelbolognese essendo stato ucciso da stalinisti ad inizio del 1946. Sembra quindi sempre valido l’assioma del fondatore del Partito radicale francese che dice “ Pas d’ennemis a gauche”.
Mario Barnabé

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