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storicismo, attualità e pensiero laico

di Antonio Dani

di Antonio Dani | 18 Febbraio 2007

Lo storicismo ha talmente pervaso ogni forma di pensiero dal più pretenzioso al più quotidiano, da non potersi cogliere la distinzione tra una lettura storicistica e una non storicistica. Anzi è convinzione comune che qualsiasi comprensione per sua natura non possa che essere storicistica, ossia avvalersi della verifica e della coerenza imposte dai risultati delle discipline specialistiche.
Siffatto trionfo incondizionato dello storicismo anche sotto mentite spoglie relega i suoi detrattori alle gogna dell’irrazionalismo. Così accadde fra gli anni dieci e trenta del Novecento con le ben note conseguenze.
È significativo che anche il finalismo irrazionalista di Spengler sia inglobato nelle correnti dello storicismo. Diremmo piuttosto che lo storicismo si diramò in correnti diverse e aperte fino a quando i risultati delle discipline specialistiche erano dominati da filologie aleatorie e opinabili.
Ma fra le due guerre, e dopo la seconda soprattutto, le branchie della sociologia, della psicologia, l’antropologia culturale, le varie storie materiali affrontate negli “Annales”, la ricerca archeologica e la storia delle religioni, hanno irrobustito i tradizionali traguardi delle filologie ottenendo risultati condivisi per cui varianti irrazionalistiche dello storicismo sono impensabili e improponibili, alla stregua dei ribaltamenti antistoricisti a cui aspirava lo storicismo marxista. A ciò si aggiunga il collante offerto dall’enorme documentazione in cui ingrassa la storiografia contemporanea, collante per tutto e quasi rituale litania dove i conti del certo e dell’incerto scivolano nel presente senza ammaccarlo d’un’acca
È esattamente a questo punto che lo storicismo da scuola di pensiero pervade il senso comune, si spande come un condimento e instaura la religione d’una storia esatta, unica e irreversibile, divenendo in breve quello che sarebbe giusto chiamare STORICISMO COATTO. Il pensiero laico liberale e socialista sconta nello STORICISMO COATTO una montagna invalicabile, perché se proprio tale pensiero ebbe tra i suoi sostenitori anche i padri fondatori dello storicismo, è pur vero che nello sviluppo dell’Occidente e dell’Occidente allargato a Africa, Asia e Americhe, l’instaurarsi della libertà come storia esatta non lascia libertà. Il trionfo incontrastato dello storicismo ha trovato nello specialismo delle microdiscipline, nell’intersecarsi infinito delle interdisciplinarità, un suo fondamento tanto più irremovibile quanto più le microdiscipline tendono a saldarsi con le cosiddette scienze esatte, con le tecnoscienze determinando un graduale aggiustamento e allineamento delle traiettorie dei diversi saperi in un vettore unico e insostituibile.
Perciò il pensiero laico scopre inaspettatamente nei suoi figli i propri nemici, dal momento che i margini per un libero pensiero sono sempre più ristretti insieme all’insecchirsi e impoverirsi delle interpretazioni, quando l’ermeneutica si fa sempre più debitrice ai giochi dell’arte combinatoria. Ciò non si dà per colpa d’una censura politica, d’un dominio prevaricatore sui saperi, ma perché la vittoria della storia esatta stride con la libertà. La libertà di essere esatti non esiste, perché da tetto protettivo sulle nostre teste la libertà diventa un ninnolo tra le mani, ninnolo da consumare e per sempre impedito ad aprirsi al ventaglio delle possibilità. Lo STORICISMO COATTO spenge le possibilità, il pane del libero pensare, in quanto ninnolo la libertà avvilisce le sue possibilità in velleità gratuite, nel delirio del tutto è possibile per tutti, purché qualsiasi conquista sia annullata. Ma per combattere lo STORICISMO COATTO non si possono rinverdire e accampare irrazionalismi, new ages, viaggi a Benares, i sacrosanti diritti delle pietre alla metamorfosi, e tutto il folclore umanistico stupido-novecentesco, esausto e concluso. Lo STORICISMO COATTO va inseguito e colpito per vietargli di recidere lo strascicotemporale che arriva alle nostre spalle, perché l’inizio dello strascico resti perso in sale e scalinate inconoscibili, perché almeno i mattoni del DNA restino liberi di sognare altro DNA. Per recidere lo strascico e farne l’”hortus conclusus” lo STORICISMO COATTO si arroga il diritto, esso che dalla metafisica era fuggito, di farsi metafisica a se stesso, ovvero si realizza come ATTUALITÀ, il nostro quotidiano condimento di attimi e pulsioni da godere o maledire, l’elisione di ogni fare che illude con la vertigine dell’onnipotenza.
Qualcuno incautamente parlò di fine della storia. Ma la storia non è finita, la storia è reiterata dalla e nella ATTUALITÀ, la storia è reiterata nello STORICISMO COATTO che il pensiero laico non assume come problema dei problemi perché paralizzato dal terrore di uccidere il figlio più amato. Invece l’ATTUALITÀ porta lo storicismo alla sua condizione agonica permanente, quella di rivelarsi non leva delle libertà e delle possibilità ma destino, religione fatta invincibile non da una fede ma da un’elencazione telematica, da un artificio materialmente organizzato. Lo STORICISMO COATTO partorisce metafisiche a proprio uso e consumo, è l’“hortus conclusus” in cui ogni atto è privato di gerarchia, quindi non appartiene all’agire, infatti vero scopo dell’ATTUALITÀ è spengere l’azione. Ecco allora la follia di una metafisica e dei suoi fruitori appartenenti al medesimo “hortus”, ecco l’insaziabile e invulnerabile ATTUALITÀ che si dà come metafisica a se stessa. Perché ATTUALITÀ e STORICISMO COATTO sono in fondo la stessa cosa.
Se il pensiero laico senza vendersi a esoterismi e irrazionalismi non si ribellerà allo STORICISMO COATTO DELL’ATTUALITÀ, esso brinderà sempre alla propria retorica, al non capacitarsi come pensiero unico di non essere più un pensiero ma sfilza di luoghi comuni imbottigliati in un oggi eterno. Dove la comprensione si soddisfa nel riconoscimento emotivo dell’altro, secondo un meccanismo che tutto azzera e tutto crede di compiere e esaudire.
È espediente dello STORICISMO COATTO farci credere che libertà e istinto possano trovare coincidenza, e che la libertà, una volta fissate le regoli comuni, sia un bene da consumare, non più un tetto ma un ninnolo tra le mani. Questa libertà non è libertà, e questo da europei italiani potremo dirlo non come irrazionalisti, potremo dirlo se sapremo riscoprire la nostra storia oltre le secche dello storicismo dove per primi la facemmo arenare. Allora è molto probabile che l’unica possibilità di sopravvivenza del pensiero laico sia lasciare i propri figli al loro destino, rientrare nelle catacombe del pensiero critico senza timore di perdere battaglie o occasioni storiche, perché questo è certo: a uscire da quelle catacombe fra mille anni si ritroverà comunque l’oggi intatto e immerso nel boccione di formalina, l’oggi affogato per sempre nello STORICISMO COATTO DELL’ATTUALITÀ.

Antonio Dani

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, censura, conti, figlio, natura, religione, scuola, sviluppo

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