In una stanza presa in affitto, a Padova, i Socialisti veneti convengono da ogni parte del territorio per ritrovarsi, abbracciarsi, riconoscersi.
Eccoli, i Socialisti veneti, possiamo vedere chiaramente i loro volti, dinnanzi a noi, tra le volute di fumo azzurrino, e indovinarne i nomi con facilità: ci sono Carlo Ponticelli, per Venezia, e Basilio Miazzo detto il Munaro, muratore e falegname per Pozzonovo. Davanti a loro, seduto innanzi al tavolo, ecco il fornaio poeta Luigi Scarmagnan, per Monselice, intento a versarsi lentamente un bicchiere di vino rosso.
I socialisti veneti dibattono, ragionano, ora con toni accesi, ora sommessamente, ma il verdetto è unanime: la collettivizzazione della proprietà privata dovrà avvenire senza fare ricorso alla violenza. Senza Rivoluzione Sociale, quindi.
Alla fine dell’incontro Luigi Scarmagnan estrae dalla borsa un sottile volume rilegato: “Sono le mie poesie – dice ai compagni – le ho scritte quasi sei anni fa”, quindi lo apre alla quarta pagina e comincia a leggere i primi versi: “Un giorno vidi entrar ne la prigione / un giovanetto magro, pien di fame / perché rubato avea al suo padrone / poche monete spicciole di rame… ”
Non è la cena unitaria del 18 dicembre 2005, ma uno dei primi congressi socialisti del Veneto, celebrato a Padova, nel 1891, da un pugno di uomini volenterosi.
Gli stessi uomini che cantavano: “Noi andremo a Roma/ davanti al papa e al re/ noi grideremo ai potenti/ che la miseria c’è! ”
Gli stessi che gridavano, in un impeto d’euforia: “E per le vie di Roma/ la bandiera vogliamo alzar/ sventola la bandiera/ il socialismo trionferà!”.
Gli stessi che il 16 agosto 1892 diedero vita al Partito dei Lavoratori Italiani, che l’anno seguente divenne il PSI.
Il linciaggio giustizialista del 1992 spazzò via il lavoro di un secolo, distruggendo le fatiche di Carlo Ponticelli, Basilio Miazzo, Luigi Scarmagnan: la base socialista.
Quella base di volta in volta disprezzata, ingannata, umiliata dalle nomenclature di turno: a sentirle, parrebbe che siano gli accordi con le lobby, e non i singoli elettori, a portar loro i voti necessari per sedere in Parlamento. Già, in Parlamento: perché è questa, piaccia o non piaccia, la ragione delle mille scissioni in casa socialista.
E il vento disperse la nebbia. I mille Ponticelli, Miazzo, Scarmagnan si accorsero di essere stati presi in giro: loro hanno fotocopiato i volantini, loro hanno fatto campagna elettorale casa per casa, loro hanno tesserato i nuovi iscritti, e che cosa hanno ottenuto? Tre liste socialiste, e l’arroganza dei soliti noti.
“Son cieco, e mi vedete/ devo chieder la carità/ ho quattro figli che piangono/ e il pane non ho da dar. ”
Eccole. Riecheggiano le antiche canzoni dei nostri padri, i canti degli operai che lottavano per un salario più equo.
Eccole, le canzoni popolari, ecco che tornano come antiche e lontane litanie da un passato che non esiste più, quasi a volerci ammonire con l’incorrotta severità di un contadino.
Tornano, e l’umiliazione della base si fa ogni volta più bruciante: perché scegliere questo o quel partito socialista? Che differenza fa? E’ ancora vivo il ricordo del PSI, il terzo partito italiano: perché dunque dare il voto a tre liste che insieme non raggiungono nemmeno il 5%?
La tribuna di Pensalibero raccoglie i commenti di centinaia di lettori, uomini, donne, giovani o vecchi, che da ogni parte d’Italia invocano una convergenza degli ideali politicamente affini.
Noi ci stiamo.
Festeggeremo il Primo Maggio con un’altra grande cena dei socialisti veneti, dopo le elezioni, in nome di un’unità libera e indipendente.
Più tardi penseremo a una riunione nazionale, aperta ai laici e ai socialisti di tutte le tendenze: lungi dal voler creare nuovi partiti, proporremo la costituzione di un circolo culturale politicamente trasversale, in grado di riunire i socialisti italiani che ci staranno a prescindere dalle rispettive collocazioni politiche.
Negli anni ’30 dell’Ottocento, quando Robert Owen permise l’autogoverno di New Harmony, quest’ultima finì per frammentarsi in diversi tronconi autonomi in mano ai rispettivi capetti, tra cui Victor MacClure, che fondò la Macluria: fu la prima scissione in casa socialista. Storia magistra vitae.

Altro che contre le vent: col vento in poppa. E vaiiiiiiii!
Paolo
DA MILANO RIPARTE IL SOCIALISMO TURATIANO
PARTITO DEI
SOCIALDEMOCRATICI
1947 – 2006
IERI COME OGGI
I SOCIALDEMOCRATICI
PER L’ITALIA
LAVORO, SICUREZZA SOCIALE
ORDINE DEMOCRATICO E LIBERTA’
Sabato 28 gennaio 2006 ore 9,30
ASSEMBLEA NAZIONALE DEL PARTITO
HOTEL MICHELANGELO – Via Scarlatti, 21 – Milano
La Direzione Nazionale del Partito invita tutta la cittadinanza
a presenziare alla rinascita del
SOCIALISMO DEMOCRATICO