
Nel pieno di una fase internazionale ad alta tensione la linea adottata dagli Stati Uniti in Medio Oriente solleva interrogativi sempre più pressanti. Trump oggi appare confuso e sembra attraversare difficoltà che, per alcuni aspetti, ricordano quelle emerse nella fase finale della presidenza di Joe Biden. Con una differenza significativa: Biden nei suoi stop-and-go di lucidità aveva progressivamente assunto un profilo più prudente, affidandosi, quando necessario, ai collaboratori. Trump al contrario appare esposto a una crescente e preoccupante imprevedibilità. Basta ascoltare le sue dichiarazioni nell’arco di 24 ore per cogliere una linea oscillante che rischia di tradursi in instabilità. In uno scenario già fragile gli “scossoni” prodotti da questa comunicazione finiscono per avere effetti ben oltre il piano interno. Il coinvolgimento americano nell’area – anche alla luce delle tensioni nello Stretto di Hormuz – rappresenta un passaggio delicato. Ma proprio per questo sorprende l’impressione di una gestione poco coordinata, tanto da far sorgere il dubbio che il presidente ascolti fino in fondo i propri apparati diplomatici e militari. Gli Stati Uniti hanno storicamente potuto contare su una delle diplomazie più solide e preparate. Non valorizzarla in una fase come questa rischia di amplificare errori e incomprensioni. Anche dichiarazioni imprecise – come alcune recenti confusioni su scenari internazionali – non sono dettagli, ma segnali che incidono sulla credibilità complessiva. In politica estera, tuttavia, esiste sempre un margine per correggere la rotta. A condizione però di riconoscere gli errori. La scelta di un confronto sempre più duro con l’Iran, percepita da molti anche come una risposta a pressioni esterne – a partire da quelle del premier israeliano – appare una linea dai costi elevati che ricadono sull’intera comunità internazionale. Per questo un disimpegno ordinato dal Medio Oriente e un ritorno a una gestione più diplomatica della crisi rappresenterebbero un segnale di responsabilità. Trump ha già dimostrato in passato di saper cambiare direzione rapidamente. Potrebbe farlo anche ora: riportando l’attenzione sul piano interno e concentrando l’azione su altre emergenze globali, senza per questo rinunciare al ruolo internazionale degli Stati Uniti. Il tempo per farlo non manca. Ma richiede una scelta chiara: ridurre le tensioni prima che siano gli eventi a sfuggire di mano.
Angelo Santoro

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