Tra i molti appuntamenti del recente Salone del Libro di Torino ha suscitato un grande interesse il “rave letterario” di Alessandro Baricco che, in un capannone dismesso della Fiat, ha letto alcuni brani tratti da “Furore” di John Steinbeck. Romanzo del 1939, simbolo della Grande Depressione americana, racconta l’odissea della famiglia Joad. E, attraverso la loro vicenda, la storia di migliaia di americani che costretti a lasciare la propria casa e la propria terra nel Midwest, migravano in California, marciando penosamente lungo la Highway 66, verso l’illusione di una terra promessa. Ad aspettarli, infatti, trovavano solo sfruttamento, miseria, fame. Avevano perduto le loro fattorie espropriate dalle banche, dopo che il cataclisma delle tempeste di polvere aveva disperso l’humus utile alle coltivazioni. Erano i nuovi poveri, e la miseria se la portavano addosso come un’infamia. Qualcosa, insomma, che – con altre persone, con altri mondi – richiama il nostro presente. Quasi con la forza di un monito biblico, Steinbeck scriveva: “E gli occhi dei poveri riflettono, con la tristezza della sconfitta, un crescente furore. Nei cuori degli umili maturano i frutti del furore e s’avvicina l’epoca della vendemmia”. Leggi tutto:
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