Cadono tutti dal pero: Conte, Di Maio, Salvini e Meloni.
L’argomento del contendere è il Meccanismo europeo di Stabilità (Mes) che tutti costoro hanno contribuito a varare.
Vediamo.
Anno 2010-2011. Governo Berlusconi. Sostenuto da PdL e Lega.
Giorgia Meloni è ministro, Matteo Salvini è deputato europeo.
Il Consiglio europeo (in rappresentanza dell’Italia c’è il ministro Tremonti) decide di varare un pacchetto di misure per preservare la stabilità finanziaria in Europa: è il Fondo europeo di stabilità finanziaria, precursore del Meccanismo europeo di stabilità (Mes).
Anno 2012. Governo Monti. Il Parlamento ratifica il Meccanismo europeo di Stabilità.
Anno 2018. Nel programma elettorale del M5S è scritto che si impegnerà a smantellare il Mes.
Anno 2018. Il Consiglio europeo decide la riforma del Mes.
Anno 2019. Governo Conte1. Sostenuto da M5S e Lega. Il Governo sottoscrive la riforma del Mes.
Anno 2020. Governo Conte2. I ministri della Economia europei (per l’Italia il ministro Gualtieri) raggiungono un accordo per l’utilizzo del Mes.
Si prevede “come unico requisito di accesso alla linea di credito… l’utilizzo delle risorse per finanziare i costi direttamente o indirettamente relativi alla Sanità, alle cure e alla prevenzione dovuti al Covid-19”. Non sono previste, quindi, condizionalità. Comunque, non è obbligatorio ricorrere al Mes.
Oggi, tutti sono contrari al Meccanismo europeo di Stabilità.
Una domanda sorge spontanea: dove erano, in questi anni, Di Maio, Salvini, Meloni e Conte? Sull’albero del pero?
Primo Mastrantoni, segretario Aduc

Nell’articolo c’è un’inesattezza di non poco conto: le modifiche del MES non erano ancora state approvate dai capi di Governo europei agli inizi di dicembre 2019 (si veda per esempio l’articolo “Patuelli: dannoso per le banche valutare il rischio dei titoli di Stato” sul Corriere datato 12 dicembre 2019 quando c’era già il Conte 2.