Che pena. Quello che fu un prestigioso servizio pubblico che aveva contribuito alla alfabetizzazione di un intero popolo negli anni ’50 e ’60, la RAI, ridotta ad un cortile dove si svolgono liti da massaie e lavandaie ( con tutto il rispetto per le due categorie, è solo un modo di dire).
La disputa sull’avvicendamento dei conduttori e delle conduttrici del TG1 è di quelle che dimostrano quanto sia vero il detto che una volta toccato il fondo non resta che scavare.
Il nuovo capo di accusa nei confronti del “direttorissimo” Augusto Minzolini, avere tolto dalla “conduzione” alcune giornaliste e giornalisti che svolgevano quel ruolo anche da diiciotto anni, è di quelli che non possono non renderlo simpatico. Soprattutto per la consueta sarabanda di appelli per la libertà di stampa e di chiamate contro l’ennesimo tentativo di metterla sotto controllo.
Una premessa è d’obbligo: non difendiamo questa RAI, mentre saremmo a favore della presenza di un servizio pubblico che fosse veramente tale. Sappiamo bene che radio e televisione di stato sono fortemente invase dai partiti e dal potere politico. Tutti i partiti, di maggioranza e di opposizione. Ci sono quote fisse per l’una e per l’altra. E quando la minoranza diventa maggioranza, pretende ed ottiene lo scambio delle caselle a suo vantaggio. Premesso tutto ciò, la guerra per i conduttori e le conduttrici è semplicemente ridicola. I conduttori non svolgono altro compito se non quello di essere, meglio apparire, la confezione del prodotto: la carta stagnola, il nastro con il fiocco. Insomma, tutto fuorchè il contenuto. Il quale è composto di servizi registrati, notizie per lo più scritte da altri colleghi, interviste pure realizzate da altri. Dire “buona sera a tutti i telespettatori”, “ma vediamo il servizio del collega Pinco Pallo”, “diamo la linea a Caia Sempronia”, non contribuisce a cambiare la linea di un TG. Scatena solo lotte incredibili perchè è materia che vellica lo smodato narcisismo di molti giornalisti e i direttori la usano abbondantemente per la loro politica di acquisizione del consenso redazionale.
Ed il potente ed arcigno sindacato unico dei giornalisti, la FNSI, ha chiamato a raccolta tutto il Paese per questo?
STAMPA E REGIME: CI MANCAVA SOLO LA FARSA DEI CONDUTTORI DEL TG1
Dire “buona sera a tutti i telespettatori”, “ma vediamo il servizio del collega Pinco Pallo”, “diamo la linea a Caia Sempronia”, non contribuisce a cambiare la linea di un TG.

Lascia un commento