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SPECIALE : LO SCIOPERO DEGLI AVVOCATI

Su un tema più che mai attuale e dibattuto come lo sciopero di dodici giorni proclamato dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura, Pensalibero propone i pareri contrapposti dell’Avv. Paolo Alvigini, vicepresidente dell’Unione Nazionale Camere Civili, e dell’Avv. Gino Di Maro, vicepresidente dell’Ass. La Rondine.

di Pensalibero | 18 Luglio 2006

LA CONCORRENZA E GLI AVVOCATI

Occorre un’avvocatura forte, libera ed indipendente, baluardo contro le prevaricazioni non solo dei singoli ma anche degli enti pubblici e dei “poteri forti”.Guai comprimerla nell’esercizio del suo ministero e nella sua dignità.

Con una mossa proditoria, il Governo, mescolando tassisti, avvocati, farmaci e quant’altro, e sotto la bandiera della “liberalizzazione”, ha promulgato un decreto che contempla, tra l’altro, l’abolizione dei minimi tariffari, la possibilità di concordare con il cliente l’ammontare del compenso anche in funzione del risultato, e che introduce la pubblicità.

La chiamano anche “concorrenza”, parola magica che sembra simboleggiare automaticamente un vantaggio per il cittadino; e si dice anche che il Decreto Bersasi si ponga nell’ottica europeistica di apertura del mercato.

Di qui le accuse agli avvocati di corporativismo, cui si è aggiunta l’ulteriore denuncia di presunta illegittimità della proclamata protesta, che si sostanzia nell’astensione della udienze, per carenza dei termini di preavviso.

Noi Avvocati, nei nostri scritti difensivi, allorché dobbiamo correggere la versione dei fatti fornita da altri siamo soliti utilizzare l’espressione “valga il vero!” per introdurre la nostra verità.

E così, anche in questo caso: “valga il vero!”.

Da tempo vado ripetendo che si assiste ad un vero e proprio attacco alle radici stesse del diritto alla difesa garantito dalla Carta Costituzionale agli artt. 3 e 24.

In particolare l’art. 24 afferma che. “tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi – la difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento – sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione – la legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari”.

Come ognun può ben vedere, il ruolo che l’Avvocatura è chiamata a svolgere nel contesto sociale italiano, così come in ogni altro stato democratico, è del massimo livello e non può e non deve subire compressioni di sorta, pena la mortificazione dei diritti dei cittadini.

Di qui la necessità di un’Avvocatura forte, libera ed indipendente, baluardo contro le prevaricazioni non solo dei singoli ma anche degli enti pubblici, dello Stato e di quelli che, oggi, comunemente, vengono definiti “poteri forti”.

Se si è d’accordo su questa premessa, si converrà che ogni qualvolta l’Avvocatura è compressa nell’esercizio del suo ministero e nella sua dignità, ci si trova in presenza di regimi illiberali in cui anche il giudice non è più tale, e tutto è lasciato nelle mani del “signore” di turno. La storia insegna.

Né varrebbe obiettare che anche in regimi democratici quale quello statunitense, si è operata una liberalizzazione selvaggia dell’accesso alla professione forense, poiché la cultura giuridica italiana e quella europea rifuggono ideologicamente da una concezione della difesa basata sul censo del cittadino e su forme di conciliazione delle liti che poco nulla hanno a che vedere con la giustizia.

Ma per godere di una Avvocatura libera e forte, lo Stato deve garantire che la professione forense venga esercitata da soggetti di provata preparazione tecnica, di specchiata condotta, ed indipendenti da condizionamenti di sorta, non ultimo da fattori di natura economica.

Male ha dunque operato sino ad oggi lo Stato Italiano consentendo un quasi indiscriminato accesso alla professione, svilendo la figura del giudice mediante l’ingresso di una pletora di magistrati onorari troppo spesso non idonei all’esercizio della funzione giurisdizionale, non investendo adeguatamente nelle strutture giudiziarie, consentendo di operare in materie legali a soggetti di dubbia qualificazione (infortunistiche, commissioni di conciliazione, consultori, ecc.).

Anche il recente provvedimento legislativo in materia di infortunistica stradale (Governo Berlusconi) si poneva nell’ottica di erodere spazi all’Avvocatura, vista populisticamente, più come un inutile costo che come garanzia del rispetto e dell’effettivo esercizio dei diritti dei cittadini.

È stata l’Avvocatura e non lo Stato Italiano a ribellarsi di recente contro la normativa europea di antiriciclaggio, normativa che trasforma, sostanzialmente, o meglio vorrebbe trasformare, il difensore in un delatore.

Pochi sanno che senza il quotidiano sacrificio di tanti avvocati, la giustizia, intesa come meccanismo statale, attraverso il quale dovrebbe realizzarsi l’antico broccardo per cui “ciascuno deve avere il suo”, si bloccherebbe.

Le disfunzioni dell’apparato statale sono tante e così profonde che solo la funzione di supplenza che l’avvocato svolge in ogni occasione ne consente il parziale superamento.

Da sempre, l’Avvocatura attraverso i propri organi istituzionali e le associazioni di categoria, formula proposte di legge sia nelle materie codicistiche sia sullo stesso ordinamento professionale che la governa.

Da ultimo sono noti i progetti che l’Avvocatura Unita ha ritenuto di sottoporre al Governo per il nuovo assetto legislativo della professione forense, senza preconcetti di sorta e tanto meno senza elevare barricate; sempre tuttavia rivendicando la propria indipendenza.

Ora arriva il Decreto Bersani, provvedimento che per sua natura presuppone la sussistenza del requisito dell’urgenza per l’adozione, del tutto svincolato da ogni riferimento al futuro assetto della professione forense a senza previa consultazione degli organismi di rappresentanza dell’Avvocatura; emanato a dispetto dello stesso Ministro di Giustizia.

Tale improvvida iniziativa fa il paio con il suo contenuto, francamente incoerente e confuso.

L’abolizione dei minimi tariffari sortirà l’unico effetto concreto di impedire la difesa dei non abbienti, provocherà verosimilmente uno scadimento della qualità delle prestazioni rese dagli Avvocati, aumentando le disuglianze tra i cittadini.

L’introduzione del patto di quota-lite maturerà l’abnorme effetto di vedere coinvolto l’avvocato stesso nel processo, con inevitabili e gravissime ricadute sulla sua figura di tecnico al servizio degli interessi del proprio patrocinato.

La pubblicità così come proposta produrrà solo confusione, come se l’avvocato potesse essere scelto con i medesimi criteri di un dentifricio!

In buona sostanza, non può accettarsi né la modalità scelta dal Governo per legiferare in materia, né possono essere condivisi i principi delle riforme introdotte.

La protesta deve essere ferma e decisa: l’Avvocatura non può e non deve essere soggetto passivo del proprio status, ma protagonista prima del proprio destino a garanzia della effettività del diritto alla difesa che compete a tutti i cittadini.

Non può accettarsi che le novelle legislative vengano artatamente giustificate nel nome dell’Europa, perché mai la Comunità Europea si è mossa nella direzione del Decreto Bersani, avendo anzi confermato la piena legittimità delle tariffe e dei limiti posti dal Codice Deontologico Forense alla pubblicità.

Il timore, sempre più fondato, è che si voglia creare un’Avvocatura debole e divisa, perchè solo così potrebbero essere realizzati i piani occulti di chi in essa vede e trova un ostacolo; e sono tanti e potenti i nemici dell’Avvocatura, gli stessi che vorrebbero che la legge fosse uguale solo per gli altri.

Avv. Paolo Alvigini
Vicepresidente dell’Unione Nazionale Camere Civili

MEGLIO IMPEGNARSI PER UNA GIUSTIZIA PIU’ GIUSTA
I provvedimenti per cui si sciopera, per buona parte sono tesi meramente ad uniformare la nostra legislazione a parametri europei, dunque c’è poco da fare barricate.

Gli avvocati italiani scioperano, con adesione alta o contenuta della categoria professionale, ma scioperano sull’abolizione dei minimi tariffari, sull’abolizione del divieto della pubblicità, sulla possibilità di creare società interprofessionali.
I provvedimenti del governo di centrosinistra, per cui si sciopera, per buona parte sono tesi meramente ad uniformare la nostra legislazione a parametri europei, dunque c’è poco da fare barricate perché si rischia di chiudersi in storici provincialismi.
Oltre allo scetticismo sulla valenza di queste barricate, voglio contrapporre ai miei colleghi scioperanti, e a chi mi legge, l’esigenza che il movimentismo degli avvocati non si traduca in una mera difesa della categoria, ma sia motore per affrontare i veri nodi del pianeta giustizia che sono da anni rimasti disattesi.
In recenti miei interventi, pubblicati anche dal sito di Pensalibero, ho posto l’esigenza di dar vita a dei Forum sui bisogni e sui nuovi bisogni dei cittadini tra cui, in primis, uno sulla “Giustizia veramente Giusta” ove ci si confronti e si formulino concrete proposte da girare alle forze politiche anche attraverso organici disegni di legge.
Non sarò qui ad elencare i cento mali della Giustizia Italiana, né a lanciare accuse che, spesso, vengono troppo facilmente indirizzate a destra o a manca.
Ma il male della Giustizia, cari colleghi avvocati scioperanti, esiste!
Ed è un male che ha natura politica. Esso va affrontato non con scioperi di mera difesa della categoria (pure legittima), ma con un concreto impegno politico per cui un Forum ove si possa discutere e proporre è da insediare a breve.
Un Forum aperto, oltre che alle forze politiche, agli avvocati, ai magistrati ed anche agli altri operatori del settore ed aperto ai cittadini che sono gli utenti.
Cito un solo esempio: argomentando di recente sulla crisi della legalità si è evidenziato che in Italia vi sono 9 milioni di processi in atto.
La cifra è impietosa ed indica, da sola, la forte difficoltà a fronteggiare il fatto.
Nel penale l’amnistia e l’indulto da sole non risolveranno il problema così come i Giudici di Pace non hanno risolto il problema nel civile.
Ricercare i motivi di questa prolificazione impressionante dei processi deve essere uno dei compiti di questo Forum.
Anticipo una breve riflessione ed una proposta.
Nella legislazione attuale vi sono molte norme, sia nella legislazione penale che civile, sia nella legislazione processuale che sostanziale, che non sono chiare e che, pertanto, sono rimesse ad una elaborazione interpretativa del Giudice.
Questo produce, tutti i giorni ed in tutte le sedi di Giustizia, una legittima diversa interpretazione da parte di più Giudici di fronte allo stesso argomento.
Il paradosso pratico, e di lettura elementare, è che nello stesso Tribunale due persone a fronte dello stesso problema possono ricevere un trattamento opposto se la rispettiva causa viene assegnata a due diversi Giudici (o a due Collegi Giudicanti) che la interpretano – lo ripeto, legittimamente – in modo diverso.
Ciò produce altresì che, di fronte a norme poco chiare, vengono articolate (altrettanto legittimamente) difese in giudizio, anche in posizioni disperate, in un tentativo di aver fortuna nel vedere la propria causa assegnata ad un Giudice che potrebbe interpretare una norma poco chiara in senso favorevole.
Qui si spiega uno dei motivi del proliferarsi del numero delle cause.
Ciò è mortificante per la sola idea di giustizia.
Inoltre produce nel cittadino anche di media istruzione, che ha scarsa dimestichezza degli ambienti Giudiziari, una diffidenza verso il Giudice personalmente e complessivamente verso lo stesso mondo Giudiziario.
Nel Forum che propongo, tra le altre cose da argomentare, vi è da individuare queste norme in una sorta di “libro bianco delle norme poco chiare” da girare al Legislatore per una possibile chiarificazione che è compito, ovviamente, dello stesso.
In questo lavoro, di affascinante impegno professionale, aspetto i miei colleghi scioperanti che, per studio e per pratico riscontro nelle aule di Giustizia, potranno dare un valido contributo.

Avv. Gino Di Maro
Vicepresidente dell’Ass. “La Rondine”

Pubblicato in : Primo piano

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Gino Di Maro

    22 Luglio 2006 alle 12:23

    Concordo sostanzialmente su taluni timori sollevati dal Collega Avvocato Paolo Alvigini anche se ritengo che sui “minimi tariffari” e sul “patto preventivo sulla parcella” le barricate sollevate sono eccessive. Voglio piuttosto soffermarmi sulla accorata forte denuncia del Collega su ben altro; sulle “… disfunzioni dell’apparato statale sono tante e così profonde che solo la funzione di supplenza che l’avvocato svolge in ogni occasione ne consente il parziale superamento…”. Grande rispetto per gli Avvocati, categoria professionale cui mi onoro di appartenere da giovanissimo, ma uno Stato moderno non può delegare meramente al volontariato degli Avvocati la difesa di diritti che la Ns Costituzione definisce “INVIOLABILI” oltre quella che è la difesa tecnica/giuridica propria dell’attività dell’avvocato. Non so se il Collega mentre formulava questa alta denuncia rivolgeva un pensiero alla vicenda giudiziaria e soprattutto umana di Enzo Tortora (che non è e non resta isolata), ma a me tale collegamento è scattato spontaneo. Di qui il mio ripetere per un concreto impegno politico del Polo Laico, Liberale e Socialista sui temi della Giustizia nel più vasto tema della Legalità. Il male della Giustizia esiste ed è profondo e tocca i bisogni dei cittadini (e degli operatori della Giustizia) tutti i giorni ed è, lo sottolineo ancora, un male che ha natura politica.
    Gino Di Maro

    Rispondi
  2. puccio cartoni

    20 Luglio 2006 alle 01:08

    Non ho le capacità per addentrarmi nella disputa sulla giustizia,le mie conoscenze tecniche sono un po’ limitate . Non conosco il processo penale ( per ora !) ,ma conosco quello civile. Abbastanza per annotare due caratteristiche . La prima riguarda la pretestuosità di certi passaggi ( come richiesta di testimonianze al limite dell’assurdo , e tanto per rimandare di mesi il procedimento ). La seconda,la tendenza a concordare rinvii ,a non farsi “sgambetti” tra avvocati – per il buon motivo che ,nello stesso foro ,oggi a me domani a te- l’accettazione del tranquillo scorrere del tempo senza che nessuno ,tra le parti avverse ,si preoccupi di “stringere”. E quando alla fine si debbono regolare i rapporti economici tra difeso ed avvocato , anche qui le interpretazioni possono essere piuttosto soggettive . Ed il costo della giustizia così totalizzato rende il diritto costituzionale all’inizio citato ,in certi casi ,una vera beffa. Al punto che molti “scafati “ personaggi agiscono impunemente , tanto il tempo ed il costo di un giudizio scoraggiano i più,che preferiscono subire . Alla faccia della difesa come diritto inviolabile . Valga il vero!
    Quanto al discorso sulla categoria , è apprezzabile sicuramente – ed in ogni campo professionale – nei limiti in cui si è in grado di controllare puntualmente la specchiata correttezza dei membri .Altrimenti…

    Rispondi

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