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Sotto il fuoco di Odessa «la nostra coalizione di volontari in missione di pace»

Tre trasferte a Odessa in sei mesi raccontano l’escalation della guerra, tra blackout, interferenze e attacchi ai porti. In questo scenario la carovana del Mean – Movimento europeo di Azione nonviolenta, “coalizione dei volontari” italiani, porta aiuti, solidarietà e l’idea di un Corpo Civile di Pace Europeo, sfidando bombe e scetticismo per sostenere la resistenza ucraina

di Paolo Bergamaschi | 2 Settembre 2026

Tre trasferte ad Odessa nel giro di sei mesi. La prima a cavallo del 24 febbraio, in occasione della nefasta ricorrenza dei quattro anni dall’inizio dell’aggressione russa, la seconda a fine maggio per preparare la terza, quella che la scorsa settimana ha portato sul Mar Nero quasi centotrenta attivisti italiani con il Movimento Europeo di Azione Nonviolenta (Mean), organizzazione ombrello che raggruppa una trentina di associazioni non governative del nostro Paese.

Tre visite in tre momenti e stagioni diverse di un conflitto che non vede ancora una via di uscita. Anzi, più si prolunga, più cresce di intensità e potenza distruttiva in un’escalation che non sembra avere limiti. A febbraio era il frastuono dei generatori di diverse dimensioni piazzati di fronte agli esercizi commerciali a ricordare, quando entravano in funzione, che i blackout di elettricità sono ormai parte della vita quotidiana. Era inverno e la macchina da guerra russa era concentrata sull’annientamento delle infrastrutture energetiche ucraine per piegare il Paese e ridurlo al gelo. A maggio, in primavera avanzata, era lo spoofing della geolocalizzazione del telefonino usato come arma di interferenza elettronica a disorientarmi mentre cercavo di trovare un taxi per arrivare a destinazione. A fine agosto sono, invece, gli allarmi continui per i missili e i droni a scandire la giornata. Sono cambiati gli obiettivi strategici di Mosca, in estate. Ora tutta  la potenza di fuoco si scatena sui tre porti della regione, quello di Odessa, di Pyvdennyi qualche chilometro a est e di Chornomorsk pochi chilometri a sud-ovest, gli unici rimasti che consentono all’Ucraina di esportare, nel periodo del raccolto, cereali e semi oleosi vitali sia per le casse disastrate del Paese che per la sopravvivenza di molti Paesi in via di sviluppo del continente africano. 

La scelta di alloggiare in un hotel a ridosso dei moli di carico e scarico, questa volta, non si rivela azzeccata. La notte di mercoledì gli ospiti la passano sotterrati nel rifugio che non è altro che una piccola sala conferenze con annessi camerini di servizio e ripostigli riadattati per l’occasione. I cieli italiani delle calde notti estive si illuminano di mille colori mentre risuonano i botti dei fuochi artificiali delle immancabili sagre paesane; in quelli ucraini, purtroppo, i botti sono quelli dei missili e dei droni russi intercettati dalla contraerea ucraina che, trasformando il cielo perforato dai traccianti in un immenso schermo da videogioco, scuotono le pareti e soprattutto i vetri delle finestre delle camere. 

Poco più di ventiquattro ore prima era arrivato a Mosca John Ratcliffe, il direttore della Cia, per una visita a sorpresa dai contorni ancora sfuocati. Se incontrando il pari grado russo Sergey Naryshkin fra le sue proposte, come filtrato sui media, c’era anche quella di sospendere l’attacco ai porti ucraini in cambio della cessazione degli attacchi ucraini alle raffinerie russe la risposta del Cremlino non poteva essere più chiara. La campagna militare estiva non sta dando i risultati sperati; monta la rabbia e la frustrazione negli alti gradi dell’armata rossa che si sfoga con una pioggia di fuoco sulle città ucraine falcidiando i civili. 

https://www.vita.it/la-generazione-z-di-odessa-oltre-le-bombe-e-la-corruzione-la-ricostruzione-del-paese-dipende-da-noi/embed/#?secret=6n1aXzJ1Zj#?secret=2hXUN2r4Ra

La carovana dei militanti italiani per la pace giunge a Odessa il giorno dopo l’anniversario dell’indipendenza dell’Ucraina. Non è un mistero che per Putin la data del 24 agosto non merita alcuna attenzione. Per lui l’Ucraina, come ha ricordato in passato, è solo un’”invenzione geografica”, un “incidente della storia”, poiché, sempre secondo le sue tesi, russi, bielorussi e ucraini sono un unico popolo che i Paesi occidentali vogliono separare. 

Se a Kyiv, lunedì scorso, si erano dati appuntamento in pompa magna i leader europei della “coalizione dei volenterosi” che assiste e sorregge l’ex repubblica sovietica, a Odessa il giorno seguente arriva in modo informale la “coalizione dei volontari”, ovvero un nutrito gruppo di pacifisti impegnato a portare solidarietà e empatia ad un popolo capace di resistere per quattro anni e mezzo all’invasione di uno dei più importanti eserciti del globo. Si chiama “Adesso Odesa” la ventesima missione del Mean in terra ucraina che nel frattempo è riuscito a organizzare convogli umanitari, promuovere gemellaggi fra comuni, fornire materiale sanitario e di emergenza e, di recente, spedire da queste parti chilometri di reti anti drone. Due giorni intensi condivisi con gruppi locali di volontariato per animare gli asili, risistemare parchi giochi, preparare pacchi alimentari per gli sfollati, distribuire farmaci nei centri di primo intervento, assistere i veterani, incontrare gli amministratori locali e cucinare, perfino, un pranzo italiano per i vigili del fuoco, particolarmente colpiti durante le frequenti operazioni di soccorso. Ognuno porta la sua esperienza, professionale e civica; ognuno vive per qualche ora come vivono gli ucraini. Sono momenti vitali di ascolto e apprendimento che servono per comprendere direttamente sul posto quello che sta succedendo. 

La nutrita presenza dei volontari italiani riveste un’importanza significativa anche in considerazione del fatto che il nostro Paese in Europa, in base ai sondaggi, è fra i più tiepidi, se non riluttanti, per quanto riguarda il sostegno alla causa ucraina. C’è un ampio fronte da noi, sia a destra che a sinistra, che considera la capitolazione di Kyiv come un passaggio necessario per arrivare alla pace. Una pace intesa, ovviamente, come fine dei combattimenti e fine delle sanzioni alla Russia con tutto quello che ne deriva. In fin dei conti chi se ne frega di quello che succede a quasi tremila chilometri di distanza. Nonostante i 1.650 giorni di guerra e la devastazione crescente, tuttavia, i sondaggi mostrano ancora una popolazione ucraina determinata a resistere. Tra determinazione o rassegnazione alla resistenza il confine sembra, comunque, sempre più labile. D’altronde a insistere per la cessazione delle ostilità e l’apertura di un tavolo negoziale è solo Kyiv, mentre da Mosca, malgrado le crescenti difficoltà, arrivano solo diktat che chiudono ogni possibilità di intesa. 

La visita dei pacifisti italiani si conclude con il rilancio del progetto di un Corpo Civile di Pace Europeo da dispiegare nelle aree di crisi per prevenire e portare alla risoluzione pacifica dei conflitti oltre a facilitare e promuovere il dialogo fra le parti e con un flash mob davanti al teatro dell’Opera di Odessa e sulla scalinata Potemkin, uno dei luoghi più iconici della città e della cultura russa. “We are all Ukrainians, we are all Europeans” (siamo tutti ucraini, siamo tutti europei) recita la scritta che compare sulle bandiere della pace mentre prima di ripartire tutti intonano “Bella ciao”, la canzone di chi resiste all’invasore.

Paolo Bergamaschi          

(da Vita.it)                                  

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Paolo Bergamaschi

Paolo Bergamaschi è nato a Viadana (MN) e ha vissuto per anni a Bruxelles. Ha lavorato per 25 anni come consigliere politico presso la Commissione Esteri del Parlamento Europeo. Veterinario di professione, collabora con riviste, siti web e quotidiani con reportage e analisi di questioni europee e avvenimenti internazionali. E’ spesso ospite di programmi radiofonici che trattano di politica estera. E’ musicista e cantautore con sei cd all’attivo. Ha pubblicato Area di Crisi-Guerra e pace ai confini d’Europa (La Meridiana, 2007), Passaporto di Servizio (Infinito edizioni, 2010), L’Europa oltre il muro (Infinito edizioni, 2013), Terre d’Oriente (Infinito edizioni, 2017) e Terre di Nessuno (Infinito edizioni, 2020).

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