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SORVEGLIARE E PUNIRE: la cruenta repressione del dissenso in Iran

Una riflessione dura e necessaria sulla repressione del dissenso in Iran, alla luce delle teorie di Michel Foucault e delle contraddizioni dell’intellighenzia occidentale. Dalla memoria di Mahsa Amini al coraggio delle donne iraniane, un’analisi del potere che sorveglia, disciplina e punisce, nel silenzio colpevole di una parte dell’opinione pubblica europea.

di Sergio Casprini | 3 Febbraio 2026

“Saluterò di nuovo il sole,

e il torrente che mi scorreva nel petto,

e saluterò le nuvole dei miei lunghi pensieri

e la crescita dolorosa dei pioppi in giardino

che con me hanno percorso le secche stagioni.

Saluterò gli stormi di corvi

che a sera mi portavano in offerta

l’odore dei campi notturni.

Saluterò mia madre, che viveva in uno specchio

e aveva il volto della mia vecchiaia.

E saluterò la terra, il suo desiderio ardente

di ripetermi e riempire di semi verdi

il suo ventre infiammato,

sì, la saluterò,

la saluterò di nuovo”

Forugh Farrokhzad, poetessa iraniana

Dedicata alla memoria di Mahsa Amini e alle donne iraniane che lottano per i propri diritti.

Settembre 2022

Sorvegliare e punire. Nascita della prigione è un saggio del 1979 in cui lo storico e filosofo francese Michel Foucault fa una disamina dei meccanismi teorici e sociali sottesi ai profondi cambiamenti verificatisi nei sistemi penali della civiltà occidentale moderna e contemporanea.

“Da dove la singolare pretesa di rinchiudere per correggere, avanzata dai codici moderni? Forse una vecchia eredità delle segrete medievali?” scrive nel suo saggio Foucault “È una nuova tecnologia, piuttosto: la messa a punto, tra il XVI e il XIX secolo, di tutto un insieme di procedure per incasellare, controllare, misurare, addestrare gli individui, per renderli docili e utili nello stesso tempo. Sorveglianza, esercizio, manovre, annotazioni, file e posti, classificazioni, esami, registrazioni. Tutto un sistema per assoggettare i corpi, per dominare le molteplicità umane e manipolare le loro forze, si era sviluppato nel corso dei secoli classici negli ospedali, nell’esercito, nelle scuole, nei collegi, nelle fabbriche: la disciplina. Il XVIII secolo ha senza dubbio inventato la libertà, ma ha dato loro una base profonda e solida, la società disciplinare, da cui dipendiamo ancora”

Seguendo il ragionamento di Foucault, va da sé che nell’odierna società occidentale, dove nella produzione, nella comunicazione, negli apparati burocratici e amministrativi si ha il più alto sviluppo della tecnologia (vedi l’uso crescente dell’Intelligenza artificiale), la libertà degli individui e pertanto la democrazia vengono meno nel momento in cui siamo assoggettati a un potere che ci controlla, ci sorveglia e all’occorrenza ci punisce.

È sorprendente quindi che Foucault, intellettuale erede dell’illuminismo e anarchico contrario al sistema capitalistico, abbia appoggiato nel 1979 la rivoluzione di Khomeini e la conquista del potere in Iran, con l’instaurazione di una dittatura, che nel corso degli anni ha mostrato un volto sempre più feroce e reazionario, andando contro tutto ciò che il libertario Foucault desiderava e sconfessando nei fatti le sue teorie anticapitalistiche e antioccidentali.

È lo stesso abbaglio che colpì in quegli anni buona parte dell’intellighenzia di sinistra in Europa e in Italia. E oggi purtroppo, se di fronte all’evidenza è venuta meno quell’infatuazione, il popolo iraniano subisce una violenta repressione da parte del regime senza che questo susciti una forte mobilitazione popolare nelle università e nelle piazze, in particolare tra i giovani, a sostegno alla lotta degli iraniani, come invece è successo per Gaza.

La causa iraniana non attrae la grande maggioranza di loro perché non attiva il pregiudizio ideologico antioccidentale, anzi è basata sul desiderio di avere le stesse libertà e le stesse opportunità di cui noi godiamo, quelle che i nostri giovani usano ogni minuto della loro vita (anche per manifestare e esprimere il dissenso contro le istituzioni) e che sono state conquistate e riconquistate a caro prezzo in un processo storico che va dal Risorgimento a oggi; e che, per conquistarle, gli iraniani e soprattutto le donne iraniane hanno anche di recente manifestato con incredibile coraggio, affrontando disarmati la spaventosa repressione del regime teocratico, in cui sono pienamente affermati quei dispositivi di controllo e di disciplinamento degli individui di cui scriveva Foucault.

Sergio Casprini

Pubblicato in : Editoriale

Info Sergio Casprini

Fiorentino, è laureato in architettura. Militante nei gruppi della sinistra rivoluzionaria (Potere Operaio), nei primi anni 70 inizia l’attività di insegnamento, prima nelle scuole medie e successivamente, abilitatosi in Storia dell’Arte, nelle scuole di indirizzo artistico. Con l’insegnamento prende progressivamente coscienza del suo ruolo professionale fuori da ogni logica ideologica, per cui si allontana dalle posizioni estremistiche di sinistra degli anni giovanili e si avvicina sempre di più a posizioni liberal-democratiche. E’ tra i fondatori, negli anni 80, della Gilda degli Insegnanti, associazione che cerca di tutelare la valenza professionale dei docenti e, nel dicembre 2005, del Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità. E’ vicepresidente del Comitato Fiorentino per il Risorgimento, del cui sito è direttore.

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