Oltre alle intercettazioni, sono state usate per mettere le mani sull’appetibilissimo ministero, le solite “armi convenzionali”: i giornali.
Solo una nullità politica come Angelino Alfano può fare finta di non vedere ciò che è successo sotto i suoi occhi (e se davvero non lo vede è anche peggio). C’è stata una rapina il cui provento è il ministero delle Infrastrutture di cui era titolare il suo compagno di partito, Lupi. E’ vero: le istituzioni appartengono al popolo, non ai partiti. Ma si tratta di una “rapina” politica, non penale. Il penale, in quanto diritto e procedimento, è, semmai, l’arma usata per compiere questa rapina.
Oltre ai magistrati e alla polizia giudiziaria, prodighi di intercettazioni e divulgazione delle stesse, sono state usate per mettere le mani sull’appetibilissimo ministero, le solite “armi convenzionali” per questo tipo di operazioni: i giornali (in mano a persone non indifferenti alle “grandi opere”) e frange politiche che campano sul moralismo becero e ipocrita di quella parte di opinione pubblica che ostinatamente rifiuta di ammettere che certi comportamenti della politica, come uno specchio, riflettono i propri.
Risolto in questo modo lo “scandalo” relativo ai pubblici lavori, è evidente che nuvole grosse e nere si addensano nel cielo della nostra penisola. Ove niente cambia e l’ipocrisia è pari solo all’inadeguatezza dei protagonisti.
Circa venti anni fa, ad uno dei tanti processi di Tangentopoli, l’ex ministro dei lavori pubblici, Prandini spiegò al tribunale che lo giudicava il sistema allora imperante. Gli appalti principali e maggiormente appetitosi, già da molti anni, venivano spartiti tramite le associazioni di impresa fra cooperative rosse (che sostenevano il vecchio PCI), e aziende che invece sostenevano i partiti governativi. Nel caso dell’ormai ex ministro Lupi al momento non c’è prova di tangenti. Ma quello che emerge fa pensare che le cose non siano cambiate e che la longevità degli altissimi dirigenti dei ministeri da questo sia generata e a questo sia finalizzata. Mentre le dimissioni “spintanee” del ministro rappresentano un espediente per coprire uno stato di cose destinato a durare e un’occasione persa per affrontare in profondità il problema degli appalti pubblici al quale Pensalibero, proprio la settimana scorsa aveva dedicato una accurata analisi a cura di Giuseppe Macrina (http://www.pensalibero.it/blog/2015/03/13/riflessioni-in-tema-di-appalti-pubblici-navigando-sul-sito-dell-autorita-nazionale-anticorruzione/).
Quanto alle valutazioni politiche di questa vicenda, le più rilevanti sono due.
La prima: NCD, come partito, è alla frutta. Non perché già due ministri si sono dovuti dimettere pur non essendo indagati (prima di Maurizio Lupi, c’era stato il caso di Nunzia Di Girolamo). NCD sta franando per gli errori del suo segretario Angelino Alfano. Uno soprattutto, imperdonabile in politica: quando era determinante, cioè all’inizio del governo Renzi, non è riuscito a dare alcuna impronta che dimostrasse il ruolo del suo partito. Ora che è troppo tardi, i ruggiti di Angelino sembrano belati. E sono la prova della sua vocazione gregaria: ieri di Berlusconi, oggi di Renzi.
La seconda: sacrificando Lupi, Renzi non ha solo dimostrato di avere due pesi e due misure, a seconda che si tratti di compagni di partito o meno. Ha fatto di peggio. Ha dimostrato di non avere minimamente il senso dello stato. Come Berlusconi, salvo una buona dose di cinismo in più.
Il pretesto della “opportunità politica” è una menzogna e la prova sta proprio nell’avere tenuto comportamenti diversi rispetto a situazioni uguali. In realtà anche Renzi è vittima di una illusione: quella di cavalcare i sentimenti dell’opinione pubblica e le campagne della grande stampa in mano ai padroni del vapore. Il primato della politica tante volte sbandierato, così come la volontà di “non farsi dettare l’agenda dai magistrati”, sono solo frasi ad effetto alle quali non seguono comportamenti coerenti.
E chiunque, dunque anche lui, potrà subire il trattamento di Lupi. Essere costretto alle dimissioni, senza nemmeno un avviso di garanzia, dopo essere bene bene cucinato sulla base di sussurri, allusioni e intercettazioni.

Errata corrige,
avevo inteso scrivere “nome”, non “nume”, ma va bene anche così….
Caro Michele d.,
confessi, il suo vero nume è Marco Travaglio….
Prima di tutto i ministeri non sono una proprietà privata e, secondo, può stare sicuro che se Lupi ed NCD hanno ” mollato” il ministero è perché sono state promesse adeguate contropartite politiche e ministeriali. Resta l’anomalia di un ministro delle infrastrutture che deve farsi spiegare cosa sono le infrastrutture e la differenza tra una strada ed una ferrovia.
Vorrei ancora una volta far notare che i renziani, come furono e sono i berlusconiani, siano ancora peggiori del loro Guru. Questa riforma della scuola, dove chi lecca meglio il preside, ottiene avanzamenti e promozioni, va denunciata. Gia ho avuto notizie di direttrici “renziane” che cominciano ad applicare questa orribile attitudine. Eppure di fronte a questo agitarsi tanto per buttare fumo negli occhi, c’é ancora chi ci crede, e finché questo burino presuntuoso non sarà allontanato, la situazione non puo’ che continuare a peggiorare! Slogan stupidi, come la “semplificazione” che in realtà vuol dire forte complicazione e altre amenità, vanno denunciate senza sosta e ogni giorno. Solo martellando, la gente forse aprirà gli occhi.
Sì Nicola, lo hanno rapito, il ministero, e portato in Kasakistan…
Dopo aver sentenziato che i sottosegretari con avviso di garanza non hanno l’obbligo di dimettersi, l’individuo di Palazzo Chigi ha riconosciuto a Lupi la correttezza delle dimissioni anche ” senza aver nemmeno ricevuto un avviso di garanzia ” (sic!). L’individuo di Palazzo Chigi contraddice anche se stesso, da buon burinotto.