
Il ministro delle Finanze israeliano dell’ultradestra, Bezalel Smotrich, ha annunciato di aver approvato il nuovo piano di insediamento nella regione E1, tra Gerusalemme e Ma’ale Adumim in Cisgiordania, che consiste in 3.401 unità abitative per i coloni: un piano che, ha detto, “seppellirà l’idea di uno Stato palestinese”. Il progetto, del quale si parla da un ventennio e che fu promosso ai tempi dal premier Ariel Sharon, intende unire Gerusalemme a Ma’ale Adumim coprendo una superficie di circa 7 chilometri ad est della capitale. Il progetto è rimasto congelato per decenni a causa della forte opposizione della comunità internazionale, che teme che la nuova ala dell’insediamento possa ostacolare la nascita di uno stato palestinese sostenibile. Questo è il sionismo (l’idea del “ritorno” del popolo ebraico alla terra d’Israele) al suo meglio: costruire, insediare e rafforzare la nostra sovranità nella Terra d’Israele”, afferma Smotrich, che è anche sottosegretario alla Difesa responsabile per le questioni civili della Cisgiordania. Quasi 380 camion carichi di aiuti umanitari sono entrati ieri nella Striscia di Gaza attraverso i valichi di Kerem Shalom e Zikim. Lo rende noto il Coordinamento delle Attività Governative di Israele (Cogat), agenzia del Ministero della Difesa di Tel Aviv, in leggero aumento rispetto ai 320 camion entrati il giorno prima. L’Onu – ricorda il Times of Israel – sostiene che ogni giorno devono essere distribuiti 600 camion di aiuti per sfamare adeguatamente i circa due milioni di abitanti della Striscia. Su Israele, “non mi pare sia una voce fuori dal coro, la mia. Forse io ho l’abitudine di dire ad alta voce alcune cose in modo poco diplomatico. Ma è evidente che non si può pensare di cacciare tutti i palestinesi dalla loro terra. Noi tutti condividiamo la guerra contro Hamas, ma discerniamo tra terroristi e palestinesi”. Così il ministro della Difesa Guido Crosetto in una intervista al Corriere della Sera. È un no al piano operativo per occupare Gaza? “Un piano sganciato e inaccettabile – risponde il ministro. L’esercito israeliano ha reso noto di aver intercettato un missile lanciato dallo Yemen.
Almeno 98 palestinesi sono stati uccisi negli attacchi israeliani nella Striscia di Gaza dall’alba, tra questi almeno 37 alla ricerca di aiuti. Lo hanno riferito da fonti mediche ad Al Jazeera. L’ufficio stampa di Hamas ha intanto aggiornato a 235 il totale dei decessi per fame, inclusi 106 bambini.
Hamas ha espresso la volontà di riprendere rapidamente i negoziati per il cessate il fuoco a Gaza durante un incontro con il capo dell’intelligence egiziana al Cairo, Hassan Mahmoud Rashad. Lo ha riferito la tv egiziana Al-Qahera News. Nelle ultime ore sei Paesi (Giordania, Emirati Arabi Uniti, Germania, Belgio, Francia e Italia) hanno lanciato via aerea 119 pacchi di aiuti alimentari nella Striscia di Gaza, secondo quanto riferito dall’esercito israeliano in una nota. Il Sud Sudan nega di essere impegnato in discussioni con Israele riguardo al trasferimento sul suo territorio di palestinesi dalla Striscia di Gaza, come affermato ieri da notizie di stampa. In una nota pubblicata sui social, il ministero degli Esteri del Paese africano sostiene che si tratti di “notizie senza fondamento, che non riflettono la posizione ufficiale del governo del Sud Sudan”. Secondo la Turchia, Israele è uno dei principali responsabili delle violenze che si sono consumate nelle scorse settimane nella provincia siriana di Sweida, popolata principalmente dalla minoranza dei drusi. Nell’area, dove secondo le organizzazioni umanitarie, oltre 1.400 persone sono rimaste uccise negli scontri che hanno coinvolto forze druse e beduini sunniti e che ha visto l’intervento delle forze governative di Damasco. Ha dichiarato il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, durante una conferenza stampa congiunta con l’omologo siriano Asaad Hassan Al-Shaibani ad Ankara. “La nuova Siria dovrebbe essere una Siria in cui tutti i popoli, le credenze e le culture siano preservate e possano convivere. Come Turchia stiamo formulando le nostre raccomandazioni in questa direzione” ha aggiunto Fidan, come riferisce Anadolu (è un’agenzia di stampa di proprietà del governo della Turchia).
Nell’intervista a i24, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu è stato incalzato sul motivo per cui definisce Gaza City come “l’ultima vera roccaforte” di Hamas, dato che aveva già usato la stessa retorica per descrivere Rafah prima che Israele lanciasse una grande offensiva nella città del sud della Striscia di Gaza la scorsa primavera. Primo Ministro Benjamin Netanyahu, esiste forse un episodio, nella guerra di allora, che la nauseò?
Giuseppe Basilico

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