Nevrosi e loro provenienza.
Se ci specchiassimo in una bacinella d’acqua perfettamente in quiete, ne riceveremmo la nostra immagine fedelmente riflessa. Ma se increspassimo la superficie del liquido, ad esempio con un mestolo, l’immagine ci apparirebbe diversa, deformata, pur essendo in sostanza quella del nostro viso, e faremmo fatica a riconoscerci… Questo esempio può dare l’idea della differenza fra normalità e nevrosi…
Una nevrosi non è altro che una percezione alterata della realtà, che pur restando sostanzialmente la stessa, può indurre un soggetto psicotico a comportamenti bizzarri, esattamente come l’immagine disturbata riflessa dallo specchio liquido, ma senza oltrepassare la linea immaginaria tra sanità mentale e follia.
Cosa sono le Nevrosi.
Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disordini Mentali (DSM) ha ridefinito le nevrosi e le psicosi, raggruppandole sotto una nomenclatura di disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, disturbi somatoformi.
In tal in modo il concetto di nevrosi è diventato una classificazione di malattia, invece di una classificazione di categoria diagnostica, nel senso che col termine di nevrosi non si indicano determinati disturbi mentali, ma si definiscono precisi disturbi mentali diversi.
Le nevrosi sono malattie che non modificano qualitativamente il rapporto con la realtà. La personalità del nevrotico è parzialmente compromessa e riguarda l’affettività dei soggetto, non l’emotività.
Comunicazione ed attenzione non ne sono modificate, ma è possibile che il soggetto presenti disturbi
percettivi con percezioni illusorie, cioè vede solo ciò che vuol vedere.
Il modo di pensare e l’ideazione, possono essere accelerati o rallentati. Di solito il nevrotico riconosce questo stato.
Le nevrosi sono reazioni affettive, compromettono la sfera emotiva e manifestano tutto con ansia o depressione. Dal punto di vista psicopatologico, vanno considerate come malattie derivanti da reazioni presenti o passate.
Il Conflitto.
La nevrosi nasce con una reazione conflittuale antica o recente. Se la reazione è antica, ha origine nell’infanzia e col tempo il soggetto ha imparato a reprimerla nel suo inconscio ed è riuscito a costruirsi diversi meccanismi di difesa contro di essa.
Se la reazione conflittuale è recente, essa non è ancora strutturata oppure è sospesa tra conscio ed inconscio.
Il conflitto è lo scontro tra personalità ed ambiente, il succedersi di continue situazioni intra-personali ed interpersonali che determinati soggetti non sanno superare, probabilmente per carenza biologica.
La psicanalisi classica definisce il conflitto intra-personale come scontro tra due parti, di cui l’una è rappresentata dalle esigenze culturali, morali e sociali del Super Io (interiorizzazione dei codici del comportamento) e dell’Io (struttura psichica relativamente stabile, deputata al contatto ed ai rapporti con la realtà, sia interna che esterna), l’altra parte dalle le pulsioni istintuali e libidiche dell’es.
Il conflitto inter-personale è quello del rapporto dell’io nei confronti degli altri
I meccanismi di difesa
Il nevrotico, di fronte ad un conflitto per lui insuperabile, si difende mettendo in atto particolari meccanismi, la cui somatizzazione è immediata. L’ansia si tramuta in cefalea, ipersudorazione, irrequietezza. Il soggetto struttura il suo disturbo su un intero sistema organico, che spesso è quello digerente. Il suo conflitto può produrgli ulcera allo stomaco o colite. Aumentando l’ansia, si aggrava la malattia organica.
Il meccanismo di scarico, avviene in tre fasi :
– La conversione.
Essa è un meccanismo complesso perché la tensione emotiva repressa si scarica non su base biologica, ma su un organo in maniera mirata, nel tentativo di far parlare quell’organo in modo simbolico (caso tipico della nevrosi isterica).
– La trasposizione.
Essa è quel meccanismo che impedisce al soggetto di esternare un conflitto represso.
– La traslazione.
Essa è quel meccanismo attraverso il quale il nevrotico evita un’idea conflittuale, sostituendola con un atto simbolico, ad esempio lava le mani più volte, come per lavare la propria coscienza che ritiene sporca. Anche la depressione fa parte dei meccanismi di difesa.
Le “vecchie” nevrosi.
La Nevrosi d’Angoscia è la forma più semplice, si manifesta per lo più nelle donne giovani con una sensazione di angoscia accompagnata da ansia, un costante allarme che porta il soggetto ad una tensione continua senza riuscire a definirne il motivo. Ne sono sintomi caratteristici Tachicardia, palpitazioni, svenimenti, cefalea, tremori, dolore al petto, fame d’aria, gambe molli.
La Nevrosi Fobica si manifesta col terrore di oggetti o situazioni apparentemente tranquille, terrore che il nevrotico attribuisce inconsciamente al ritorno del proprio conflitto.
Freud descriveva la nevrosi di un piccolo paziente che aveva terrore per i cavalli, temendone di essere morso.
Il ragazzo nel caso specifico, identificava il cavallo col proprio padre, nei cui confronti aveva sviluppato un complesso di castrazione, di repressione delle prime manifestazioni sessuali. Lontano dai cavalli, il piccolo non manifestava nevrosi. I casi più noti di nevrosi fobica sono : l’agorafobia e la claustrofobia.
La Nevrosi Isterica, così denominata da Ippocrate in quanto notò una maggiore frequenza nelle donne. Il sintomo isterico nasce dalla rimozione di un conflitto tra il desiderio e il divieto, tra principio del piacere e principio di realtà. E’ un conflitto angosciante che viene mantenuto al di fuori della coscienza, mentre il meccanismo di conversione scarica sulla parte del corpo che avrebbe potuto soddisfare il desiderio represso (paralisi isterica).
In conclusione, la psicanalisi interpreta i sintomi della nevrosi come espressione simbolica di un conflitto tra il desiderio e la difesa, dove il desiderio rappresenta la soddisfazione delle proprie esigenze e la difesa il meccanismo per tenere lontani rappresentazioni e impulsi che potrebbero minare l’equilibrio della persona.
I fattori che provocano le nevrosi non sono patologici, ma sono in sintesi un modo scorretto di affrontare i conflitti della quotidianità. Dall’incapacità di rapportarsi nelle situazioni conflittuali, deriva quindi una condizione di sofferenza psichica, che si manifesta con ansia, depressione, irritabilità, fobìe, ossessioni e compulsioni. Tutti questi stati non alterano i processi intellettivi e consentono al soggetto un adeguamento sociale accettabile.
Dr.ssa Matilde d’Alessandro
Dott.ssa Matilde d’Alessandro
Esperta in Ansia, Disturbi Associati e D.A.P.
Napoli
320 7585631.
© Matilde d’Alessandro
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