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SINISTRA INSENSIBILE ALLA GUERRA IN UCRAINA…

Scrive Davide Maria Deluca, corrispondente dall’Ucraina per il Domani, che la sinistra e la classe operaia (De Luca crede ancora che esista la classe operaia) sono così insensibili alla sorte dell’Ucraina perché “la guerra in Ucraina è essenzialmente una guerra tardo-capitalista: un conflitto combattuto sotto i vincoli della globalizzazione e in cui i meccanismi di mercato determinano chi riceve nuove reclute e droni”. È una lettura molto simile a quella di Alexander Dugin, con rispetto parlando. Con questo metro di giudizio si potrebbe dire che anche la guerra contro Hitler fu essenzialmente una guerra proto-capitalista, e vorrei che se ne negasse questo carattere, almeno dopo la decisione di Roosevelt di parteciparvi. Quanto al tardo-capitalismo mi chiedo che cosa si aspettino di buono De Luca e ”la sinistra e la classe operaia” dopo la sua estinzione.

di Marco Taradash | 7 Novembre 2025
FILE PHOTO: A family reunification takes place when a woman carrying a baby reacts after evacuating from Russian troop-occupied Kupiansk town in a bus convoy, amid Russia’s attack on Ukraine, on the outskirts of Kharkiv, Ukraine May 30, 2022. Picture taken May 30, 2022.

Scrive Davide Maria Deluca, corrispondente dall’Ucraina per il Domani, che la sinistra e la classe operaia (De Luca crede ancora che esista la classe operaia) sono così insensibili alla sorte dell’Ucraina perché “la guerra in Ucraina è essenzialmente una guerra tardo-capitalista: un conflitto combattuto sotto i vincoli della globalizzazione e in cui i meccanismi di mercato determinano chi riceve nuove reclute e droni”.

È una lettura molto simile a quella di Alexander Dugin, con rispetto parlando. Con questo metro di giudizio si potrebbe dire che anche la guerra contro Hitler fu essenzialmente una guerra proto-capitalista, e vorrei che se ne negasse questo carattere, almeno dopo la decisione di Roosevelt di parteciparvi. Quanto al tardo-capitalismo mi chiedo che cosa si aspettino di buono De Luca e ”la sinistra e la classe operaia” dopo la sua estinzione.

Cito qualche passaggio dal suo post:

“Personalmente, ritengo che il principale ostacolo allo sviluppo di un discorso di sinistra sull’Ucraina sia il fatto che la guerra si sia rapidamente trasformata in un progetto dell’élite occidentale. Sia i governi che i media si sono schierati ampiamente a favore dell’Ucraina, mentre gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno fornito a Kiev un livello di sostegno economico e militare senza precedenti. Questo aiuto è stato avvolto in un linguaggio morale ed etico che, per molti esponenti della sinistra, puzzava di ipocrisia e doppi standard.

Mentre alcuni ucraini hanno cercato di presentare la loro lotta come anti-imperialista, la sinistra occidentale ha trovato difficile empatizzare con una causa i cui rappresentanti ufficiali si sono allineati con altre potenze imperialiste e hanno spesso negato la solidarietà ad altre guerre di liberazione: affrontare la spinosa questione del conflitto di Gaza si è rivelato troppo per la cerchia di Zelensky.

Anche sotto questo aspetto, la guerra in Ucraina è essenzialmente una guerra tardo-capitalista: un conflitto combattuto sotto i vincoli della globalizzazione e in cui i meccanismi di mercato determinano chi riceve nuove reclute e droni. È anche una guerra condotta in nome di valori liberali, persino neoliberisti – un fatto che aiuta a spiegare perché le istanze di solidarietà internazionale tra classe operaia e sinistra siano state, purtroppo, rare e distanti tra loro”.

Notare la richiesta a Zelensky di solidarizzare con la causa della Palestina (o di Hamas, se crediamo a Francesca Albanese) cosa che a me appare piuttosto singolare.

Marco Taradash

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Marco Taradash

Marco Taradash, livornese è un giornalista, liberale di tendenza radicale, già deputato europeo e nazionale coi radicali, poi con Forza Italia, presidente della Commissione Rai dal 1994 al 1996. Fondatore e promotore della Convenzione per la Riforma Liberale (1995) con Giuliano Ferrara, Lucio Colletti, Dario Antiseri, Marcello Pera, Piero Melograni, Giorgio Rebuffa, Raimondo Cubeddu, Gaetano Quagliariello e altri, poi dei Riformatori liberali (2005) con Peppino Calderisi, Benedetto Della Vedova, Emilia Rossi, Carmelo Palma. Promotore di vari referendum, da quello per la depenalizzazione dell’uso personale di droghe proibite (1993) a quello per l’abolizione della quota proporzionale delle legge detta Mattarellum (1999, per l’uninominale secca, insomma). Votò sì alla riforma costituzionale il 4 dicembre 2016. Non condivise poi l’alleanza della Lista Bonino-+Europa col Pd e fondò Centromotore. Partecipò alla successiva nascita del partito +Europa, si candidò alle Europee, sostenne il voto contrario di +Europa al governo giallorosso. Crede alla necessità di una forza liberaldemocratica alternativa al fasciosovranismo e al populismosinistro.

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