
Scrive Davide Maria Deluca, corrispondente dall’Ucraina per il Domani, che la sinistra e la classe operaia (De Luca crede ancora che esista la classe operaia) sono così insensibili alla sorte dell’Ucraina perché “la guerra in Ucraina è essenzialmente una guerra tardo-capitalista: un conflitto combattuto sotto i vincoli della globalizzazione e in cui i meccanismi di mercato determinano chi riceve nuove reclute e droni”.
È una lettura molto simile a quella di Alexander Dugin, con rispetto parlando. Con questo metro di giudizio si potrebbe dire che anche la guerra contro Hitler fu essenzialmente una guerra proto-capitalista, e vorrei che se ne negasse questo carattere, almeno dopo la decisione di Roosevelt di parteciparvi. Quanto al tardo-capitalismo mi chiedo che cosa si aspettino di buono De Luca e ”la sinistra e la classe operaia” dopo la sua estinzione.
Cito qualche passaggio dal suo post:
“Personalmente, ritengo che il principale ostacolo allo sviluppo di un discorso di sinistra sull’Ucraina sia il fatto che la guerra si sia rapidamente trasformata in un progetto dell’élite occidentale. Sia i governi che i media si sono schierati ampiamente a favore dell’Ucraina, mentre gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno fornito a Kiev un livello di sostegno economico e militare senza precedenti. Questo aiuto è stato avvolto in un linguaggio morale ed etico che, per molti esponenti della sinistra, puzzava di ipocrisia e doppi standard.
Mentre alcuni ucraini hanno cercato di presentare la loro lotta come anti-imperialista, la sinistra occidentale ha trovato difficile empatizzare con una causa i cui rappresentanti ufficiali si sono allineati con altre potenze imperialiste e hanno spesso negato la solidarietà ad altre guerre di liberazione: affrontare la spinosa questione del conflitto di Gaza si è rivelato troppo per la cerchia di Zelensky.
Anche sotto questo aspetto, la guerra in Ucraina è essenzialmente una guerra tardo-capitalista: un conflitto combattuto sotto i vincoli della globalizzazione e in cui i meccanismi di mercato determinano chi riceve nuove reclute e droni. È anche una guerra condotta in nome di valori liberali, persino neoliberisti – un fatto che aiuta a spiegare perché le istanze di solidarietà internazionale tra classe operaia e sinistra siano state, purtroppo, rare e distanti tra loro”.
Notare la richiesta a Zelensky di solidarizzare con la causa della Palestina (o di Hamas, se crediamo a Francesca Albanese) cosa che a me appare piuttosto singolare.
Marco Taradash

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