
482 persone non sono un semplice numero. Sono 482 vite spezzate nei primi sei mesi del 2026, 482 famiglie che hanno dovuto affrontare una perdita che nessuna statistica può davvero raccontare.
I dati aggiornati a giugno mostrano un calo del 4% rispetto allo stesso periodo del 2025. È un segnale positivo, ma non può essere considerato sufficiente. Perché dietro quel -4% restano 350 morti avvenute durante il lavoro e 132 nel tragitto casa-lavoro.
Ancora più preoccupante è il divario di rischio che colpisce alcune categorie di lavoratori. Gli over 65 registrano un’incidenza di mortalità di 45 decessi ogni milione di occupati, mentre per i lavoratori stranieri l’indice arriva a 37,1, oltre tre volte quello degli italiani. Non possiamo accettare che l’età, la provenienza o la condizione sociale possano trasformarsi in fattori di maggiore esposizione al rischio.
Anche la distribuzione territoriale racconta un’Italia diseguale. Sei regioni – Calabria, Liguria, Sicilia, Campania, Umbria e Puglia – si trovano nella cosiddetta zona rossa per incidenza degli infortuni mortali. Tra i settori più colpiti figurano costruzioni, trasporto e magazzinaggio e attività manifatturiere. E c’è un altro dato che dovrebbe far riflettere: mentre le morti diminuiscono, le denunce complessive di infortunio aumentano del 5,5%, arrivando a oltre 315 mila nei primi sei mesi dell’anno.
La sicurezza sul lavoro non può essere considerata un costo o un adempimento burocratico. È un diritto fondamentale. È necessario investire maggiormente in prevenzione, formazione, controlli e qualità del lavoro, contrastando precarietà e condizioni che rendono alcune persone più vulnerabili di altre.
La difesa dei diritti dei lavoratori e la lotta contro ogni forma di discriminazione fanno parte della stessa battaglia per una società più giusta.
Anche la comunità LGBTQIA+ conosce bene quanto le discriminazioni possano incidere sulla possibilità di vivere e lavorare pienamente, con dignità e senza paura.
Per questo la sicurezza deve essere davvero universale: nessun lavoratore deve essere considerato sacrificabile, nessuna vita può valere meno di un’altra.
Sofia Mehiel

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