
In Sicilia la cenere dell’Etna paralizza ancora gli aeroporti, blocca i voli, intrappola turisti e residenti, e mentre la regione affronta l’ennesima emergenza prevedibile, Salvini trasforma il caos in un palcoscenico politico, per dire che senza Ponte i siciliani restano “prigionieri”, che con il Ponte invece avrebbero una via di fuga. Ma questa narrazione è una manipolazione: sì, il Ponte sarebbe una scappatoia, nessuno lo nega, ma non è l’unica, e soprattutto non è quella che risolve il problema reale, perché non esistono solo i voli per uscire dall’Isola, e non esiste solo il Ponte.
Esiste il mare. Esistono i porti. Esistono le navi. Esiste la possibilità – mai pianificata, mai potenziata, mai presa sul serio – di creare un sistema di trasporto marittimo moderno, efficiente, continuo, capace di assorbire i flussi di passeggeri durante le emergenze. Si potrebbero mettere in campo navi grandi, veloci, attrezzate come quelle da crociera, con comfort, servizi, capacità di carico, in grado di collegare la Sicilia con Napoli, Civitavecchia, Genova, la Sardegna, la Calabria. Si potrebbe costruire una rete marittima di emergenza che garantisca mobilità anche quando l’Etna si sveglia. Ma non è stato fatto mai, perché è più facile dire “serve il Ponte” che progettare soluzioni reali.
Intanto si nascondono i pareri tecnici contrari: il Comitato tecnico scientifico che segnala criticità enormi in zona sismica estrema, l’ISPRA che evidenzia impatti ambientali devastanti, l’ANAC che solleva dubbi sulle procedure, la Corte dei Conti che mette nero su bianco che la copertura finanziaria non è solida. Tutto questo viene ignorato perché non serve alla narrazione del Ponte come salvezza.
E poi c’è Sigonella… Nel 2023 la Regione tentò di usarla per i voli civili: la base disse no, Crosetto disse sì, e tutto finì nel nulla. Quest’anno, con la Sicilia paralizzata, non hanno neanche provato a chiedere ufficialmente l’apertura della pista di Sigonella. Nessuna richiesta, nessuna trattativa, nessuna pressione politica, perché sapevano già che sarebbe arrivato un no. Sigonella è territorio italiano ma anche base strategica USA, e oggi la linea della Casa Bianca non è certo quella di facilitare l’Europa. Non ci sono fonti ufficiali che confermino un ordine diretto, ma la politica italiana si comporta come se quel divieto fosse scontato.

E mentre tutto questo accade, c’è la mangiatoia che nessuno vuole nominare: la Società Stretto di Messina, che da anni incassa soldi pubblici senza costruire nulla, che paga dirigenti con stipendi faraonici per non fare niente, che vive grazie ai fondi stanziati per un’opera che non esiste, che brucia denaro pubblico per mantenere in vita una struttura che non produce un solo metro di Ponte. E Salvini lo sa. Salvini lo difende. Salvini lo usa. Salvini lo protegge. Perché il Ponte non è solo propaganda: è potere, è soldi, è una macchina che non si vuole spegnere.
Ed è qui che lo sciacallaggio raggiunge il suo livello più indecente: Salvini che usa un’emergenza reale, che usa la cenere dell’Etna, che usa la paralisi degli aeroporti, che usa la frustrazione dei siciliani per spingere un’opera che non risolve nulla, che non impedisce la chiusura di Fontanarossa, che non libera nessuno, che non salva nessuno, ma che garantisce la sopravvivenza di una struttura che da anni divora soldi pubblici senza produrre un solo beneficio.
E qui arriva il punto più scandaloso: i miliardi – miliardi veri, miliardi enormi, miliardi spropositati – che si dovrebbero spendere per un’opera che non ha alcuna sicurezza strutturale, che sorge in una zona sismica estrema, che potrebbe trasformarsi in una catastrofe qualora cedesse, potrebbero invece essere investiti in qualcosa di più intelligente, più fattibile, più sicuro. Potrebbero essere investiti nel mare, potrebbero essere investiti in navi da crociera adattate al trasporto passeggeri, in nuove rotte, in collegamenti veloci, in infrastrutture portuali moderne, in un sistema di mobilità che funziona anche quando l’Etna si sveglia. Potrebbero essere investiti in soluzioni reali, non in un monumento politico, ma non lo si fa, perché il Ponte non è una soluzione: è un pretesto. È una bandiera. È una mangiatoia.
La verità è semplice e brutale: Salvini non sta aiutando la Sicilia, la sta usando. Sta consumando la sua emergenza per coprire il proprio fallimento, sta sfruttando il caos per difendere interessi che nulla hanno a che vedere con il bene pubblico. E approfittarsi di un’Isola ferma, di una popolazione esasperata, di un’emergenza naturale per costruire consenso è la forma più bassa, più meschina, più indecente di politica.
E tutto ciò è moralmente inaccettabile!
Angioletta Massimino

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