E’ stato detto, non senza fondamento, ed è stato ripetuto anche a Bertinoro, che la “questione socialista” è tornata prepotentemente di attualità e che i DS si apprestano a scontare la contraddizione di non aver voluto mai affrontare questo tema, né fare i conti con il loro passato.
In effetti, chiunque può rilevare che è così. Tanto più nel momento in cui il gruppo dirigente diessino si appresta allo scioglimento del partito per preparare la confluenza nel costituendo Partito Democratico.
Se tutto questo è vero, a maggior ragione occorre dire che i primi a dover fare i conti con la “questione socialista” sono proprio i socialisti.
La diaspora non è il frutto soltanto di un certo accanimento giudiziario che, peraltro, colpì tutto il pentapartito.
Se attualmente si contano tre partiti che rivendicano l’eredità del vecchio PSI, tre che rivendicano quella del PSDI oltre ad una miriade di associazioni e fondazioni che pur non essendo partiti coltivano la stessa aspirazione se non altro a livello morale e culturale, occorre dire che anche i socialisti ci hanno messo del loro in tutto questo.
Il successo del processo costituente innescato dal convegno di Bertinoro, dunque, dipenderà anche dalla volontà e dalla capacità dei socialisti di fare per intero i conti con il loro passato, chiudendo una pagina per aprirne un’altra.
Nella quale occorre scrivere una storia maggiormente virtuosa nei comportamenti politici. Dove non ci sia più spazio per i tanti particolarismi che non poggiano su differenze sui principi e sui programmi.
E dove, soprattutto, non ci sia spazio per disegni annessionistici di corto respiro.
A Bertinoro, da questo punto di vista, assieme a tante parole sagge (Turci, Caldarola, Macaluso, Formica hanno detto chiaramente che il disegno di rimettere assieme i “pezzi” sarebbe di corto respiro) ne sono state pronunciate anche di insensate.
Poco male: in una assemblea che riunisce per la prima volta persone provenienti da tante storie diverse, non tutti possono dimostrare la stessa capacità di sintonizzarsi su un obbiettivo che sia condiviso. Toccherà ai promotori della Costituente far si che la direzione sia quella giusta e non dubitiamo che lo faranno.
Se poi, invece, la meta dell’unificazione socialista fine a se stessa dovesse dimostrarsi il disegno dei vertici dei partitini frutto della diaspora, sarà anche questa una buona cosa. Ma una cosa diversa rispetto all’obbiettivo di Bertinoro. E ciascuno, serenamente, ne prenderebbe atto.
Siano i socialisti i primi a fare i conti con la questione socialista
n.c.

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