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SIAMO ENTRATI NEL BIPOLARISMO ASIMMETRICO E CI ATTENDE UN BIPOLARISMO SENZA POLI

Il polo di centrodestra ruota ancora attorno al PDL. Ma il polo di centrosinistra è spappolato perché il PD non ha più forza aggregante né capacità di indirizzo. E stiamo andando verso un bipolarismo senza poli, perché il PDL ha solo rinviato l’esplosione della sua crisi. Di Nicola Cariglia

di Nicola Cariglia | 30 Marzo 2010

Abbiamo sentito commenti patetici, mentre affluivano i risultati elettorali e l’esito era incerto soprattutto per Piemonte e Lazio, sulla frana autentica dell’affluenza al voto. Qualcuno ha cercato goffamente di negare l’evidenza, invitando a confrontare le astensioni con quelle verificatesi alle ultime elezioni europee e non alle regionali del 2005. E allora perché non confrontarsi con le elezioni per il parlamento nazionale del 2008?
Cerchiamo tutti di fare uno sforzo di onestà: la gente ha ripulsa per questa politica vuota di proposte e ricca di urla e grida.
L’astensionismo non è, come si sarebbe detto una volta, di carattere qualunquista. E’ un astensionismo adulto, un modo di manifestare una scelta politica contro questo sistema ed entrambi i partiti, PDL e PD, che ne sono il perno. Ed anche un modo di lanciare un messaggio: “non ci stiamo”.
Se il dato principale e caratterizzante di queste elezioni regionali è la fuga dalle urne, le dispute sul numero delle regioni conquistate dall’uno e dall’altro schieramento hanno un significato del tutto secondario.
Se tutti cantano vittoria, significa che nessuno ha vinto.
Certamente non hanno motivo di gioire i due partiti maggiori.
Il PD non è riuscito a contenere le perdite: né delle regioni amministrate né dei propri voti. Esce dal voto con le ossa rotte: le battaglie più esaltanti le ha combattute dove è stato costretto ad appoggiare candidati non propri: Nichi Vendola in Puglia e Emma Bonino in Lazio. Nelle regioni rosse, dove ovviamente correva con propri candidati alla presidenza, ha confermato i governatori ma ha dovuto assistere con sgomento alla crescita delle astensioni ed al calo delle proprie percentuali.
Ed è suonato il campanello di allarme anche per il PDL. Berlusconi ha recuperato fortemente nell’ultima settimana di frenetica presenza sulla stampa e nei canali televisivi. Ma ha dovuto cedere alla Lega il Piemonte ed il Veneto e ricorrere ad un candidato socialista per la Campania.
Insomma, il PD ed il PDL sono in evidente affanno. Soprattutto il PD che resta il partito principale dell’alleanza di centrosinistra, ma non ne è più il perno indiscusso: non ha i numeri per esserlo, né i leaders, né le idee.
Da questo punto di vista il PDL è messo appena appena meglio: resta di gran lunga il partito preminente del centrodestra. Ma è incalzato da una Lega baldanzosa e afflitto da una serie di problemi interni.
Queste considerazioni spiegano a sufficienza l’atteggiamento degli elettori che hanno disertato in massa le urne. E confermano la crisi irreversibile del sistema.
Viviamo un bipolarismo asimmetrico nel quale il polo di centrodestra ruota ancora attorno ad un partito, il PDL. Ma il polo di centrosinistra è spappolato perché il PD non ha più forza aggregante né capacità di indirizzo.
E stiamo andando verso un bipolarismo senza poli, perché il PDL ha solo rinviato l’esplosione della sua crisi.
Purtroppo, però, non si intravedono vie di uscita immediate.
Perché, parafrasando Montale, questo solo sappiamo, ciò che non siamo. E non vogliamo essere.

Nicola Cariglia

Pubblicato in : Primo piano

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. nicola cariglia

    4 Aprile 2010 alle 21:44

    Caro Marzio,
    Sfugge anche a me “per quale ragionamento sociopolitico il 20 per cento di astensionismo sia automaticamente identificato col 20 per cento di potenziali elettori del centro contro bipolarismo e bipartitismo.”
    E mi sfugge dove, nell’articolo o nei commenti, sia stato scritto.
    Per quanto mi riguarda ho solo sottolineato una evoluzione resa evidente da queste elezioni: coloro che si recano alle urne per sostenere i due partiti egemoni ad ogni elezione calano di qualche milione.
    Le leggi elettorali, inique come le sanzioni di mussoliniana memoria, non riescono ad impedire quella frammentazione che si voleva evitare, orientando obbligatoriamente gli elettori verso PDL e PD.
    Oltre non mi arrischio ad andare.
    Un caro saluto,
    Nicola

    Rispondi
  2. Marzio Siracusa

    4 Aprile 2010 alle 10:10

    Mi sfugge per quale ragionamento sociopolitico il 20 per cento di astensionismo sia automaticamente identificato col 20 per cento di potenziali elettori del centro contro bipolarismo e bipartitismo. Salva l’analisi di Paolo dalla Francia che condivido in pieno, credo che l’astensionismo dipenda dal naturale decadere del principio di rappresentanza nelle società individualistiche, comunque somma di milioni di monadi obese e gratificate. Come accade nelle cosiddette democrazie mature, chi è soddisfatto di se stesso, chi crede di realizzarsi fuori dalla polis perché e per cosa dovrebbe dare una delega quando la massima gratificazione personale la si ha al supermercato, nei supermercati d’ogni genere? Qua è la crisi del politico, e negarlo continuando a incollare le attese dell’Ottocento al ventunesimo secolo è patetico, come patetiche sono le passioni reiterate senza una scena che le sostenga. Prima e secondo repubblica non hanno storia, l’Italia è realmente cambiata e se è vero che il cattolicesimo politico è il nostro “refrain” infernale, è anche vero che dopo il clericofascismo e il cattocomunismo si apre la stagione del cattolicesimo materasso in cui tutti potranno saltare e alzarsi a piacimento. Il centro ideale per laici immaginari.

    Rispondi
  3. Marzio Siracusa

    4 Aprile 2010 alle 10:08

    Mi sfugge per quale ragionamento sociopolitico il 20 per cento di astensionismo sia automaticamente identificato col 20 per cento di potenziali elettori del centro contro bipolarismo e bipartitismo. Salva l’analisi di Paolo dalla Francia che condivido in pieno, credo che l’astensionismo dipenda dal naturale decadere del principio di rappresentanza nelle società individualistiche, comunque somma di milioni di monadi obese e gratificate. Come accade nelle cosiddette democrazie mature, chi è soddisfatto di se stesso, chi crede di realizzarsi fuori dalla polis perché e per cosa dovrebbe dare una delega quando la massima gratificazione personale la si ha al supermercato, nei supermercati d’ogni genere? Qua è la crisi del politico, e negarlo continuando a incollare le attese dell’Ottocento al ventunesimo secolo è patetico, come patetiche sono le passioni reiterate senza una scena che le sostenga. Prima e secondo repubblica non hanno storia, l’Italia è realmente cambiata e se è vero che il cattolicesimo politico è il nostro “refrain” infernale, è anche vero che dopo il clericofascismo e il cattocomunismo si apre la stagione del cattolicesimo materasso in cui tutti potranno saltare e alzarsi a piacimento. Un centro ideale per laici immaginari.

    Rispondi
  4. Alessandra Campagnano

    2 Aprile 2010 alle 14:47

    Vedo con piacere che molte voci, anche autorevoli, sostengono che bisogna mandare segnali chiari di una presenza diversa, non rappresentata veramente dal sistema vigente. Ha mostrato il suo disagio e il suo malessere in modi diversi, ma ha dimostrato di esserci. Forza e coraggio, continuiamo a discutere e ad esprimere il nostro punto di vista. Siamo una minoranza? Bene, se si fanno analisi e riflessioni fuori del coro, fondate sulla ragionevolezza e sull’etica pubblica, non saremo folle oceaniche osannanti (chi?!) ma potremo essere meno minoranza. Buona Pasqua!

    Rispondi
  5. Gino Di Maro

    31 Marzo 2010 alle 22:01

    Saluto anche io il compagno Lelio Lagorio evidenziando come i politici della Prima Repubblica erano orgogliosi di SERVIRE le Istituzioni.
    Questo passaggio, che non può sfuggire e sul quale invito i giovani a riflettere, mi ricorda le parole del compagno Antonio Cariglia che di recente ci ha lasciati.
    L’astensione è un vero e proprio partito, è un modo di fare politica del tutto inedito, con il quale si deve fare i conti se si vuole ritornare a fare politica per con arrenderci a questo andazzo.
    Io appartengo a quelli, caro Adalberto, che non vogliono arrendersi.

    Rispondi
  6. Chiara Boriosi

    31 Marzo 2010 alle 16:36

    Leggo con piacere l’intervento di Lelio Lagorio, cui va tutto il mio rispetto per la chiarezza e la sincerità, poichè proprio da queste pagine avevo indicato il non voto come forma di rifuto ad avallare oltre questo sistema illiberale che non si può attaccare altrimenti. Raccolgo dunque con consapevolezza l’invito ad agire per riprenderci la politica che ci è stata scippata, condivido in pieno l’analisi di Cariglia e mi auguro che altre coscienze lucide e vivaddio pensanti come quella di Lagorio sentano il bisogno di farsi sentire, di levare la voce, di riprendere la battaglia. Tutti insieme.

    Rispondi
  7. Adalberto Scarlino

    31 Marzo 2010 alle 15:18

    Di fronte ad una legge elettorale INFAME ( sottolineo ancora una volta la pertinente definizione del sindaco Matteo Renzi ) , come quella imposta in Toscana dalla complicità tra berlusconiani e ” sinistra ” , un Politico con la storia e la personalità di Lelio Lagorio ha scelto il binario di una protesta civile, di una denuncia netta, leale.
    Grazie, presidente Lagorio, di averne dichiarate le motivazioni al nostro Pensalibero : ai lettori e agli elettori che hanno seguito il tuo esempio, a quelli che hanno votato scheda bianca o nulla, a quelli che hanno votato al di fuori del bipartito. Grazie per il contributo di idee e di proposte che vorrai dare, per il futuro della Toscana e della nostra – sì, nostra, nonostante tutto – Italia, a noi laici , liberali e socialisti, che – NONOSTANTE TUTTO – non vogliamo arrenderci.

    Rispondi
  8. Giancarlo

    31 Marzo 2010 alle 13:36

    Non si può non essere d’accordo con Lelio Lagorio (lasciamo stare il “vecchio” visto che l’età è quella della testa e non certo quella anagrafica). A uomini come lui però credo si debba chiedere qualcosa di più, visto che ancora possono dare tanto al Paese. Non certo la scesa in campo per portare avanti una battaglia ma il consiglio, il suggerimento, le idee che derivano dalla esperienza e dalla capacità politica. Questo lo possiamo chiedere. Ne abbiamo bisogno, non tant come persone singole ma proprio come Paese

    Rispondi
  9. Federico Baldini

    31 Marzo 2010 alle 11:11

    L’Obama italiano(ma l’anno scorso non doveva essere il fiorentino Renzi?..) Vendola se Fitto non si fosse messo di traverso sarebbe stato travolto dalla Poli Bortone candidata da UDC e PDL e quindi non la vedo una gran vittoria. Il PD non funziona e lo si capisce proprio dal disastro nelle regioni rosse(a Ravenna in un anno passa da 45mila voti a 33mila..). Il PDL va malino ma alla fine grazie alla Lega e al rush finale di Berlusconi ottiene una vittoria dalle dimensioni clamorose(vincere senza lista nel Lazio e con un leghista in Piemonte non erano risultati cosi’ scontati..). L’UDC, nonostante la voglia di tanti di noi di terzo polo, alla fine va bene solo dove si allea con Berlusconi(e da qui al 2013 credo che Casini terrà bene a mente questa volontà dei propri elettori..). Il fenomeno Di Pietro sta per essere sorpassato(a destra o a sinistra..vedete voi come intendere la cosa..) e inghiottito da Grillo che parte dall’Emilia Romagna(come qualcun altro che non ricordo…) per estendersi in tutta Italia nei prossimi tre anni. Insomma il bipartismo non funziona ma oramai agli italiani piace il dividersi in tifoserie bipolari. Tutto questo per noi poveri laici(liberali, repubblicani o socialisti..) ovviamente vuol dire altri anni difficilissimi(speriamo che ci lascino almeno festeggiare il prossimo anno i 150 anni dell’Unità d’Italia in modo decoroso..). Lasciatemi dire un’ultima cosa: certo che nel ’92-93 gli amici postcomunisti ebbero proprio una brillante idea nel contribuire a far crollare il sistema dei partiti della Prima Repubblica, ora si trovano circondati e schiacciati da Berlusconi, Lega e grillindipietristi…

    Rispondi
  10. Silla Cellino

    31 Marzo 2010 alle 10:51

    Trovo conforto nelle parole del compagno Lagorio per le motivazioni che ha dato della sua astensione, che sono le stesse della mia. All’Italia manca un partito dell’alternativa riformista che si contrapponga alle logiche di questo bipolarismo falso e impotente e occorre lavorare affinché l’esigenza di una sinistra socialista e democratica si trasformi da culturale a politica. Però limitarsi alle parole non basta e c’è bisogno di qualcuno che voglia stanare chi occupa questo spazio elettorale, dal quale sicuramente trae qualche rendita, senza però raggiungere apprezzabili risultati né politici né di prospettiva.

    Rispondi
  11. Nicola Cariglia

    31 Marzo 2010 alle 00:37

    Prima di tutto grazie, caro Presidente Lagorio per l’attenzione che ci dedichi.
    Noto che anche un Politico (P maiuscola, d’obbligo) del tuo spessore accomuna nel giudizio l’una e l’altra parte: ciò, naturalmente non significa che non sappiamo distinguere le diversità politiche.
    Il guaio è che non riusciamo ad individuarle queste diversità. E, a dirla tutta, nemmeno le politiche. Temo non dipenda da noi.
    Un caro saluto,
    Nicola Cariglia

    Rispondi
  12. Lelio Lagorio

    30 Marzo 2010 alle 19:06

    Sono il vecchio socialista Lagorio che ha servito e stimato la Prima Repubblica e, sempre di più, la considera migliore della Seconda. Stavolta non ho votato perché l’astensione era il solo modo “politico” di “avvisare” i dirigenti di oggi che ormai non è più possibile sopportare i loro sistemi e si impone un cambio profondo. Temo che non saranno capaci di interpretare giustamente questo segnale e perciò prevedo con grande preccupazione tempi pericolosi. Approvo lo scritto di Cariglia.
    Lelio Lagorio.

    Rispondi
  13. Alessandra Campagnano

    30 Marzo 2010 alle 15:51

    Dopo una campagna elettorale in cui nessuno ha parlato dei problemi concreti che un ente come la Regione dovrebbe risolvere o – meglio ancora – prevenire, l’impressione degli elettori e delle elettrici è stata spesso di un mixer impazzito in cui parole e persone si confondevano. Colpa del sistema? Sì, certo: come si fa a sentirsi cittadini e cittadine che esercitano la propria parte di sovranità se i giochi sembrano già fatti? Per superare vquesto difficile momento, non rimane che non abbandonarsi all’inazione e alla sterile querimonia, bisogna cominciare a fare un lavoro di ricostruzione culturale sfruttando tutti i mezzi possibili. In fondo abbiamo già cominciato con questi interventi su Pensalibero. Ma bisogna uscire allo scoperto.

    Rispondi
  14. nicola cariglia

    30 Marzo 2010 alle 12:58

    si condiviso sta per “si, condivido”. Scusate.

    Rispondi
  15. nicola cariglia

    30 Marzo 2010 alle 12:55

    Caro Paolo,
    si, condiviso. Anche io, in Francia avrei dato la notizia come l’ha comunicata la radio Francese. Per due motivi: per il mezzo (radio appunto, che richiede chiarezza e concisione), e per l’angolo visuale.
    In Italia, in un sito che cerca di discutere e immaginare soluzioni, ci si può abbandonare a qualcosa di diverso. E del tutto opinabile.
    Un caro saluto,
    N. C.

    Rispondi
  16. Paolo

    30 Marzo 2010 alle 11:16

    Caro Cariglia,
    “vista da fuori”, ad ascoltare la radio francese ieri sera, lei questo articolo lo avrebbe scritto diversamente, cioé in modo molto semplice, avrebbe scritto che “Berlusconi trionfa nelle Regionali e vince nelle piu’ grandi regioni”.
    Cosa avrebbe scritto se la percentuale dei votanti fosse stata al di sotto del 50% come é avvenuto qui in Francia? Che le elezioni non erano piu’ valide?
    Purtroppo, caro Cariglia, sebbene in calo, siamo ben al di sopra del 50% in Italia, e se la coalizione guidata da Berlusconi trionfa dopo tutto quello che di negativo si é detto sull’economia, sul fatto che usi il potere per proprio tornaconto, e tutto il resto che ben sappiamo, le conclusioni da trarre sono le seguenti: vincono i cattolici (di qualsiasi schieramento essi siano), perdono i laici, vince dunque l’Italia nella quale la parola finale spetta ai vescovi e ai cardinali, perdoni la mia ossessione, e perdono quelli che vorrebbero l’Italia raggiungere il modus vivendi della stragrande maggioranza dell’Europa. Esattamente quello che pernsavo e prevedevo, tranne nelle Regioni tradizionalmente “rosse” ( dove sarebbe eletto persino un carciofo vegetale se fosse capolista ), anche la vittoria del catto-comunista Vendola in Puglia conferma la mia teoria. In un Paese “normale”, dunque non in Italia, il leader della sinsitra, in questo caso Bersani, dovrebbe dimettersi immediatamente perché quello che ci ripete lui, le piazze, la magistratura, Santoro & c, é stato clamorosamente spazzato via dal voto popolare.
    L’Italia é e resterà una Repubblica Fondamentalmente Cattolica.
    Visto che lei conclude con Montale che feci mio piu’ di ogni altro in epoca di studi, le comunico la mia sensazione montaliana al risultato elettorale:
    “Ah che già stride
    la ruota, ti ridona all’atro fondo,
    visione, una distanza ci divide.”

    Rispondi
  17. Cristian

    30 Marzo 2010 alle 09:25

    Il PD per riprendersi deve puntare su un nome nuovo e vincente.L’unico che può cambiare il PD e anche l’Italia è Nichi Vendola che può diventare l’Obama italiano.
    Per quanto riguarda il PDL, spero avvenga presto sia la scissione con la Lega, sia con Fini, così Berlusconi sprofonda e la destra farà la fine della sinistra degli ultimi anni.

    Rispondi

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