Caro Direttore,
condivido molte delle cose che scrive ma, francamente, la sua contrarietà al bipartitismo mi sembra frutto del suo appartenere ad un’altra epoca. Gli Italiani ne hanno le scatole piene dei molti partiti e dei compromessi fra i partiti che paralizzavano i governi. Ma continuerò a leggere Pensalibero per le altre battaglie che condivido.
Renzo Michelini – Roma
Grazie, caro Michelini per avermi ricordato l’età e, quindi, la saggezza acquisita. Mi pare, però, che abbia scelto il momento sbagliato per attribuire al bipartitismo capacità di maggiore efficienza e potere decisionale. Prendiamo, ad esempio, alcune esternazioni di questi giorni. Secondo Berlusconi, il suo co-fondatore è un traditore. Fini, dal canto suo, è disponibile a nuovi patti con Berlusconi solo davanti al notaio per non essere nuovamente fregato. L’on. Granata afferma che “pezzi dello Stato” incarnati da suoi colleghi di partito, sono venduti alla Mafia. Dalla parte si fa per dire opposta, Molti esponenti del PD sono talmente contenti di stare nel partito da avere già garantito pieno appoggio a Vendola che milita altrove. Gli ex della Margherita minacciano di andarsene e nessuno pensa a Bersani come candidato premier, nonostante che lo statuto preveda proprio questo. Di quale bipartitismo stiamo parlando? Al confronto, il vituperato sistema dei partiti della prima repubblica era un mostro di creatività ed innovazione. In un sistema bloccato da forti ragioni di carattere internazionale, seppe darci formule diverse: centrismo, centro-sinistra, pentapartito, governi a guida cattolica, governi a guida laica. Tutto ciò a dimostrare che i problemi si risolvono e le situazioni si affrontano con le ragioni della politica, non con le trappole delle leggi elettorali. In ogni caso, caro Michelini, continui a leggerci e a inviarci i suoi commenti. (n. c.)

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