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Si illude Renzi se pensa che basti mazzolare Marino

di Nicola Cariglia | 21 Giugno 2015

Sono la mancanza di questi risultati e le promesse non mantenute che lo stanno logorando. E le prospettive non sono rosee.

Mazzolare il sindaco di Roma, Marino per rifarsi l’immagine di uomo forte e decisionista? Per Renzi non è una novità e nemmeno una buona idea.

Non è una novità perché infierire su avversari deboli e in difficoltà, invisi per lo più alla gente, è un comportamento che l’attuale presidente del consiglio e segretario PD teneva sin da quando ricopriva le cariche di presidente della Provincia e, poi, Sindaco di Firenze. In entrambi gli incarichi si distinse per i cambi repentini di assessori, funzionari, e cruente polemiche nei confronti di chi, già, a torto o a ragione, la gente considerava fonte di ogni guaio: i sindacati, autisti e controllori dell’azienda trasporti, coristi e orchestrali del Maggio Fiorentino, ai quali Matteo, giosamente applicava la massima del “bastona il cane che affoga”. Un comportamento che non ha abbandonato quando si è trasferito a Roma.

Non è una buona idea perchè Renzi ha cominciato la sua opera di demolizione del sindaco di Roma senza bene spiegare perché.

Lo fa perché sospetta che Marino sia coinvolto nel malaffare venuto alla luce con le inchieste di “Mafia Capitale”? Non tocca lui dirlo ma ai magistrati che, almeno per ora, non lo hanno indagato. E dunque, in questo caso, Renzi entrerebbe in contraddizione con il sentimento garantista che, sia pure a corrente alternata, si è imposto fino ad oggi.

Lo fa perché pensa che Marino non sia all’altezza dei problemi della Capitale? Lo pensiamo anche noi. Da sempre. Ma Renzi lo scopre oggi?

Dunque, anche in questo caso, Renzi pensa soprattutto alla cura della sua immagine. Ma ha torto se pensa di usare le disgrazie di Marino a proprio vantaggio. Se si votasse a Roma oggi, il PD subirebbe una batosta. E il dramma, per Renzi, è che la batosta è probabile anche e soprattutto a lasciare governare Marino.

Per recuperare immagine e consensi a Renzi non resta che tentare di mettere assieme risultati come capo del governo. Perché sono la mancanza di questi risultati e le promesse non mantenute che lo stanno logorando. E le prospettive non sono rosee. Nel suo editoriale pubblicato su questo numero, Gerardo Coco spiega, da par suo, come le grandi immissioni di liquidità da parte delle Banche Centrali e della BCE, non hanno portato alla ripresa della economia reale. Hanno riguardato il mondo della finanza che apparentemente se ne era avvantaggiato, ma ora è, drammaticamente, di fronte al conto da pagare.

Ecco, Renzi continui a viaggiare il mondo, come sta facendo. Ma non vada alla ricerca di facili ribalte, di foto e di selfie. Lo sappiamo anche noi che molte porte gli sono state sbattute in faccia quando ha provato a confrontarsi con i “grandi del mondo” che non ci stanno a farsi mazzolare come i nostri sindacati, la minoranza del PD o gli autisti e i controllori dell’azienda trasporti di Firenze. Insomma: impari che ha vinto “facile” per sua abilità (indiscussa) ma anche per circostanze fortunate irripetibili. Ma nella vasta platea mondiale dove risiedono in buona parte le chiavi dei nostri problemi, contano solo l’abilità e la tenacia nel prospettare cosa si pretende in cambio di ciò che si offre.

Pubblicato in : Editoriale

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. marzio siracusa

    23 Giugno 2015 alle 08:18

    Che Renzi sia un vecchio doroteo col computer è sotto gli occhi, ma altre cicche ci offre il cattolicesimo politico di cui non si parlerà mai abbastanza. Pensiamo allo sbandierato modello toscano per l’accoglienza degli ” immigrati “. Quando Rossi dal confessionale invisibile in cui vive ci sussurra la qualità del modello, ossia poche unità sparse un po’ ovunque, viene da sorridere. Il principio del “divide et impera ” non tiene conto di molte variabili che lo faranno saltare. La prima è che i gruppetti non sono costituiti da famiglie emotivamente autonome ma da persone tra loro estranee, al massimo connazionali. Il secondo è che con internet e il cellulare proseguono com’è logico rapporti con gruppi di ” immigrati “dislocati altrove, che accentueranno il proprio isolamento e quindi la necessità di superarlo, ricostituendo gruppi più vasti e omogenei, che certo on potranno essere impediti a meno che non si preveda il domicilio coatto. Questi gruppi più vasti come è naturale si insedieranno intorno ai grandi centri urbani, gli unici dove sperare in lavori precari o al limite della legalità, ripristinando l’esempio delle ” banlieu “. La terza variabile sta nella componente maschile prevalente degli ” immigrati “, il 90% uomini dai venti ai quarant’anni, di cui il cattolico politico pur col preservativo al posto del rosario, dimentica le ovvie necessità sessuali, destinate a sfogarsi o accompagnandosi alle poche donne ” immigrate “, o ricorrendo alle disperate donne italiane superstiti del S.E.R ( Soccorso Erotico Rosso ), o con le prostitute per cui però manca il denaro, o risolvendo tutto tra uomini, o dedicandosi intensamente all’autoerotismo imparando dagli indigeni italiani che così dopo la rivoluzione sessuale risolvono i loro problemi erotici. Altrimenti saranno destinati ad aumentare i casi di stupro, e non lo dice un maschietto in odore di Ku Klux Klan ma le statistiche, accuratamente occultate dal cattolicesimo politico che governa l’accoglienza, dalle cooperative ai giudici di sorveglianza. Le tre variabili indicate sono poi tra loro ricucite dalla necessità politica, questo un vero diritto innegabile, da fare masse, cosa impossibile dopo il ” divide et impera ” in gruppetti dislocati qua e là. L’assimilazione ipocrita e familistica del modello toscano di smistamento coatto degli ” immgrati ” mi sembra abbastanza dimostrata, ma non se ne parla, come non si parla, mutatis mutandis, della rapidità con cui quella che viene chiamata Europa si accinge a chiudere il caso Grecia, Putin convitato di pietra che impietrisce. Un invito a nozze a non rispettare né politicamente, né moralmente, né culturalmente tutto quanto va sotto il nome Europa.

    Rispondi
  2. paolo francia

    22 Giugno 2015 alle 00:23

    Renzi, caro Nicola, fa quello che gli riesce meglio, da sempre, il gradasso. Gli manca il raffinamento, la discrezione, l’umilta e il buon gusto. Doti che o si hanno di natura oppure difficilmente si apprendono e si fanno proprie. Le espressioni a ebete mentre in attesa dei risultati elettorali gioca alla Playstation, quel suo imporsi in modo arrogante e volgare sono tutti mezzi per apparire invece che essere, sinonimi di insicurezze e alla fine camuffate da un ego ipertrofico.
    Tanto per cominciare, gli manca il voto del popolo, che non è pochino, e poi con quell’atteggiamento non riesce a fare il leader di un popolo, ma la caricatura del capo. Purtroppo cosi facendo non arriverà lontano e non sarà credibile neppure quando cercherà di affrontare temi come le unioni civili che un Paese come l’Italia avrebbe dovuto affrontare con coraggio e fermezza da 20 anni. Resta in lui questa commistione tra cattolicesimo e politica del quale ampiamente si è parlato, e adesso in evidente affanno dopo l’asfaltatura elettorale, cerca capri espiatori come Marino. Ma questo lo fa solo nel proprio interesse particolare, lui non ha amici o nemici, ha solo pedine da abbattere e altre da lasciar su per farsi i suoi interessi, ma questo è evidente e gli rema contro, manca di una parvenza lontana di rispetto e ascolto dell’altro, preso come è da se stesso.
    Chi troppo vuola…..nulla stringe.

    Rispondi

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