
I giornali oggi parlano soprattutto di violenza, quella di genere sulle donne e quella della guerra sui bambini.
In italia, con l’uccisione di Giulia, da inizio anno siamo a 103 vittime della violenza sulle donne di mariti o fidanzati, che spesso dicono di amarle e invece non riescono neppure a rispettarle.
In Oriente, prima il terrorismo di Hamas in Cisgiordania e ora la guerra e i bombardamenti di Israele su Gaza fanno stragi di bambini.
In Ucraina i bambini colpiti e uccisi sotto le bombe dei Russi aumentano ogni giorno.
È vero che sono fatti diversi ma esprimono sempre la stessa pulsione omicida, la bestia immonda che è dentro l’uomo e che si scatena vigliaccamente verso chi è più debole.
Di fronte a questi fatti, a tanto male frutto dell’azione dell’uomo stesso, lo sgomento potrebbe prevalere, le parole potrebbero mancare, persino sembrare inopportune, lasciando spazio alla rassegnazione, chiusi in un dolore senza speranza.
Ma sarebbe un errore, una rinuncia, la vittoria dell’indifferenza sulla partecipazione.
Se invece, com’è etico fare, reagiamo e decidiamo di ragionare e di lottare contro la violenza sulle donne e sui bambini e contro ogni forma di ingiustizia e di abuso, molte sono le risposte che possono essere date e l’impegno che ciascuno di noi può profondere a favore della libertà e della pace.
Si deve cambiare la cultura millenaria degli uomini, a cominciare dalla nostra. Non solo si deve accettare e promuovere la libertà delle donne e riconoscerne la diversità, ma si deve combattere nella società e dentro di noi l’idea stessa del possesso: costruire nella nostra mente un occhio critico sui nostri pensieri e sulle nostre parole e sulle nostre azioni, ancora tante, troppe, che portano il segno della sopraffazione e della mancanza di rispetto per l’universo femminile.
I nostri comportamenti individuali possono fare molto, in casa, nell’educazione dei figli, nei luoghi di lavoro e tra gli amici.
Riflettiamo su quante volte abbiamo redarguito atteggiamenti di cameratismo machista, battute e commenti volgari contro le donne e per codardia o per spirito gregario abbiamo lasciato correre in silenzio o persino contributo a queste infamie.
Comportamenti vili da cui dobbiamo liberarci se vogliamo davvero stare con coraggio dalla parte delle donne.
Allo Stato spetta poi di fare il resto, che è molto, di predisporre programmi di educazione nelle scuole, proteggere le donne in pericolo, curare gli uomini malati di violenza, punire con rigore e severità chi si macchia di delitti di genere.
Quanto alla violenze legate alla guerra, il piano della razionalità, di un impegno per la pace e a difesa dei più deboli, come i bambini, è ancora più chiaro.
Le condanne dell’aggressione di Putin all’Ucraina, e in Medio Oriente del terrorismo di Hamas e dei crimini di guerra commessi da Israele, devono essere nette affinché, contro lo scatenarsi della guerra di tutti contro tutti senza esclusione di colpi, le regole internazionali siano fatte valere e prendano forza gli organismi che devono farle rispettare.
Ora si tratta di chiedere il cessate il fuoco, di costruire tavoli per le trattative e spingere per arrivare a compromessi tra le parti.
Le armi devono essere messe a tacere e i conflitti aperti devono essere risolti con il dialogo.
La corsa all’aumento delle spese militari deve cessare e deve riprendere a livello internazionale l’iniziativa per il disarmo nucleare tra gli Stati.
Lottare insieme per questi obiettivi è possibile e può dare un senso alla nostra vita, può essere una risposta al dolore che come esseri umani proviamo di fronte alle cronache quotidiane di violenze sulle donne e sui bambini, può essere un impegno concreto per far rinascere la speranza in un mondo diverso e più giusto.
Certo, abbiamo capito che non esiste un progresso continuo verso il regno della libertà e dell’ uguaglianza, e ancor meno esiste la possibilità di un salto rivoluzionario verso quel sogno, ma niente può farci smettere di sognare, di provare a stare dalla parte giusta e per questa di impegnarsi e lottare insieme agli altri.
A volte può prendere la stanchezza e può prevalere la delusione ma non ci sono ragioni per consegnare al peggio che già è forte e spesso tende a prevalere i nostri pensieri, le nostre azioni e comportamenti politici.
Enrico Rossi

Ecco, cominci lei che più arretrato col suo partito non si può. Lei e i suoi che vengono dal partito comunista e che mistificano la realtà che per decenni avete sostenuto quello sovietico e ancora vi brucia.
Arrivate dopo i fochi, e vorreste dare lezione: siete stati capaci per i vostri comodi, per le vostre cooperative fallite e innaturali, siete amici di fondamentalisti e non distinguete che cosa sia l’emancipazione dalla segregazione. Vi riempite di parole, ma siete da compassione se non fosse per la profonda ipocrisia.
Racconti da altra parte certe banalità.
Non si entra in uno stato altrui come glha fatto la cosiddetta russia, né vsi sventola la bandiera della pace, ma si danno armi letali agli ucraini perché Mosca è un crimine per l’umanità. Questo deve essere fatto. Piangere per i bambini, che siano ucraini, israeliani eo palestinesi è troppo facile.
I criminali sono Mosca ed Hamas e questi devono essere combattuti con tutte le forze, altrimenti, nessun cambiamento sarà possibile
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