Mozart, Mozart, Mozart. Per l’appuntamento finale, in conclusione di una bella stagione di musica, l’orchestra della “Strumentale” di Prato ha proposto, Giovedì 25 marzo sera, tre capolavori del genio salisburghese. Sul podio, Alessandro Pinzauti regista di questi “fuochi d’artificio” musicali di primavera: Struggenti ed affascinanti. Nel firmamento temporale d’effimere stelle che come la musica svaniscono, per rivivere nei nostri ricordi. Suscita emozione l’ascolto de l’Adagio e fuga k 546 in tonalità del Do minore nella versione per archi presentata dall’orchestra pratese. Era stata scritta nel giugno 1788. Un anno fecondo non solo per Mozart, ma anche per la Storia. In quell’anno era entrata in vigore, infatti, la Costituzione degli Stati Uniti d’America e nell’agosto dello stesso anno Luigi XVI aveva convocato gli Stati Generali, prodromo della rivoluzione francese. L’Adagio e fuga di questa sera, non ha nulla di rivoluzionario ma qualcosa di straordinario, sì. I toni cupi e severi del preludio che fanno presagire il dramma scivolano nella fuga, di maggior respiro ed equilibrio, nello stile di Bach ed Handel del virtuosismo contrappuntistico. Gradevole, lieve, è sembrata l’esecuzione di questo Adagio, tra i più belli mai scritti, che ha anticipato il concerto del pianista Herbert Schuch. Il giovane pianista d’origine rumena già ospite in questa sala poco più di un anno fa, ha eseguito il Concerto per pianoforte e orchestra k 491. E’stata una prestazione di grande livello espressivo. Schuch ha il tocco e la sensibilità necessaria per dare ali vellutate a questo grande concerto, il numero 24, forse il più elevato di quelli scritti da Mozart. Al pari dell’abile ed applaudita esecuzione, l’orchestra della camerata ha meritato i lunghi applausi della serata dopo un’altra grande sinfonia, la Jupiter, n. 41 k 551 in Do maggiore. Dai vividi contrasti drammatici del primo tempo del concerto per pianoforte, al “Laghetto” del secondo, l’orchestra ha sostenuto, pregevole, l’esposizione pianistica, ora di grave melodia, ora acuta e brillante. E’ l’agile morbidezza del laghetto, però, che lascia struggenti sentimenti. Il pianoforte fonte d’ispirazione richiama gli altri strumenti a partecipare al dialogo, tutti assieme, o da soli per rispondere, sottolineare o proporre un tema. L’allegro finale è splendente, cadenzato e fantasioso, pieno d’ottimismo. Nulla è inadatto in questa serata in conclusione della stagione concertistica. Il giovane maestro ha in fine, dopo lunga insistenza, concesso il bis con l’esecuzione dell’ultimo movimento della sonata n. 3 di Chopin, straordinaria e funambolica da lasciare il pubblico entusiasta. La seconda parte della serata ha brillato dei lampi di Giove tuonate: la Jiupiter. Sotto il segno dei timpani, la sinfonia n.41 ha esaltato l’omogeneità dell’orchestra nei quattro movimenti che la compongono. Al primo tempo imponente del tema iniziale segue il secondo scorrevole e leggero. L’andante cantabile apre con un accorato assieme degli archi sorretto da splendidi fiati e ponderata sapienza. Il minuetto e il finale chiudono con luminosa gioia questa sinfonia che fu esempio per grandi compositori quali Beethoven e Brahms. Tra il pubblico, ecco spuntare tanti adolescenti e bambini; la primavera s’addice a quest’incontro, fa ben sperare e per loro e per noi, per un futuro da ottimisti. E’ presuntuoso, spericolato sperarlo, ma in verità ottimista Mozart lo era e noi, modesti viaggiatori di questa Terra, con lui.
Enrico Martelloni

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