
Buongiorno Serena con lei oggi completo il trittico dei tre personaggi, per me più significativi nel lavoro del maestro Maurizio De Giovanni, “Il Commissario Ricciardi”. Come si è calata nel ruolo dell’affascinante Livia Lucani?
Prima di tutto grazie alla scrittura di De Giovanni che è stata fondamentale insieme alla fantasia e all’immaginazione sull’epoca. Tutto ciò mi ha aiutata ad entrare nei panni di “Livia”, poi ho studiato canto anche se nella fiction non canto io ma una soprano.
Devo confessarle che è andata benissimo, sembrava fosse lei a cantare.
La ringrazio per l’apprezzamento.
È vero che la sua famiglia è di origine olandese?
Pare proprio di sì, infatti il mio cognome dovrebbe iniziare con una J. Per questo il mio cognome continua ad essere storpiato, ma personalmente preferisco la I.
Il successo del commissario Montalbano sta nella grande scrittura di Camilleri e nei suoi personaggi che vivono in un luogo al di sopra del tempo mentre quello di De Giovanni nel commissario Ricciardi è stato quello di fotografare storicamente la Napoli degli anni ’30, non crede?
Assolutamente sì, dando anche un’immagine di Napoli diversa in quanto unica con l’accostamento, ad esempio, fra via Toledo ed i quartieri spagnoli.
Lei ha frequentato il centro sperimentale di Cinematografia di Roma, cosa ricorda di quel periodo in modo particolare?
Sicuramente il grande entusiasmo, la curiosità con cui mi avvicinai ad appena 19 anni e forse ancora un po’ inconsapevole di quello che stavo facendo. Avevo, ovviamente, ben chiare le mie idee al riguardo di quello che volevo fare e diventare e ci andai molto determinata a studiare imponendo a me stessa che volevo fare l’attrice. Avevo la voglia di esprimermi e rappresentare, lanciarmi in cose nuove anche perché in quella scuola non c’è solo la recitazione ma tutte le specializzazioni del cinema e del teatro che non vivrebbe solo di attori.
Quando le è scattata la molla interna che le diceva: voglio fare l’attrice, se lo ricorda?
Proprio il momento esatto no, ma è stato un continuo crescendo che si è andato rafforzando ed aumentando come spettatrice di films e teatro. Ricordo che andavo al cinema almeno due volte a settimana e seguendo le storie e gli attori che le impersonificavano mi faceva crescere dentro la voglia di farlo anch’io.
Per il suo futuro artistico qual è il suo sogno nel cassetto?
Avere sempre l’opportunità di poter lavorare in progetti che mi stimolano e con registi e personaggi interessanti per poter continuare a crescere.
Per i suoi fans ed i nostri lettori ha notizie se ci sarà una terza serie del Commissario Ricciardi o è tutto ancora in alto mare?
Alto mare no, però neanche una certezza in quanto i libri Maurizio De Giovanni li ha già scritti e pubblicati per cui il materiale c’è. Dipende da vari elementi.
Ci descrive la sua famiglia?
Ho una bambina che ho avuto col mio compagno Ferran Paredes Rubio, direttore
della fotografia spagnolo, conosciuto quando eravamo entrambi al centro sperimentale di Roma ma il nostro amore è scoppiato dopo e siamo molto innamorati di nostra figlia Viola.
Che età ha Viola?
Ventuno mesi.
Quindi non l’ha potuta ancora apprezzare come attrice.
Ancora no, ma l’ho portata sul set.
Una grande donna che sicuramente inanellerà altri successi, ne sono più che intervista all’attrice.
Raffaele Romano

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