
“No, non ha dato nessuna indicazione di voto”, assicura la Cei, secondo cui il presidente dei vescovi italiani Zuppi ieri aveva parlato in generale, non da generale in divisa rosso-porpora.
Meglio così, anche se tutti a destra come a sinistra e nel mezzo avevamo capito un’altra cosa fra le righe del richiamo alla difesa dell’autonomia dei magistrati. Frasi che, per eccesso di zuccheri, rimandavano alle litanie dei propugnatori del no.
Ma si sa, la Chiesa al parlar chiaro spesso preferisce l’allusione, la parola velata, il non dire per più dire.
Noi, che da liberali avemmo molto in uggia l’interventismo del destro presidente Cardinale Ruini, non avremmo fatto eccezione col maldestro (pare) o forse un po’ sinistro del presidente Cardinale Zuppi.
Teniamo separati Stato e Chiesa, Monsignori, anche se non siamo tutti d’accordo sulla separazione delle carriere.
Una cortesia: non abbiamo ragione di dubitare della precisazione odierna, ma allora non fate delle chiese e della parrocchie sezioni referendarie aperte solo ai magistrati del no, come succede in Puglia, in Sicilia e chissà dove altro. Cominciate a separare toga e tonaca.
Marco Taradash

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